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mercoledì 2 gennaio 2013

Incontro di affari fra Eni e GazpromExport

Paolo Scaroni
Paolo Scaroni
Eni, la società guidata da Paolo Scaroni, ha incontrato GazpromExport il 27 dicembre 2012 a Mosca per una sessione di lavoro in relazione alla rinegoziazione dei contratti gas che coinvolgono le parti.
Le due società si incontreranno nuovamente a gennaio per proseguire le discussioni.

Eni è presente in Russia dal 2007 e attualmente produce 19.000 barili di olio equivalente al giorno dal giacimento di Samburskoye.

giovedì 14 ottobre 2010

Gasdotto South Stream: Paolo Scaroni e Alexei Miller cercano partner tedeschi

Notizia di ieri dall'agenzia Dow Jones Newswires:
Il consorzio composto da Eni, Gazprom e EdF per la realizzazione del gasdotto South Stream tra la Russia e l'Europa meridionale e' in trattative con potenziali partner tedeschi.
E' quanto ha affermato il Ceo del consorzio Marcel Kramer senza specificare l'identita' delle societa' coinvolte nei colloqui. Kramer ha pero' sottolineato che il consorzio accoglierebbe favorevolmente un nuovo partner forte.
La settimana scorsa l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha riferito che Wintershall, societa' energetica controllata dalla tedesca Basf, era interessata ad aderire al progetto.
Sempre oggi il Ceo di Gazprom Alexei Miller ha annunciato all'agenzia Mediafax la firma di una lettera di intenti con le autorita' rumene sulla possibilita' che il gasdotto transiti in Romania. "Dopo i colloqui di oggi (con le autorita' della Romania) abbiamo firmato un accordo per condurre un'analisi tecnica ed economica del progetto", ha affermato Miller.

giovedì 9 aprile 2009

Nuova zampata in Russia dell'Eni

(da "Il Mattino") Nuova zampata in Russia dell'Eni, che ieri (7 aprile) a Mosca ha siglato una serie di accordi con le principali società energetiche del Paese per collaborazioni anche all'estero e ha incassato un assegno da 4,2 miliardi di dollari (3,2 miliardi di euro) da Gazprom: il colosso russo del gas ha infatti esercitato alla fine dei due anni previsti la call option su Gazprom Neft, uno degli asset ex Yukos acquistati all'asta nell'aprile 2007. Le intese sono state firmate nell'ambito del forum italo-russo, che vede la più grande missione di sistema mai organizzata dall'Italia in Russia, con oltre mille imprenditori guidati dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: 40 di loro, il gotha dell'industria italiana, da Eni a Enel a Finmeccanica, sono stati ricevuti dal presidente Dmitri Medvedev al Cremlino. Negli ultimi tempi sembrava che Gazprom potesse rinunciare a Gazprom Neft, anche a causa della crisi mondiale e dei conseguenti problemi di liquidità, per di più in un momento svantaggioso essendo le azioni cadute ben sotto il prezzo dell'opzione. Ma, secondo fonti di stampa russe, il premier Vladimir Putin sarebbe intervenuto per realizzare l'operazione, che sarà finanziata attraverso prestiti da parte di banche statali. Eni ha inoltre firmato una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali società energetiche russe (Inter Rao Ues, Rosneft, Transneft e Stroitransgas) con le quali avvierà un ampio programma di cooperazione strategica in vari ambiti. In particolare, Eni ha siglato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, anche in Paesi stranieri. Questi accordi, hanno sottolineato Putin e Scaroni, consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa. «Continuiamo a essere il loro partner favorito», ha aggiunto l'amministratore delegato di Eni. Ma alcune delle operazioni ventilate nei giorni scorsi sono state rinviate a fine aprile, per definire meglio i negoziati e suggellarli con un bilaterale tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo collega Putin. Si tratta del potenziamento del gasdotto South Stream e dell'acquisto da parte di Gazprom, tramite un'altra call option, del 51% di Severenergia, il consorzio di Eni ed Enel che detiene gli asset ex Yukos e nel quale le due società italiane dimezzerebbero le quote, passando rispettivamente al 30% e al 20%. «Firmeremo entro aprile. L'occasione sarà la prossima bilaterale dei presidenti del Consiglio italiano e russo», ha assicurato l'amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Anche l'ad di Eni Scaroni ha rinviato alla stessa bilaterale l'accordo sul rafforzamento della capacità del South Stream, che richiede la garanzia di una maggiore offerta di gas russo, come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Abbiamo firmato le questioni di carattere più commerciale; quelle di rilevanza più strategica ci è sembrato più opportuno siano trattate in un incontro fra Berlusconi e Putin», ha spiegato Scaroni. Il mosaico energetico è ampio e ci sono altre tessere da sistemare, come l'ingresso di Gazprom nella società che gestirà il giacimento di petrolio libico Elephant, dove Eni ha una partecipazione rilevante.

