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mercoledì 25 marzo 2009

Energia, per la Ue Snam Rg può restare all'Eni

I grandi colossi europei dell'energia possono tirare un sospiro di sollievo: la separazione completa obbligatoria tra produttori di energia e gestori di reti non ci sarà. Il Parlamento Europeo ha infatti rinunciato al cosiddetto unbundling proprietario, cedendo alle pressioni soprattutto dei governi, Francia e Germania in testa, che si erano decisamente battuti per evitare lo smantellamento dei rispettivi colossi energetici, Edf, Rewe ed Eo.n in testa. Ma ovviamente la notizia non è dispiaciuta nemmeno all'Eni, visto che il gruppo guidato da Paolo Scaroni controlla Snam Rete Gas con oltre il 50%. La decisione è arrivata al termine di un negoziato concluso nella notte tra ieri e l'altroieri tra il Parlamento, la Commissione e la presidenza ceca dell'Ue. L'intesa, in particolare, prevede per gli Stati membri tre opzioni per non penalizzare troppo i campioni nazionali e al tempo stesso per favorire la concorrenza. I produttori di energia che posseggono anche reti, potranno infatti non solo venderle oppure affittarle, ma potranno in alternativa demandarne la gestione a una controllata (anche al 100%) che però sia pienamente indipendente. In particolare quest'ultima opzione preserva le società integrate di fornitura e trasmissione, obbligandole però a rispettare certe regole per assicurare che le due divisioni della stessa società operino in modo indipendente. A questo proposito si prevede un organismo di supervisione (ne fanno parte rappresentanti della società, azionisti della terza parte e rappresentanti dell'operatore di sistema) responsabile per le decisioni che possono avere un impatto significativo sul valore degli asset degli azionisti»; un programma di conformità per impedire condotte discriminatorie; un responsabile per il controllo del rispetto di tale programma. Quest'ultima ipotesi, caldeggiata da Parigi e Berlino, era già passata a livello di governi nel giugno 2008, solo che poco dopo il Parlamento Europeo aveva contrapposto la propria posizione molto più radicale. Ieri intanto Scaroni, a Mosca per incontrare il vicepremier russo Igor Secin e il presidente di Gazprom Alexei Miller, ha spiegato che il gruppo italiano è pronto a tornare all'idea di un consorzio per garantire l'efficienza della rete di gasdotti ucraina. «L'Eni, e penso anche altre grandi compagnie energetiche quali E. on e Gaz de France, è pronta a ritornare all'idea del consorzio che garantisca forniture stabili ed efficienti di gas», ha spiegato Scaroni criticando le modalità dell'accordo dell'altro ieri fra la Ue e l'Ucraina sull'ammodernamento della rete di gasdotti di Kiev, che ha escluso la Russia. Scaroni ha sottolineato la necessità di un nuovo negoziato che veda coinvolti tutti i protagonisti, produttori, fornitori, consumatori, compresi Gazprom e Naftogaz Ucraina. Non sembra invece trovare grandi conferme la notizia, apparsa ieri, secondo la quale l' Eni sarebbe interessata, assieme alle britanniche Bp e Shell, a Santos, terzo operatore nel settore del petrolio e del gas australiano che potrebbe valere 7 miliardi di dollari. (da Mf)

