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giovedì 20 novembre 2014

Da CDP 3,6 milioni di euro per il fotovoltaico all'Univeristà di Urbino

Dal 2011 l’Università di Urbino ha installato sui propri terreni un campo fotovoltaico con una potenza di 907 kilowatt. La realizzazione dell’opera è stata possibile grazie ad un finanziamento di Cassa depositi e prestiti di 3,6 milioni di euro.
L’impianto è composto da 3.492 moduli fotovoltaici, ciascuno con una potenza di 260W, e produce mediamente 1.200.000 kWh per anno. Un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 300 abitazioni. Un'ottima notizia per l’ambiente, visto che per produrre la stessa energia sarebbe stato necessario bruciare circa 260 tonnellate equivalenti di petrolio, immettendo in atmosfera circa 600 tonnellate di Co2.
Sessanta moduli solari sono a disposizione degli studenti della Facoltà di Scienza e tecnologia dell’università per fare didattica e ricerca. L’energia prodotta è utilizzata per il fabbisogno energetico dell’Ateneo, il resto è immesso in rete. Secondo le previsioni l’impianto dovrebbe ripagarsi completamente entro il 2018.

domenica 16 giugno 2013

World Turtle Day: petizione WWF per area protetta Pantelleria

Annuncio importante:
"Oggi, in occasione del 'World Turtle Day', la giornata mondiale delle tartarughe, il WWF lancia una petizione online per creare un'area protetta a Pantelleria e scongiurare il rischio delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia.



Come simbolo di questo impegno i volontari del WWF hanno liberato Nora, una giovane tartaruga marina di 10 anni, trovata a dicembre ferita e avvolta nella plastica sul litorale di Trapani e poi curata nel centro di recupero WWF di Lampedusa.

Nora, ''simbolo dell'importanza di mantenere un Mediterraneo di qualità e tutelare i suoi preziosi abitanti, anche dalla minaccia del petrolio'', ha ripreso il mare al largo della splendida spiaggia di San Vito lo Capo grazie alla collaborazione con la Capitaneria di Porto di Trapani."
Alle minacce gia' note che fanno delle tartarughe marine Caretta caretta, simbolo del Mediterraneo, una delle specie marine in via di estinzione si aggiungono infatti i possibili sversamenti di petrolio o la presenza di catrame sulle spiagge derivanti dalle trivellazioni a mare che sono in progetto nel Mediterraneo e in particolare nel Canale di Sicilia. ''Abbiamo deciso di indirizzare la petizione che lanciamo oggi e che prosegue per tutta l'estate - spiega - Marco Costantini responsabile Mare WWF Italia -, al Sindaco di Pantelleria, piccolo gioiello nel cuore del canale di Sicilia proprio dove c'e' il progetto di installare decine di piattaforme petrolifere per l'estrazione del greggio. Pantelleria e i suoi fondali devono continuare a essere patrimonio di tutti, attraverso forme di tutela, come il Parco marino, che ne esaltino la bellezza e ne promuovano forme di turismo sostenibile a tutto vantaggio di un vero Mediterraneo di Qualita'''.

venerdì 8 marzo 2013

Afghanistan: UK finanzierà sfruttamento risorse naturali

Wahidullah Shahrani
Il Regno Unito - scrive TMNews -  ha intenzione di finanziare il programma afgano di sfruttamento delle sue enormi risorse naturali con aiuti pari a 10 milioni di sterline. Lo ha annunciato il primo ministro David Cameron.
Il sottosuolo afgano, si legge sulla Bbc, nasconde un tesoro dal valore immenso di oro, pietre preziose, minerali, petrolio e gas. L'intenzione di Londra è quella di finanziare per tre anni il ministero afgano per le Miniere per favorire "prosperità, crescita, occupazione, investimenti e salute pubblica". Grande soddisfazione è stata espressa, oltre che dalle imprese britanniche, anche dal ministro per le Miniere afgano, Wahidullah Shahrani, secondo il quale "l'Afghanistan ha bisogno di uno sviluppo sostenibile a lungo termine".

giovedì 18 ottobre 2012

Le risorse naturali sono la speranza dell’Afghanistan

Segnalo l'interessante servizio di Limes sulle risorse naturali in Afghanistan.