mercoledì 8 aprile 2009

ENI E GAZPROM, ACCORDO DA 4,2 MILIARDI

Eni e Gazprom hanno firmato oggi a Mosca un accordo per la cessione del 20% di Gazpromneft da Eni a Gazprom. Ad annunciarlo e' stato l'ad di Eni, Paolo Scaroni, che ha precisato: "Gazprom ha esercitato l'opzione e ci paghera' 4,2 miliardi di dollari che e' esattamente il prezzo da noi pagato piu' gli interessi". Il top manager ha aggiunto che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane". Si tratta di "importanti accordi che rappresentano un ulteriore passo in avanti della cooperazione strategica in campo energetico tra Italia e Federazione Russa", spiega la nota, precisando che in particolare "le parti svilupperanno progetti congiunti in Russia e fuori dalla Russia, sulla base del principio di reciprocita', in linea con la nuova politica energetica russa". Piu' nel dettaglio, "Eni inoltre ha firmato sotto il patrocinio del governo russo una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali societa' energetiche russe (Inter Rao UES, Rosneft, Transneft e Stroytransgas) con le quali avviera' un ampio programma di cooperazione strategica che riguardera' vari ambiti del settore energetico". In particolare, Enipower e Inter Rao UES hanno firmato un accordo per analizzare progetti congiunti in Russia e paesi terzi. Eni ha inoltre firmato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, sempre in Russia e all'estero. Questi accordi, si legge sempre nella nota, "consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente lasicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa". Scaroni, nel corso dellaconferenza stampa nell'ambito del vertice Italia-Russia, ha precisato che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane quando ci sara' incontro tra Berlusconi e Putin". L'ad di Eni ha aggiunto che il Cane a sei zampe ha iniziato ad ampliare i rapporti con le altre aziende del settore energetico russo. Secondo Scaroni i memorandum sottoscritti dall'azienda eneregtica italiana "prevedono la possibilita' di collaborazione in Russia e fuori della Russia". Marco Alvera',responsabile per la Russia della divisione E&p di Eni, intervendo all'incontro con i giornalisti ha affermato che con Rosneft, l'equivalente di Gazprom nel petrolio, vi sono accordi per "cooperazione nei settori upstream e downstream". Il memorandum con Trasnfet riguarda la "creazione di gruppi di lavoro per possibilita' di collaborazione tra le due aziende". Per il settore elettrico due memorandum con InterRao danno il via a gruppi di lavoro su comuni in Russia e paesi terzi. (Agi)

martedì 7 aprile 2009

Gazprom: «Gas, il patto tra Ue e Kiev è un errore»

L'idea di un consorzio di compagnie energetiche occidentali coinvolte nel transito del gas russo attraverso l'Ucraina, emersa nei giorni della crisi di gennaio, torna alla ribalta. Ne aveva parlato nei giorni scorsi Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni. Ieri Gazprom, infuriata all'idea che Ucraina e Unione Europea abbiano firmato un'intesa per rinnovare il sistema di trasporto senza consultarsi con chi il gas lo fornisce, ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro con i maggiori clienti europei per analizzare periodicamente i «rischi crescenti» del passaggio attraverso il territorio ucraino. L'amministratore delegato Aleksej Miller ha spiegato di avere l'appoggio dei dirigenti di Eni, Gaz de France e E.On, incontrati a Mosca giovedì. «Firmare una dichiarazione dietro le spalle della Russia è stato un errore politico- ha detto loro Miller- e realizzarla senza la partecipazione di un fornitore (e dei principali attori del mercato europeo) è impossibile ». E ieri l'ira del primo ministro Vladimir Putin si è rivolta anche contro l'Unione Europea: ha minacciato di «diversificare » le proprie forniture di gas rivolgendosi all'Asia. (Da Il sole 24 Ore)

domenica 5 aprile 2009

Campagna di Russia per il Made in Italy

I fuochi artificiali si vedranno tra lunedì 6 e giovedì 9 aprile. Ma le polveri sono già state preparate. La missione italiana d’aprile in Russia, guidata dal ministero per lo Sviluppo economico assieme a Ice e Confindustria, porterà a Mosca, San Pietroburgo, Ekaterinburg, Krasnodar e Novosibirsk circa 500 aziende. Di queste, una trentina sono quotate a Piazza Affari. Si va dalla meccanica (Carraro, Biesse, Brembo, Prima Industrie) alle infrastrutture (Buzzi, Maire Tecnimont, Trevi, Telecom e Prysmian, che ha annunciato venerdì 3 aprile una commessa da 20 milioni a San Pietroburgo), dalle banche (Mps, Banco Popolare, Mediobanca, Intesa Sanpaolo, Unicredit) fino all’alimentare (Cremonini, La Doria). Si attendono annunci significativi: per esempio, si parla di un accordo in arrivo per Maire Tecnimont. Soprattutto, però, il viaggio a Mosca dovrebbe rivelarsi cruciale per le tre grandi partecipate del Tesoro: Finmeccanica (vedere articolo a pagina 21) e le «cugine» Eni ed Enel. Queste hanno un tavolo comune di negoziato con Gazprom. Dal quale potranno uscire indicazioni chiave sul futuro delle due società in terra di Russia e non solo. Al punto che l’ad di Eni, Paolo Scaroni, già giovedì 2 aprile era a Mosca per parlare con il presidente di Gazprom Alexey Miller. Per preparare le polveri, appunto. AFFARE GAZPROM. Il negoziato con il colosso russo del gas è determinante per Eni dal punto di vista finanziario. Gazprom ha in mano una call che risale a due anni fa (coincidenza, al 4 aprile 2007), quando l'Eni guidata da Paolo Scaroni ed Enel pagarono 5,8 miliardi di dollari per l’asta degli asset petroliferi della fallita Yukos. Nel pacchetto c’era anche il 20% della ex-Sibneft (oggi Gazpromneft) che la sola Eni si impegnò a rilevare in una sorta di portage per Gazprom. Cui, appunto, l’avrebbe rigirato due anni più tardi (dunque, oggi) per un valore di 3,7 miliardi oltre ai costi dell’operazione. Scaroni, nel corso della presentazione del bilancio a Londra a metà febbraio, aveva parlato di un valore di 4,3 miliardi di dollari, per un rendimento del 9% annuo. Un bel pacchetto di denaro, già previsto nei budget del Cane a sei zampe. Tanto che la prospettiva di una rinuncia (o un rinvio al 2012) dell’esercizio della call da parte dei russi aveva messo in allarme il listino sul rischio che Eni potesse trovarsi a corto di liquidità e dovesse in qualche modo ricorrere al mercato. Lo stesso Scaroni aveva parlato chiaro: «Se Gazprom non esercita l’opzione, Eni diventa d’emblée una società diversa, con un balzo immediato del 10% dell’output, ma con la necessità di rivedere il proprio piano strategico, a cominciare dalle acquisizioni». I presupposti per un dietrofront dei russi c’erano, alla luce della crisi finanziaria del Paese. Per giunta, oggi il 20% di Gazpromneft vale in Borsa circa 2 miliardi di dollari, dunque assai meno dello strike price della call. (Da Borsa & Finanza)