lunedì 23 marzo 2009

Snam Rete Gas, i ricavi 2009 a tre miliardi

«L' acquisto di Stogit e Italgas ci ha permesso di diventare il primo operatore dell'Europa continentale per dimensione del capitale investito ai fini regolatori, salito da 12,8 a 19,9 miliardi, e creare un polo che presidia tutte le attività regolate della filiera del gas».Una realtà, prosegue Carlo Malacarne, amministratore delegato di Snam Rete Gas, «operativa su tutto il territorio nazionale con oltre 70mila chilometri di rete, fra alta pressione e area cittadina, e una capacità di stoccaggio di quasi 14 miliardi di metri cubi». Sviluppo conseguito «nel rispetto delle linee strategiche che si siamo posti sin dal 2001», quando siamo approdati in Borsa segnando un altro primato poiché è stato il primo collocamento dopo gli attentati del settembre 2001 alle Torri di New York.Linee strategiche, aggiunge il capo azienda, riassumibili in cinque punti a partire «dalla necessità/opportunità di realizzare ambiziosi piani di investimento nello sviluppo di infrastrutture del gas in grado di garantire una capacità di trasporto adeguata alla crescita della domanda, incrementando nel contempo la flessibilità del sistema e la sua sicurezza».Un impegno che, continua, si è trasformato in un piano di investimenti da circa 13 miliardi, di cui quasi sei realizzati dal 2002 al 2008 nel puntuale rispetto dei tempi previsti e altri 7,3 miliardi in calendario entro il 2015.Più in particolare, ricordano con orgoglio al quartier generale di San Donato (Mi), lo scorso anno abbiamo realizzato 1.044 milioni di investimenti (+43,4%) e ci prepariamo a un piano da 4,3 miliardi fra il 2009 e il 2012, mentre sono già previsti impegni di circa tre miliardi entro il 2015 per completare le iniziative programmate. E tutto ciò senza considerare i circa 1,4 miliardi relativi alla quota di competenza del Galsi, il gasdotto che porterà a Livorno il gas algerino transitando dalla Sardegna. Un progetto che però verrà inserito nel portafoglio ordini solo quando gli utilizzatori avranno siglato i contratti di trasporto, anche se il gasdotto ha superato pressoché tutte le fasi autorizzative.E tutto ciò, aggiunge Malacarne, «sarà realizzato nel rispetto degli altri quattro punti strategici: salvaguardare la solidità della struttura finanziaria, mantenendo un rapporto fra debiti e rab nell'ordine del 50 per cento; conservare un profilo di rischio contenuto, quale elemento di garanzia per gli investitori, mantenendo il perimetro del nostro business nelle attività regolate, che oggi rappresentano il 100% delle nostre attività; migliorare ulteriormente l'efficienza e tenere sotto controllo i costi anche in un contesto di crescita accelerata degli asset del gruppo; garantire agli investitori un ritorno attrattivo, sostenibile e fra i più alti del settore utilities in Europa». Obiettivo, ricordano a San Donato, centrato appieno nel recente passato se solo si considera che lo yield negli ultimi quattro anni è stato superiore al 5% considerando anche quello attuale, che è al di sopra del 5,5 per cento. Cinque punti cardine che, prosegue il capo azienda, resteranno centrali anche nel futuro, quando l'area operativa risulterà ampliata in misura significativa merito l'acquisto di Stogit e Italgas per complessivi 4,72 miliardi, di cui 1,65 relativi a Stogit e 3,07 a Italgas. L'operazione, come ricordato, aumenterà la rab di 7,1 miliardi a quota 19,9 miliardi e dovrebbe essere formalizzata entro l'estate con un esborso di 4,72 miliardi in contanti considerando i 2,1 miliardi di debiti assorbiti da Snam.Impegno finanziato per 1,3 miliardi con nuovi finanziamenti a medio-lungo assicurati dall'Eni guidata da Paolo Scaroni, mentre 3,5 sono connessi all'aumento del capitale in calendario entro fine aprile considerando che il prospetto dovrebbe essere depositato entro fine marzo, quando il mercato potrà conoscere le caratteristiche dell'operazione. (Dal Sole 24 Ore)

mercoledì 18 marzo 2009

Snam, ok all’aumento da 3,5 mld

Via libera a super-Snam, che però eredita dall’Eni la grana-Romana Gas. L’assemblea del gruppo ha approvato ieri l’aumento di capitale da 3,5 miliardi finalizzato all’acquisto di Stogit (1,6 miliardi) e Italgas (3,070 miliardi) dal Cane a sei zampe. Grazie all’operazione da 4,7 miliardi - i restanti 1,2 miliardi saranno finanziati a debito - la società leader in Italia del trasporto gas diventerà, entro giugno, numero uno in Europa per capitale investito in attività regolate. «Non ci saranno rischi di sottoscrizione», ha assicurato l’ad di Snam, Carlo Malacarne, che non sembra impensierito né dalla difficile fase dei mercati né dal maxi-aumento da 8 miliardi che anche l’Enel si appresta a varare. «Non c’è alcun problema - ha spiegato il manager - il loro aumento di capitale arriverà dopo il nostro». Inoltre, l’azionista Eni, guidato da Paolo Scaroni, «si è già impegnato a sottoscrivere per intero la propria quota», salendo dal 50,03% al 54,9 per cento. E per la parte residua, l’offerta in opzione sarà assistita da un consorzio di garanzia, promosso e coordinato da Mediobanca, la quale si ha già assunta l’impegno a sottoscrivere l’eventuale inoptato. «A fine aprile, qualche giorno prima dell’inizio della vendita - ha concluso Malacarne - sarà fissato il prezzo delle nuove azioni». Qualche grana, però, potrebbe arrivare sul fronte del debito, che già con l’acquisto di Stogit e Italgas dovrebbe salire a 7,5 miliardi. Nessun problema per la società, secondo cui il rapporto debito/Rab resterebbe invariato. «Il piano strategico, che prevede circa 1 miliardo di investimenti l’anno, non muterà», ha detto l’ad lo scorso 12 febbraio. Ma, a distanza di un mese, qualcosa è cambiato. (Da Finanza & Mercati)

lunedì 16 marzo 2009

Energia, la cedola Eni sarà di 1,3 euro

Il cda dell'Eni di Paolo Scaroni ha confermato venerdì 14 l'utile netto di 8,83 miliardi (che era già stato annunciato in febbraio con il pre-consuntivo di bilancio) e ha deliberato di proporre all'assemblea degli azionisti un dividendo di 1,3 euro per azione, di cui 0,65 già distribuiti a settembre 2008. Il pay-out (quota di utile distribuito) sarà quindi del 53%. L'importo a saldo di 0,65 euro per azione sarà messo in pagamento a partire dal 21 maggio 2009, con lo stacco della cedola che avverrà il 18 maggio. L'Eni ha inoltre fatto sapere che i ricavi della gestione caratteristica nel 2008 hanno raggiunto i 108,14 miliardi, in crescita di 20,8 miliardi rispetto al 2007, mentre l'utile operativo è calato leggermente a 18,64 miliardi, dai 18,87 miliardi del 2007. L'utile netto, che si è attestato a 8,83 miliardi, ha registrato una flessione dell'11,8% rispetto allo scorso anno, mentre l'indebitamento finanziario netto è aumentato di 2 miliardi raggiungendo quota 18,38 miliardi. Sempre venerdì 14 il cda della controllata Snam Rete Gas ha comunicato di aver convocato l'assemblea ordinaria degli azionisti per il giorno 24 e 25 aprile 2009 rispettivamente in prima e seconda convocazione.