venerdì 3 aprile 2009

L'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, e il presidente di Gazprom, Alexey Miller, si sono incontrati ieri nella sede centrale del gruppo russo, a Mosca. Durante l'incontro le parti hanno discusso l'andamento dell'accordo strategico di cooperazione firmato nel novembre 2006 e la successiva implementazione dei progetti congiunti. In quest'ottica, Scaroni e Miller hanno fatto il punto sulla realizzazione della fase di pre-investimento relativa al progetto del gasdotto South Stream, data la rilevanza strategica dell'infrastruttura ai fini della sicurezza degli approvvigionamenti diretti di gas verso l'Europa. Nei giorni scorsi inoltre sono circolate le indiscrezioni sull'intenzione di Gazprom di esercitare l'opzione call sul 20% di Gazprom Neft e il 51% di Severenergia attualmente in mano all'Eni. Il valore degli asset, oggetto di negoziato tra le due società, è stimato in circa 5,5 miliardi di dollari. L'annuncio dell'accordo dovrebbe arrivare il 6-7 aprile in occasione della visita a Mosca del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e della missione di Confindustria. (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 27 marzo 2009

L'Italia teme le scalate di Gazprom

Fino a oggi era stato solo evocato da alcuni dossier dei servizi segreti e dal presidente della Consob, Lamberto Cardia. Ma la paura che i valori di borsa possano scatenare appetiti pericolosi è stata messa ieri nero su bianco in una sentenza importante. La Corte di Giustizia europea ha infatti condannato in via definitiva l'Italia per aver violato i principi sulla libertà di stabilimento e di circolazione di capitali dettati dagli articoli 43 e 56 del Trattato Ue con la legge del 2004 sulla golden share. E nella memoria depositata dall'Avvocatura dello Stato (avvocato Paolo Gentili), tra i motivi che hanno spinto l'allora governo Berlusconi a varare la misura anti-scalate nelle società più importanti di interesse nazionale (Eni, Enel, Telecom Italia e Finmeccanica), si fa proprio esplicito riferimento al rischio di scalate ostili. Il caso è riportato per l'esattezza al punto 49 della sentenza della Corte (terza sezione, presidente A.Rosas) con cui si è data ragione alla Commissione europea. «Nelle sue memorie», si legge nel testo della sentenza appena depositato, «la Repubblica Italiana non ha prodotto alcuna prova e neppure alcun indizio che l'applicazione dei criteri controversi per l'esercizio dei poteri di opposizione permetta di conseguire gli obiettivi perseguiti. Durante l'udienza», proseguono i giudici, «lo Stato membro (l'Italia, ndr) ha menzionato l'eventualità che un operatore straniero legato a un'organizzazione terroristica tenti di acquisire rilevanti partecipazioni in società nazionali in un'area strategica». E il pensiero va ai fondi sovrani, più volte evocato da Silvio Berlusconi. C'è di più. Sempre l'Italia ha sostenuto davanti alle toghe europee che esiste anche la «possibilità che una società straniera che controlli reti internazionali di trasmissione di energia (si pensi a un gasdotto) e che, in passato, si sia avvalsa di detta posizione per creare gravi difficoltà di approvvigionamento a paesi limitrofi, acquisisca azioni in una società nazionale. Secondo tale Stato membro, la sussistenza di precedenti di tale natura», continua la Corte, «potrebbe giustificare un'opposizione all'acquisizione, da parte di questi investitori, di partecipazioni notevoli nelle società nazionali considerate». L'Italia non fa alcun nome, ma in questo caso il riferimento sembra evidente: Gazprom, il colosso russo del gas da cui dipende tutta Europa per l'approvvigionamento di oro azzurro, più volte ha creato seri problemi al fabbisogno europeo, anche italiano, non ultimo quando ha bloccato a fine 2008 le forniture all'Ucraina, mettendo a rischio anche quelle destinate ai clienti dell'Unione europea. Un cliente scomodo, con cui l'Eni di Paolo Scaroni è in solidi rapporti d'affari, ma che evidentemente non si vuole come socio nel capitale. Queste considerazioni non sono però bastate ai giudici che, pur riconoscendo i «motivi di pubblica sicurezza» addotti, hanno imputato all'Italia di non aver provato l'esistenza di «una minaccia effettiva e sufficientemente grave». Il Tesoro, a cui è stato però riconosciuto il «potere di veto» nei confronti dei paesi extra-Ue, e dunque la Russia, ora dovrà pagare le spese legali e decidere come rivedere la normativa sulla golden share.