giovedì 12 marzo 2009

Snam Rg e Terna aumentano la cedola, ma il listino non festeggia

Seduta in controtendenza per due utility come Snam Rete Gas e Terna, controllate rispettivamente dall'Eni di Paolo Scaroni e dall'Enel, che ieri hanno chiuso le contrattazioni in discesa nonostante la decisione di entrambe di aumentare il dividendo. Il cda di Snam Rete Gas, il cui titolo ieri ha perso il 2,6% a quota 3,74 euro, ha approvato il bilancio consolidato 2008 con un utile netto di 530 milioni di euro (528 milioni per la sola spa). All'assemblea dei soci (16 e 17 aprile 2009 in prima e seconda convocazione) si proporrà la distribuzione di un dividendo di 0,23 euro per azione (rispetto a 0,21 dell'anno scorso), di cui 0,09 euro sono già stati distribuiti nell'ottobre 2008. Il dividendo a saldo di 0,14 euro per azione sarà messo in pagamento dal 21 maggio. Ma attenzione: proprio in maggio dovrebbe partire anche l'aumento di capitale da 3,5 miliardi che Snam Rete Gas dovrà lanciare per sostenere l'acquisto di Italgas e Stogit dalla controllante Eni.Quanto a Terna, che ha chiuso la seduta in calo del 4,4% a quota 2,23 euro, il gruppo ha registrato un utile netto 2008 di 327,5 milioni, in calo del 5,6% sul 2007, ma proporrà ai soci la distribuzione di un dividendo di 15,8 centesimi per azione, in crescita del 4,6%, di cui 5,92 già pagati a titolo di acconto e 9,88 quale saldo a giugno 2009. Dunque un dividendo più alto di fronte a una riduzione del risultato netto dovuta principalmente alla prevista crescita degli ammortamenti e degli oneri finanziari e alla dinamica dei ricavi per il trasporto di energia in Italia, che rimangono stabili nonostante l'effetto scalino dell'inizio del nuovo periodo regolatorio. Nel dettaglio, i ricavi sono aumentati del 3,5% a 1,39 miliardi, il margine operativo lordo è salito dell'1,7% a 994,7 milioni, il risultato operativo invece calato dell'1,2% a 714,3 milioni. Gli investimenti sono cresciuti del 25,6%, a 775,9 milioni, di cui 560,9 soggetti a incentivi. L'indebitamento netto si è attestato a 3,365 miliardi rispetto ai 2,649 di fine 2007. A livello di capogruppo l'utile netto è stato di 335,3 milioni (-2,9%). «Il 2008 si chiude al di sopra delle previsioni», ha dichiarato l'ad Flavio Cattaneo, precisando che il costo medio del debito di Terna nel 2008 è stato del 6% a livello consolidato (5% in Italia e 11% in Brasile, con un'ipotesi di riduzione al 4 e 10% nel 2009). «Il risultato ci consente di confermare un dividendo in crescita del 4,6%». Anche se un rendimento implicito del titolo del 7,1% non è bastato per far festeggiare il mercato. (Da MF)

venerdì 6 marzo 2009

Acea, francesi di Suez-Gdf in campo

La risposta dei francesi di Suez-Gdf al ribaltone avvenuto alla romana Acea non si è fatta attendere. Il gruppo energetico transalpino, ha spiegato ieri il Ceo Gerard Mestrallet presentando i conti del 2008, ha confermato che l'Italia rimane un paese strategico, «con o senza» l'alleanza con la società capitolina. «Possediamo un numero di asset che ci consentono di costituire il terzo operatore nel-l'elettricità e nel gas dietro a Enel e Edison», ha sostenuto. Fatta questa premessa, Suez-Gdf rimane tuttavia in attesa di qualche spiegazione, ha aggiunto il numero due Jean-Francois Cirelli. Cioè di un chiarimento relativo alle dimissioni dell'amministratore delegato Andrea Mangoni, il manager che ha trattato per il possibile accordo, e alla sorte della bozza di intesa, messa in discussione dalla nuova amministrazione comunale di centrodestra e dal gruppo Caltagirone, socio di minoranza accreditato del 7% circa del capitale. L'occasione per esaminare il progetto potrebbe essere vicina se le voci sulla convocazione di un nuovo consiglio straordinario fissato per lunedì dovessero concretizzarsi. I rivolgimenti all'interno del consiglio di amministrazione di Acea potrebbero peraltro non esser terminati, visto che potrebbe dimettersi anche Piero Giarda, ex sottosegretario al Tesoro, una mossa che farebbe decadere l'intero board (Giarda avrebbe già lasciato il comitato di controllo interno).L'eventuale complicazione tuttavia sarebbe risolvibile, visto che al Comune, forte del suo 51%, non resterebbe che convocare un'assemblea per i necessari rinnovi.Tutte conseguenze della decisione di estromettere l'amministratore delegato che non hanno giocato a favore del titolo, che ieri in Borsa, dopo qualche giorno di forti ribassi ha chiuso in leggero rialzo (+0,76%).Per Acea la situazione diventerebbe un po' più difficile se l'asse strategico con i francesi venisse smantellato. Nel frattempo potrebbe essere messo in discussione il destino di Romana Gas, ceduta dall'Eni di Paolo Scaroni ai francesi nell'ambito dell'acquisto Distrigaz. Senza l'ok al cambio di proprietà del Comune di Roma (il concessionario) l'asset, valutato 1,1 miliardi di euro, potrebbe addirittura tornare in mano all'Eni-Snam rete gas, che dovrebbe trovare contropartite per ricompensare Suez-Gdf. (Dal Corriere della Sera)