giovedì 26 marzo 2009

Gazprom pronta a riacquistare gli asset Yukos da Eni e Enel

Gazprom bussa ad Eni ed Enel e va all´incasso di un´opzione che cominciava a far muffa. Per quasi due anni, infatti, le holding italiane hanno tenuto in naftalina dei vecchi «attivi» di Yukos, il colosso del gas e del petrolio smembrato dal Cremlino (messo in liquidazione giudiziaria in seguito alla condanna dell´oligarca Mikhail Khodorkovskij, l´azionista di maggioranza, a otto anni di penitenziario siberiano, nell´ambito di un processo dai connotati più politici che finanziari). Erano stati messi all´asta nel 2007 ed erano stati acquistati dagli italiani, dopo laboriosi accordi con le autorità russe, ed il tacito patto di rivenderle al monopolista russo, loro partner.Quel tempo è finalmente arrivato: quasi in zona Cesarini. L´opzione di Gazprom scadeva a metà aprile. Perché il colosso russo nicchiava? Perché i suoi dirigenti avevano espresso più volte i loro dubbi sull´opportunità di esercitare il diritto di opzione in piena crisi economica (come sottolineava ieri il quotidiano Vedomosti). A rompere gli indugi è stato lo stesso premier Putin, il grande nemico di Khodorkovskij, che ha anche probabilmente convinto alcune banche a mollare i cordoni delle loro borse e a tirar fuori i quattrini per i prestiti necessari.L´annuncio ufficiale dell´operazione sarà dato durante la visita di Silvio Berlusconi a Mosca il 6 e il 7 aprile, in occasione del Forum commerciale bilaterale (più di 800 le aziende italiane iscritte alla missione). Gazprom comprerà dagli italiani il 20 per cento di Gazpromneft per 4 miliardi di dollari e il 51 per cento di Severenergia per 1,5.In realtà, Putin e Berlusconi hanno discusso della questione un mese fa. Gli acquisti sarebbero stati definiti nei dettagli in questi trenta giorni, e soddisfarebbero ampiamente l´Eni e l´Enel che incasseranno preziosa liquidità. Il 20 per cento di Gazprom Neft fu comprato dall'Eni di Paolo Scaroni per 3,7 miliardi di dollari. Nel giugno del 2008 era salito sino a 7,7 miliardi di dollari. Oggi ne vale appena 2,2: ecco il perché delle esitazioni di Gazprom. I negoziati sono ora si sono spostati sul fronte bancario: Sberbank, Gazprombank e Rosselkhozbank accorderebbero al monopolista del gas 3,2 miliardi di euro (cioè 4,3 miliardi di dollari). L´onere più pesante se lo accollerebbe Sberbank, con 2 miliardi di Euro. (Da Repubblica)

mercoledì 25 marzo 2009

Energia, per la Ue Snam Rg può restare all'Eni

I grandi colossi europei dell'energia possono tirare un sospiro di sollievo: la separazione completa obbligatoria tra produttori di energia e gestori di reti non ci sarà. Il Parlamento Europeo ha infatti rinunciato al cosiddetto unbundling proprietario, cedendo alle pressioni soprattutto dei governi, Francia e Germania in testa, che si erano decisamente battuti per evitare lo smantellamento dei rispettivi colossi energetici, Edf, Rewe ed Eo.n in testa. Ma ovviamente la notizia non è dispiaciuta nemmeno all'Eni, visto che il gruppo guidato da Paolo Scaroni controlla Snam Rete Gas con oltre il 50%. La decisione è arrivata al termine di un negoziato concluso nella notte tra ieri e l'altroieri tra il Parlamento, la Commissione e la presidenza ceca dell'Ue. L'intesa, in particolare, prevede per gli Stati membri tre opzioni per non penalizzare troppo i campioni nazionali e al tempo stesso per favorire la concorrenza. I produttori di energia che posseggono anche reti, potranno infatti non solo venderle oppure affittarle, ma potranno in alternativa demandarne la gestione a una controllata (anche al 100%) che però sia pienamente indipendente. In particolare quest'ultima opzione preserva le società integrate di fornitura e trasmissione, obbligandole però a rispettare certe regole per assicurare che le due divisioni della stessa società operino in modo indipendente. A questo proposito si prevede un organismo di supervisione (ne fanno parte rappresentanti della società, azionisti della terza parte e rappresentanti dell'operatore di sistema) responsabile per le decisioni che possono avere un impatto significativo sul valore degli asset degli azionisti»; un programma di conformità per impedire condotte discriminatorie; un responsabile per il controllo del rispetto di tale programma. Quest'ultima ipotesi, caldeggiata da Parigi e Berlino, era già passata a livello di governi nel giugno 2008, solo che poco dopo il Parlamento Europeo aveva contrapposto la propria posizione molto più radicale. Ieri intanto Scaroni, a Mosca per incontrare il vicepremier russo Igor Secin e il presidente di Gazprom Alexei Miller, ha spiegato che il gruppo italiano è pronto a tornare all'idea di un consorzio per garantire l'efficienza della rete di gasdotti ucraina. «L'Eni, e penso anche altre grandi compagnie energetiche quali E. on e Gaz de France, è pronta a ritornare all'idea del consorzio che garantisca forniture stabili ed efficienti di gas», ha spiegato Scaroni criticando le modalità dell'accordo dell'altro ieri fra la Ue e l'Ucraina sull'ammodernamento della rete di gasdotti di Kiev, che ha escluso la Russia. Scaroni ha sottolineato la necessità di un nuovo negoziato che veda coinvolti tutti i protagonisti, produttori, fornitori, consumatori, compresi Gazprom e Naftogaz Ucraina. Non sembra invece trovare grandi conferme la notizia, apparsa ieri, secondo la quale l' Eni sarebbe interessata, assieme alle britanniche Bp e Shell, a Santos, terzo operatore nel settore del petrolio e del gas australiano che potrebbe valere 7 miliardi di dollari. (da Mf)