giovedì 19 febbraio 2009

«Eni rifugio dal barile». Credit Suisse premia il gruppo italiano

Credit Suisse dipinge per Eni un futuro a prova di crisi del barile. E il titolo, anche grazie all’interesse libico espresso nel weekend per una quota nel capitale, chiude in progresso dell’1,1% a quota 17,42 (dopo aver toccato anche i 17,6 nell’intraday). I conti presentati venerdì scorso dall’ad Paolo Scaroni l’avevano evidenziato: il cane a sei zampe è cash neutral a quota 41 dollari il barile, ergo si trova in una condizione migliore dei concorrenti anche in fase di oil al ribasso. Ieri, Cs ha alzato il giudizio sul titolo da underperform a outperform (con target price da 19,3 a 20 euro), spiegando che, «nell’attuale scenario, Eni garantisce la miglior combinazione di guadagni difensivi, valore relativo e potenzialità in caso di mutamento di congiuntura». In particolare, gli analisti sottolineano come «il 7,7% di dividend yield sia sector leading», per giunta «il 35% del quale è supportato dal free cash flow della divisione gas che è stabile anche nel calo della domanda». Ieri, Morgan Stanley ha ribadito il rating equalweight sul titolo alzando il prezzo obiettivo da 17,233 a 19 euro. In rialzo (+2% a 3,89 euro) anche la controllata Snam Rete Gas che la scorsa settimana ha comprato da Eni la Stogit e Italgas. (Da Finanza & Mercati)

venerdì 13 febbraio 2009

Eni, sì al riassetto. Italgas alla Snam

Nasce in Italia il maggior polo europeo integrato del gas. L'Eni ha dato via libera alla cessione di Italgas e Stogit a Snam Rete Gas. Un'operazione, del valore di 4,72 miliardi, che dovrebbe essere perfezionata entro il prossimo luglio e che sarà finanziata da Snam Rete Gas, assistita da Mediobanca, attraverso un aumento di capitale fino a 3,5 miliardi (di cui Eni, Rothschild e Banca Imi advisor, si è impegnata a sottoscrivere il 50%, pari alla quota di controllo della stessa Snam Rete Gas), mentre, per la parte restante, la società guidata da Carlo Malacarne dovrà deliberare l'emissione di azioni ordinarie del valore nominale di 1 euro, in occasione dell'assemblea straordinaria convocata per il 18 marzo. In questo modo Snam Rete Gas, principale operatore nazionale di trasporto e dispacciamento di gas con oltre 31mila chilometri di gasdotti (1,9 miliardi di ricavi e 530 milioni di utile netto secondo il preconsuntivo 2008), si troverà a gestire, con Italgas, anche 58mila chilometri di rete di distribuzione finale del gas e, con Stogit, una capacità di stoccaggio di quasi 14 miliardi di metri cubi di gas.E nel giorno dell'annuncio della maxi operazione, Confindustria, protagonista nella mattinata di ieri di un duro scontro con i rappresentanti dell'Eni al Tavolo che ha visto contrapposti operatori e consumatori, lancia un'esortazione al governo che chiama in causa proprio il gruppo guidato da Paolo Scaroni: «La politica deve dire a Eni, visto che è il più grande operatore in Europa, che deve far costare il gas come negli altri Paesi europei o, anzi, come il migliore dei Paesi europei». Secondo il vicepresidente degli industriali per l'Energia, Antonio Costato, si tratta di una «moral suasion» che non necessita di «mettere mano alla regole e che mi sento di raccomandare». (dal Corriere della Sera)