lunedì 9 marzo 2009

Quanti debiti a Mosca. Nonosatante il petrolio e il gas

Il recente declassamento da parte di Fitch del debito pubblico russo (da BBB+ a BBB), che segue l'analoga operazione di S&P di dicembre, è stato motivato dalle agenzie di rating con due motivazioni principali. Innanzitutto si è verificata una consistente fuga di capitali, peggiorata negli ultimi mesi, ma che nel 2008 ha registrato una differenza tra esportazione e importazione di capitali pari a quasi 130 miliardi di dollari. In secondo luogo, nell'arco di sei mesi, le riserve valutarie e aurifere sono diminuite di 210 miliardi di dollari, attestandosi a fine gennaio a 386,5 miliardi. L'effetto della crisi internazionale si è fatta pesantemente sentire anche in Russia ed è significativo che contestualmente Fitch abbia declassato anche i rating di 14 banche del paese, in primo luogo il colosso statale Vtb (Vneshtorgbank) considerata la seconda banca russa, su cui il governo a inizio febbraio ha deciso di intervenire con 40 miliardi di ricapitalizzazione, dopo avere concesso un aiuto di 5,55 miliardi di dollari.L'economia del paese non poteva non risentire del calo delle quotazioni delle materie prime, in particolare del petrolio e del gas, la cui esportazione è da sempre stata determinante per la dinamica del pil. Nel 2008 la crescita ha registrato un incremento del 6% e secondo molti analisti potrebbe registrare un valore positivo anche nel 2009, mentre per altri sono di parere contrario. La chiusura del mercato dei capitali alle società e alle banche ha provocato seri problemi, in particolare per il rifinanziamento dei prestiti.Molto pesante è stato l'andamento valutario: la Banca centrale russa ha pilotato negli ultimi mesi la svalutazione del rublo, allargando la banda di oscillazione ed operando sulle vendite di dollari ed euro, per frenarne gradualmente la caduta, anche per evitare quanto accaduto in occasione del default del 1998. In quell'occasione, la divisa perse in un mese oltre il 70% del valore, con pesanti conseguenze sui risparmi dei cittadini. Nella crisi globale di oggi il rublo si è in realtà adeguato a quanto avvenuto per le altre divise di paesi legati all'esportazione di materie prime, come il dollaro australiano ed il rand sudafricano, ma per la Russia la difesa del cambio è costata una consistente erosione delle riserve valutarie, che rimangono al terzo posto nel mondo dopo quelle di Cina e Giappone. Il governo è conscio della realtà di una crisi, che porterà quest'anno un deficit di bilancio superiore al 6%, con un aumento dell'inflazione (a gennaio al 13,4%) e della disoccupazione: i senza lavoro sono aumentati in dicembre di mezzo milione, per un totale di oltre 6 milioni, con ripercussioni che possono arrivare anche a intaccare la leadership di Putin. Le misure anticrisi finora sono costate oltre 60 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 50 miliardi di dollari destinati a riscattare il debiti delle grandi imprese verso le banche estere (il cosiddetto pacchetto di salvataggio degli oligarchi). È evidente come un contesto macroeconomico di questo tipo posa creare distorsioni sul mercato obbligazionario che fino a metà dello scorso anno aveva registrato un considerevole numero di emissioni da parte di aziende, con i maggiori importi collocati da corporate governative quali Gazprom e da istituti di credito. Un comparto che si era notevolmente sviluppato era stato quello dei prenditori sopranazionali e delle agenzie governative con emissioni in valuta domestica effettuate da IBRD, IADB, Kfw, Eib, EBRD, tutte organizzazioni con rating «tripla A» che avevano scommesso sulla forza del rublo e sulla continua crescita del pil, trainato dall'esportazione di greggio. L'andamento del cambio ha praticamente rarefatto queste attività di raccolta, provocando pesanti difficoltà alle aziende, alle prese la ristrutturazione del debito. Gazprom ha recentemente annunciato il ritorno alla raccolta, dal momento che occorre rifinanziare 10 miliardi di dollari in scadenza nel 2009. Con riguardo alle emissioni sovrane, le riserve in valuta hanno finora allontanato la emissione di eurobond. Sul mercato finanziario i titoli domestici hanno attualmente rendimenti trimestrali pari al 13% e decennali al 11,20%. (Milano Finanza)

venerdì 6 marzo 2009

Eni, una zampa in Russia fino al 2012

Eni si prepara a un’accelerazione secca del 10% della propria capacità produttiva. E a una prevedibile rimodulazione del piano strategico triennale presentato il 13 febbraio a Londra. Da Mosca è arrivata ieri la notizia, riportata dal quotidiano Vedomosti e non commentata dalle società coinvolte, che Gazprom punterebbe a rinviare al 2012 la call sul 20% di Gazpromneft in mano al Cane a sei zampe. Per Eni, aveva spiegato l’ad Paolo Scaroni due settimane fa, il non esercizio della call significherebbe «diventare immediatamente un’altra società, con tre miliardi di barili di riserve in più e, soprattutto, 200.000 barili al giorno di produzione a disposizione». Il che porterebbe già oggi l’output a 2 milioni di barili quotidiani, il target del 2012. Il fatto che non si parli di cancellazione della call, ma di rinvio (il che lascia aperte ipotesi di penali a favore di Eni), cambia poco, visto l’orizzonte temporale: il 2012 è quello di fine piano, e per di più è l’anno dell’atteso avvio della mega produzione a Kashagan. Inoltre, Scaroni aveva dichiarato che «in caso di mancato esercizio della call, ci siederemo al tavolo e ridisegneremo il piano, a partire dalla campagna acquisizioni. (Da Finanza & Mercati)