giovedì 12 febbraio 2009

Saipem record. Via alle manovre Eni

Saipem apre col botto la settimana delle trimestrali Eni.
La oil service del Cane a sei zampe (al 43%) ha battuto le stime degli analisti, guadagnando l’1,37% in Borsa. Un buon auspicio in attesa dei conti Snam e della capogruppo (presentati domani), da cui si attendono anche importanti annunci sul fronte interno (il passaggio infragruppo di Stogit, vedi box), e sullo scacchiere internazionale.

In Spagna, l’ad di Eni Paolo Scaroni dovrà rispondere alle parole dell’ad di Gas Natural Rafael Villaseca che ha negato l’intenzione di cedere il 50% della Union Fenosa Gas (jv paritetica con Eni che ha una prelazione sull’intero capitale in seguito alla scalata Gn su Union Fenosa).
Mentre il Kazakhstan torna a intervenire sul progetto Kashagan, chiedendo (secondo Bloomberg) una riduzione degli storage di zolfo.
Sempre a Est, poi, c’è la faccenda delle opzioni di Gazprom su asset Eni.  

(da Finanza & Mercati)

mercoledì 11 febbraio 2009

L´Eni vende la Stogit a Snam Rete Gas

Grande attesa per la presentazione di Snam Rete Gas, che domani a San Donato Milanese pubblicherà il bilancio preconsuntivo e il piano triennale. Ma la società dei gasdotti che l´Eni partecipa al 59% sarà protagonista anche di un altro annuncio, annuncio strategico che dovrebbe riguardare un´aggregazione in Italia. Gli occhi degli operatori scommettono su Stogit, società del gruppo che si occupa di stoccaggi di gas naturale di Eni e Snam Rete Gas. Dell´operazione si era già parlato in passato, e stime di mercato valorizzano il gruppo che gestisce una decina di bacini gasieri tra 2 e 2,5 miliardi di euro. Al dossier lavora, come advisor, Mediobanca. Si tratta di un´operazione infragruppo, con cui la casa madre guidata da Paolo Scaroni intende ottimizzare la gestione e realizzare sinergie da costo. E potrebbe esserci spazio per una plusvalenza del venditore. Ce ne sarà bisogno, perché se il 2008 porta un bilancio ancora stratosferico all´Eni � l´utile netto può battere i 10 miliardi del record 2007 � l´esercizio nuovo parte in frenata, come frenano i prezzi del barile dai 147 euro di luglio ai 38 dollari attuali.Queste voci si sono sparse sul mercato, dove in una giornata funestata dal piano Geithner tra i pochissimi titoli in denaro si è salvata proprio Snam Rete Gas (+0,68%). Tuttavia non si trova nessuna conferma, o commento, dentro il gruppo Eni. Snam Rete Gas, quotata a metà 2001 anche per seguire le indicazioni fornite dall´Antitrust agli ex monopolisti, vede ancora l´Eni al disopra del 50%, cui va aggiunto quasi un 10% di azioni proprie in pancia a Snam. Quello che conta, per l´Eni e per la controllata leader nei gasdotti nazionali, è investire risorse che l´Autorità per l´energia e il gas possa riconoscere sulla tariffa di trasporto. La si ritocca ogni tre anni, e attualmente garantisce un rendimento del 6,7% alla società dei gasdotti. Un concetto richiamato più volte dall´amministratore delegato Carlo Malacarne, e che esorta una strategia "italiana". Oggi si riuniranno i consigli di Snam e della controllante Eni, per esaminare i preconsuntivi, i piani triennali e l´operazione con Stogit. (da Repubblica)