mercoledì 4 marzo 2009

Gazprom Neft resterà all'Eni fino al 2012

Gazprom Neft resterà all'Eni?Sì,almeno fino al 2012,secondo il quotidiano economico russo Vedomosti- pubblicato insieme da Wall Street Journal e da Financial Times. Citando due fonti « vicine a Gazprom », e analizzando il budget 2009 del monopolio russo del gas, Vedomosti nota che tra le spese e gli investimenti previsti per il 2010 e il 2011 non è segnalato il riacquisto dall'Eni del 20% di Gazprom Neft, quinta compagnia petrolifera integrata russa.Due anni fa, partecipando a una delle aste in cui venne liquidata Yukos - la compagnia di Mikhail Khodorkovskij - Eni acquistò per 5,83 miliardi di dollari un lotto che comprendeva il 100% di tre società con giacimenti nell'Artico, e il 20% delle azioni di Gazprom Neft. Le prime tre società vennero acquisite in cordata con Enel, nel consorzio EniNeftegaz; il 20% di Gazprom Neft è invece di totale proprietà Eni.L'accordo prevedeva un'opzione che scade in aprile, ma che ora potrebbe essere vittima della crisi economica: per Gazprom Neft, nell'aprile 2007, Eni aveva garantito al monopolio russo un'opzione di acquisto nei due anni successivi a un prezzo di 3,7 miliardi di dollari, il prezzo pagato in origine, oltre agli interessi. Un totale di 4,3 miliardi, secondo la cifra fatta il 13 febbraio scorso a Londra dall'amministratore delegato Paolo Scaroni: il tema delle acquisizioni, aveva detto alloraScaroni presentando la strategia del gruppo fino al 2012, sarebbe stato affrontato solo dopo aver chiarito le intenzioni di Gazprom riguardo alla call option. Ei russi non hanno mai negato l'intenzione di esercitarla, come ha ribadito il 23 dicembre scorso il responsabile di Gazprom per il commercio con l'estero, Stanislav Zigankov, e come ha ricordato Scaroni a Londra: «Anche 20 giorni fa (i russi, ndr) hanno ricordato che l'opzione dovrebbe essere esercitata entro aprile, e questo ci riconosce un valore di 4,3 miliardi di dollari. Se lo faranno, saremo una società diversa». Da parte sua, Gazprom ha rivelato ieri gli utili netti registrati nel terzo trimestre del 2008, ancora in quello che dovrebbe rivelarsi un anno record prima della caduta dei prezzi del gas: 132 miliardi di rubli ( 3,65 miliardi di dol-lari), un aumento del 16% sullo stesso periodo del 2007 e che, tuttavia, è inferiore alle previsioni degli analisti. (dal Sole 24 Ore)

giovedì 19 febbraio 2009

Sakhalin al via, il gas russo va in Asia

Il colosso dell'energia Gazprom – braccio armato dell'influenza russa sul settore energetico europeo – lancia la sua proiezione strategica sull'Asia:è stato inaugurato ieri il 1Ú maxi-impianto per la produzione di gas naturale liquefatto nell'isola di Sakhalin, al largo del Pacifico occidentale, che apre nuove vie dell'export anche verso il Nord America. Non è un caso che alla cerimonia siano stati presenti il presidente russo Dmitry Medvedev (ex capo di Gazprom) e il premier giapponese Taro Aso. «La Russia apre una finestra sull'Asia», ha dichiarato Aso, il primo responsabile del governo nipponico a metter piede sull'isola dalla fine della seconda guerra mondiale, quando Mosca ne strappò la parte meridionale al Giappone. L'impianto, parte del progetto Sakhalin-2, fornirà circa il 7% della domanda giapponese di gnl, con il 65% della produzione destinato al Sol Levante, dalla cui punta settentrionale dista solo 160 km. Il progetto ha subito vari ritardi ed era diventato il simbolo della “prepotenza” della Russia di Putin nel 2006, quando Mosca, con la minaccia di bloccare tutto per pretesti ecologici, si prese la maggioranza dell'operazione mettendo fine all'”anomalia” del controllo straniero regolarmente concordato nel 1994. Oggi Gazprom detiene la metà più una azione della società, con l'ex leader Shell scesa al 27,5%, Mitsui al 12,5% e Mitsubishi al 10 percento. Quest'anno la produzione sarà di circa 3,2 mln tonn, per circa 50 cargo.Dal prossimo anno la produzione dovrebbe salire a 9,6 mln tonn. di gnl e a regime fornirà il 5% dell'offerta mondiale, oltre a generare ampie quantità di petrolio. Una parte del prodotto finirà in Corea del Sud e anche a un terminale messicano per inoltro nella West coast statunitense.Il Ceo di Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato che la Russia intende diventare il primo produttore mondiale di gnl, con una capacità nel 2030 di circa 90 milioni di tonnellate, contro i 31 mln di oggi del leader di mercato, il Qatar. (Dal Sole 24 Ore)

martedì 17 febbraio 2009

Frattini: priorità per il gasdotto progettato dall'Eni di Paolo Scaroni e dalla russa Gazprom