martedì 10 febbraio 2009

Eni, accordi in Angola. Utile stimato in calo

Il gruppo guidato da Paolo Scaroni ha firmato con la compagnia angolana Sonangol i primi tre accordi previsti nel memorandum of understanding dello scorso agosto. Il primo riguarda la fattibilità dell’utilizzo di gas per l’alimentazione di una nuova centrale elettrica. Il secondo prevede lo studio congiunto di aree comprese nei promettenti bacini onshore. Il terzo verte su progetti educativi e di formazione per professionisti angolani. Nei prossimi giorni (l’11 e il 12 febbraio) approveranno i conti Eni e le controllate Saipem e Snam. Venerdì Eni presenterà i risultati a Londra. Secondo il consensus registrato da Bloomberg, nel quarto trimestre Eni (+0,63% ieri il titolo) dovrebbe chiudere con utili in calo del 32% a 1,83 miliardi di euro. (Da Finanza & Mercati)

lunedì 9 febbraio 2009

Bilanci in vista, balla l’energia tricolore

Settore energetico in fibrillazione a Piazza Affari, spiega Borsa &; Finanza.

Mercoledì 11 febbraio Eni e Saipem annunceranno i risultati dell’esercizio 2008 e il giorno seguente sarà la volta di Snam Rete Gas. Per la società del cane a sei zampe la media dei consensus pubblicati da Bloomberg stima un utile per azione in crescita del 9,9%; per la controllata e per Snam si prevedeno invece cali rispettivi del 2% e del 23%. Nel frattempo le tre blue chip registrano un aumento della volatilità: nelle ultime 10 sedute Saipem è arrivata al 56%, il gruppo guidato da Paolo Scaroni al 31% e Snam, storicamente la meno reattiva, al 18 per cento.

mercoledì 28 gennaio 2009

A Panigaglia il terminal non raddoppia

Dal Sole 24 Ore

Fronte compatto degli enti locali liguri contro il progetto di potenziamento del rigassificatore Eni di Panigaglia. Il parere negativo, formalizzato ieri nel corso della conferenza dei servizi presso il ministero dello Sviluppo economico, accomuna la Regione Liguria, il Comune di Portovenere, nel cui territorio sorge l'impianto, la Provincia della Spezia e l'Autorità portuale della città del levante ligure. «Il progetto presentato da Snam Rete Gas- spiega l'assessore ligure all'Ambiente, Franco Zunino - è incompatibile con i diversi strumenti di pianificazione, urbanistica e territoriale, e con il piano paesistico regionale. Senza trascurare che si avvicina ormai il 2013, scadenza prevista per il superamento dell'impianto».Il no della Regione Liguria appare come un ostacolo difficilmente aggirabile per il proseguimento del percorso del progetto di potenziamento, che prevede di aumentare la capacità di carico dell'impianto da 3,5 a 8 miliardi di metri cubi annui. «Attendiamo ora la Via nazionale - sottolinea Zunino - ma, nel caso fosse favorevole al potenziamento, sarà priva di quell'intesa con la Regione che la normativa richiede espressamente per dare il via libera al progetto». Al parere negativo della Regione assegna un ruolo decisivo il sindaco di Portovenere, Massimo Nardini, che ha portato in conferenza dei servizi la delibera che sancisce l'incompatibilità del piano con il territorio approvata dal consiglio comunale.La Regione chiede, inoltre, al Governo di aprire un tavolo per un esame complessivo degli assetti energetici che insistono in Liguria. «Vorrei ricordare – sottolinea Zunino – che il nostro territorio è già impegnato pesantemente sul versante dei servizi offerti al paese nel settore dell'energia in virtù di un porto petroli e di tre centrali termoelettriche. Il governatore, Claudio Burlando, chiama in causa la presenza dell'Eni in Liguria addebitandogli «una strategia che non ha mai mirato a costruire un rapporto positivo con gli interlocutori locali. Noi siamo disponibili al dialogo, ma deve cambiare l'approccio nei nostri confronti