La Russia vuole aprire a un consorzio di imprese europee selezionate il controllo del transito del metano verso Occidente ed è disposta ad aumentare la capacità di esportazione del progetto per il gasdotto South Stream (Gazprom con l'Eni di Paolo Scaroni), diretto verso il Mediterraneo e l'Italia del Sud. Lo ha annunciato ieri il vicepremier e ministro delle Finanze russo, Aleksei Kudrin, in occasione di un incontro con il ministro italiano degli Esteri, Franco Frattini. Insieme, Frattini e Kudrin «hanno parlato della possibilità di ingresso di compagnie italiane» in questa nuova entità. Inoltre Frattini ha poi chiesto che «il gasodotto South Stream sia inserito fra le infrastrutture energetiche prioritarie dell'Ue» e ha annunciato che la presidenza italiana del G8 convocherà un vertice mini-steriale dedicato all'energia. Sono questi i temi principali della decima sessione del Consiglio italo-russo per la cooperazione economica, industriale e finanziaria, co-presieduto da Frattini e Kudrin, consiglio che si è riunito ieri mattina a Roma.«Sappiamo che imprenditori italiani sono interessati al controllo sul transito e sulle garanzie del transito del gas tra la Russia e l'Ue, a elaborare un nuovo formato di questo transito e alla diversificazione dei rifornimenti dell'energia russa», ha affermato Kudrin. È una testimonianza della «cooperazione molto stretta con la Federazione russa – ha commentato Frattini – sui temi della sicurezza energetica e la diversificazione delle forniture».Per quanto riguarda il settore elettrico, l'Italia «ha evidenziato il ruolo strategico degli investimenti di Enel in Russia e auspica – afferma il ministero degli Esteri – che le autorità russe pongano in essere condizioni regolamentari stabili e trasparenti in grado di garantire un'adeguata remunerazione degli investimenti, quali il completamento della liberalizzazione del mercato elettrico, la creazione di un capacity market di lunga durata e il pieno riconoscimento in tariffa dei costi di generazione ». I due ministri inoltre sosterranno «lo sviluppo della cooperazione nei settori energetico, petrolchimico, siderurgico, informatico, degli elettrodomestici e delle comunicazioni nonché nel campo dell'ambiente». (Dal Sole 24 Ore)

giovedì 12 febbraio 2009

Saipem record. Via alle manovre Eni

Saipem apre col botto la settimana delle trimestrali Eni.
La oil service del Cane a sei zampe (al 43%) ha battuto le stime degli analisti, guadagnando l’1,37% in Borsa. Un buon auspicio in attesa dei conti Snam e della capogruppo (presentati domani), da cui si attendono anche importanti annunci sul fronte interno (il passaggio infragruppo di Stogit, vedi box), e sullo scacchiere internazionale.

In Spagna, l’ad di Eni Paolo Scaroni dovrà rispondere alle parole dell’ad di Gas Natural Rafael Villaseca che ha negato l’intenzione di cedere il 50% della Union Fenosa Gas (jv paritetica con Eni che ha una prelazione sull’intero capitale in seguito alla scalata Gn su Union Fenosa).
Mentre il Kazakhstan torna a intervenire sul progetto Kashagan, chiedendo (secondo Bloomberg) una riduzione degli storage di zolfo.
Sempre a Est, poi, c’è la faccenda delle opzioni di Gazprom su asset Eni.  

(da Finanza & Mercati)

martedì 20 gennaio 2009

Gas, accordo fatto tra Mosca e Kiev

Da MF

Gazprom riprenderà i rifornimenti di gas all'Europa. L'ordine è venuto ieri dal primo ministro russo, Vladimir Putin, dopo che lo stesso premier insieme alla collega ucraina, Yulia Tymoshenko, ha assistito alla firma dell'accordo decennale sul gas siglato da Alexei Miller in rappresentanza di Gazprom e Oleg Doubina per Naftogaz. La quadratura del cerchio è stata trovata con la concessione da parte dei russi di uno sconto del 20% sul prezzo di mercato del metano per il 2009 e, da parte di Kiev, del mantenimento del prezzo di transito invariato a 1,7 dollari per tutto l'anno in corso. Questo atto dovrebbe porre fine anche all'intervento dell'Europa nella crisi: «Non è necessario alcun sistema di monitoraggio, in quanto l'Ucraina riceverà il gas necessario», ha spiegato Putin, che ha anche ringraziato Tymoshenko per «essersi presa la responsabilità di decisioni importantissime, che hanno favorito l'uscita da un vicolo cieco». Tra le altre novità anche il fatto che nei rapporti negoziali tra i due Paesi non è più prevista la presenza della società mista russo-ucraina RosUkrErgo. Infine, sebbene i due premier non abbiano descritto nei particolari i termini dell'accordo, è possibile che tra gli elementi che hanno condotto alla firma ci sia anche la concessione di un prestito a Kiev da parte di Mosca. La Russia, ha detto Putin, «è pronta a sostenere l'Ucraina nella crisi finanziaria». A questo punto non dovrebbe più essere necessaria nemmeno la creazione del consorzio internazionale della cui formazione lo stesso Putin aveva incaricato l'italiana Eni.