lunedì 8 dicembre 2008

ENI: L'AD SCARONI INCONTRA VICEPREMIER RUSSO SECHIN

Il vicepremier russo Igor Sechin ha visitato la sede Eni di San Donato Milanese, dove ha incontrato, insieme al ministro dell'Energia Sergei Shmatko, l'Amministratore Delegato, Paolo Scaroni e i vertici della compagnia. Lo rende noto il gruppo petrolifero in una nota aggiungendo che Sechin ha anche visitato il centro di dispacciamento gas di Snam Rete Gas e assistito alla presentazione delle principali attivita' di Saipem. La visita, che si e' svolta "in un clima cordiale, si inserisce nel quadro degli accordi strategici tra Eni e Gazprom". Durante l'incontro "sono stati trattati i temi di cooperazione tra le due compagnie e le opportunita' di sviluppo di Eni in Russia, cosi' come l'eventuale collaborazione tra Saipem e Transneft e tra Enipower e Interrao, nell'ottica di un rafforzamento della cooperazione tra Italia e Russia nel settore energetico". "Le parti - conclude il comunicato - hanno inoltre concordato che tutti i progetti tra Eni e Gazprom, tra cui il South Stream, GazpromNeft e gli asset gas in Siberia Occidentale, saranno implementati il prima possibile". (notizia AGI)

lunedì 24 novembre 2008

Terna-Snam ed Eni-Enel: c'è profumo di fusioni

Articolo tratto dal sole 24 Ore, che parla di un accordo tra la Terna e l'Eni di Paolo Scaroni

Ai tempi delle Partecipazioni statali sarebbe bastata una telefonata del Tesoro per risolvere un dissidio tra due grandi gruppi pubblici, ma oggi la musica è cambiata. È molto probabile che, alla fine, Enel e Terna ritroveranno un accordo sul prezzo della compravendita della rete ad alta tensione, ma la loro contesa ha un valore anche simbolico e merita di essere seguita con attenzione.
Le privatizzazioni avranno avuto tanti difetti ma la quotazione in Borsa dei grandi gruppi pubblici riduce l'arbitrio della politica e assegna al mercato un potere una volta impensabile. Inoltre, la crisi coglie Terna ed Enel in condizioni molto differenti e ne enfatizza punti di forza e di debolezza conferendo un potere straordinario al compratore. Infine, le scintille tra Enel e Terna anticipano scenari futuri, a partire dalle scelte che il Tesoro e la nuova Cdp dovranno fare in primavera per rispettare la volontà dell'Antitrust e del Consiglio di Stato sull'incompatibilità della doppia partecipazione azionaria della Cassa. Ma non solo: l'incalzare della crisi e l'enfasi sull'italianità degli asset strategici del Paese sono destinate a riaccendere le suggestioni sui progetti di integrazione tra Eni ed Enel e, per riflesso, sulla holding delle reti energetiche in capo a Terna e Snam.
Per l'Enel la cessione della rete elettrica è importante per fare cassa e per dare ai mercati un segnale che il piano di dismissioni e di riduzione del debito va avanti malgrado il vento avverso della crisi. Per Terna l'acquisizione della rete Enel sarebbe un ulteriore salto di qualità e di rafforzamento. Però l'umore della Borsa parla chiaro: Terna, che insieme a Snam è un titolo difensivo per eccellenza, ha cominciato a perdere terreno in vista della conclusione del deal con Enel e l'ha recuperato quando l'accordo è parso finire in archivio. È vero che la Borsa privilegia sempre il breve termine ma il suo verdetto garantisce che, per realizzarsi, il deal sulla rete elettrica come i progetti di fusione dovranno rispettare le leggi del mercato e non solo quelle della politica.