martedì 13 gennaio 2009

Gas, riprendono le forniture

Dal Tempo

Le forniture di gas russo all'Europa attraverso l'Ucraina fa sapere la presidenza dell'Ue, dovrebbero riprendere domani mattina intorno alle 8 (anche se il vicepresidente di Gazprom Alexandr Medvedev ha minacciato di interrompere nuovamente le forniture nel caso di nuove sottrazioni di metano da parte dell'Ucraina), al termine di 24 ore di tensioni sull'asse Mosca-Kiev che rischiavano di far sfumare i termini dell'accordo: al centro della disputa l'inserimento da parte dell'ucraina di una clausola aggiuntiva non gradita al governo di Mosca. Una clausola che tirava un tratto di penna sulla presunta sottrazione di gas destinato all'Europa da parte dell'Ucraina e che dunque mirava a escludere possibili azioni risarcitorie da parte di Mosca che il premier russo Vladimir Putin ha quantificato in 800 milioni di dollari.
I termini dell'accordo sottoscritto da Gazprom e dai vertici dell'omologa ucraina Nafogaz stabilisce con effetto immediato la partenza di un meccanismo di monitoraggio per l'osservazione del transito del gas russo attraverso l'Ucraina. Il monitoraggio sarà condotto da una commissione internazionale composta da rappresentanti ed esperti della Commissione europea, il ministro dell'Energia della Federazione russa, il ministro del Carburante dell'Ucraina, rappresentanti di Gazprom e Naftogaz e dai rappresentanti delle compagnie europee e cioè Gaz de France Suez (Francia), E.ON e Wingas (Germania), RWE Transgas (Repubblica ceca), SPP (Slovacchia), EconGas GmbH (Austria), l'Eni guidato da Paolo Scaroni (Italia), FGSZ Ltd. (Ungheria), EAO Sofiagaz (Bulgaria), Public Gas Corporation of Greece (Grecia), JSC Moldovagas (Moldavia), Statoil Hydro (Norvegia) e la compagnia di certificazione Societe General de Surveillance (Svizzera) . La commissione internazionale avrà il compito di c controllare il rispetto degli obblighi per il transito di gas naturale attraverso il territorio dell'Ucraina, il sistema di trasporto del gas, compresi i depositi sotterranei di stoccaggio di gas situati in Ucraina, laddove pertinenti per il transito di gas verso l'Unione europea. Gli esperti saranno inoltre impegnati nel monitoraggio delle stazioni di misurazione del gas sul territorio della Russia e sul controllo delle stazioni di misurazione sul territorio degli Stati membri dell'Unione europea che confinano con l'Ucraina.

lunedì 12 gennaio 2009

Gas, sì agli ispettori europei

Dal Sole 24 Ore

Il primo ministro ceco Mirek Topolanek è appena arrivato da Kiev: «Siamo riusciti a superare la spaccatura tra il presidente ucraino e il primo ministro», comunica a Vladimir Putin, nella dacia di campagna del premier a Novo Ogariovo. Putin è affiancato dall'uomo forte dell'energia russa, il vicepremier Igor Sechin, e dall'amministratore delegato di Gazprom, Aleksej Miller. È scuro in volto: «Avete fatto l'impossibile ».Topolanek ha fretta: «Firmiamo, poi torneremo immediatamente a Kiev a chiedere lo stesso alla controparte ucraina. Così metteremo fine alla crisi». Ma il sì di Putin arriva dopo cinque ore di colloqui. È un sì alla missione di osservatori che dovranno verificare, ai due lati del confine russoucraino, il passaggio di gas nel sistema di gasdotti ucraini in transito verso l'Europa. Le loro conclusioni aiuteranno a capire se nei giorni scorsi i flussi si sono arrestati a monte, nelle sale di comando di Gazprom, oppure nelle pieghe del sistema in terra ucraina, dirottati («rubati», dice Mosca) per compensare il gas a uso interno fermato dalla Russia la mattina del 1Úgennaio. «Non appena il meccanismo di controllo entrerà in funzione - assicura Putin - immetteremo gas nel sistema. E non appena vedremo che verrà di nuovo rubato, torneremo a tagliare i flussi».A Kiev, il primo ministro Yulia Tymoshenko accoglie Topolanek quando ormai è notte inoltrata. «Siamo pronti a un compromesso- dice- e a fare tutto ciò che dipende dall'Ucraina perché l'Europa riceva il suo gas». E intorno all'1 di notte italiana l'annuncio: anche JKiev ha firmato l'accordo che consente all'Unione europea di monitorare il transito di gas russo verso l'Europa occidentale attraverso l'Ucraina.Nel protocollo firmato a Novo Ogariovo, è la Russia a dettare le condizioni. Kiev ha resistito fino all'ultimo all'impiego di esperti di Gazprom, disposta ad accogliere in casa propria solo gli inviati dell'Unione Europea. Ma la Russia esige un proprio uomo in ogni punto critico della rete di transito, una persona a ogni stazione di monitoraggio, a ogni snodo critico, a ogni centrale elettrica, a ogni stazione di pompaggio. E vuole in squadra rappresentanti delle principali compagnie energetiche europee, dalla tedesca Eon Ruhrgas all'Eni di Paolo Scaroni.

lunedì 8 dicembre 2008

ENI: L'AD SCARONI INCONTRA VICEPREMIER RUSSO SECHIN

Il vicepremier russo Igor Sechin ha visitato la sede Eni di San Donato Milanese, dove ha incontrato, insieme al ministro dell'Energia Sergei Shmatko, l'Amministratore Delegato, Paolo Scaroni e i vertici della compagnia. Lo rende noto il gruppo petrolifero in una nota aggiungendo che Sechin ha anche visitato il centro di dispacciamento gas di Snam Rete Gas e assistito alla presentazione delle principali attivita' di Saipem. La visita, che si e' svolta "in un clima cordiale, si inserisce nel quadro degli accordi strategici tra Eni e Gazprom". Durante l'incontro "sono stati trattati i temi di cooperazione tra le due compagnie e le opportunita' di sviluppo di Eni in Russia, cosi' come l'eventuale collaborazione tra Saipem e Transneft e tra Enipower e Interrao, nell'ottica di un rafforzamento della cooperazione tra Italia e Russia nel settore energetico". "Le parti - conclude il comunicato - hanno inoltre concordato che tutti i progetti tra Eni e Gazprom, tra cui il South Stream, GazpromNeft e gli asset gas in Siberia Occidentale, saranno implementati il prima possibile". (notizia AGI)