Questo paese infatti è ricco di idrocarburi e metalli preziosi, ma dipende ancora molto dagli aiuti internazionali. Con il ritiro delle truppe Nato nel 2014 sta crescendo la preoccupazione degli investitori stranieri.

La Banca Mondiale ha stimato che nel 2010 le finanze pubbliche afghane hanno ricevuto 15,7 miliardi di dollari di aiuti, valore pari al pil del paese. La conferenza di Tokyo dello scorso 7 luglio, cui hanno partecipato oltre 70 Stati, ha segnato la sottoscrizione di un importante impegno a favore di Kabul, che beneficerà di 16 miliardi di dollari l’anno nel quadriennio 2012-2015.
Questo flusso di sovvenzioni sarà difficilmente sostenibile nel medio-lungo periodo, soprattutto a causa della crisi economica che colpisce vari paesi donatori e del minore interesse che molti di questi nutriranno verso la regione centro asiatica dopo il disimpegno della Nato..

lunedì 1 ottobre 2012

Salvatore Sardo: nel prossimo quadrimestre Eni investirà 60 mld

Salvatore Sardo
Salvatore Sardo
Salvatore Sardo, chief corporate operations officer di Eni, durante il suo intervento alla Lectio inauguralis della Eni Chair in Energy Markets (vd post di ieri), ha dichiarato che nel quadriennio 2012-2015 Eni prevede investimenti per "59,6 miliardi di euro", "piu' del 75% dei quali sarà destinato alle attività upstream, in particolare allo sviluppo di progetti sfidanti quali Zubair (Iraq), Junin 5 e Perla (Venezuela), Goliat (Norvegia) e Kashagan (Kazakistan)". Sardo ha inoltre spiegato che gli investimenti previsti "consentiranno di espandere la produzione di idrocarburi nel periodo 2012-2015 a un tasso di incremento medio annuo di oltre il 3%" .
 Questi numeri impressionanti, sottolinea Salvatore Sardo, sono "coerenti con un’azienda che, forse non tutti lo sanno, si colloca al 12° posto nel mondo per total assets nella classifica Mediobanca 2012 sulle multinazionali".

Il testo integrale dell'intervento di Salvatore Sardo è scaricabile dal sito Eni > >

sabato 9 giugno 2012

Nessuna correlazione tra terremoto ed attività di stoccaggio gas

"Nessuna correlazione tra terremoto ed attività petrolifere" assicura Assomineraria, che auspica una maggiore obiettività scientifica nel vagliare le cause del sisma in Emilia per evitare facili speculazioni e argomentazioni pretestuose che non solo non danno una spiegazione di quanto accaduto, ma procurano allarme sociale e provocano ancora più sconcerto tra coloro che sono stati colpiti dagli eventi.

Assomineraria si riferisce alle notizie apparse negli ultimi giorni su alcuni organi di stampa e in trasmissioni tv, come ad es. Report, che imputerebbero alle attività petrolifere di essere una delle cause del terremoto in Emilia Romagna,
L’argomento dovrebbe essere affrontato con il massimo rigore scientifico e proprio per dare un contributo alla comprensione di quanto accaduto, Assomineraria ha pubblicato un articolo del Prof. Carlo Doglioni, del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università La Sapienza di Roma, che, insieme a quello di Bologna, rappresenta il polo scientifico che più da vicino ha studiato per molti anni le relazioni tra attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nel territorio emiliano. Nella nota (http://www.assomineraria.org/news/attach/doglioni060612.pdf), si esclude qualsiasi correlazione tra il fenomeno sismico avvenuto in Emilia e le attività legate alla ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi.
 Inoltre, per completezza di informazione, Assomineraria ritiene importante aggiungere che nella zona colpita dal sisma, o in qualsiasi altra zona d'Italia, non sono mai state eseguite attività di “fracking” mirate alla produzione di “shale gas”.

giovedì 31 maggio 2012

Paolo Scaroni: "Caro-benzina? Colpa dello stile di vita"

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di eni, in occasione della sua partecipazione al Day Rotary Patavini, invitato dal dipartimento di Scienze economiche di Padova per affrontare il tema "Energia e politiche dello sviluppo", lancia una provocazione: "Ci lamentiamo per l'eccessivo costo della benzina? Per chi sta dalla parte dei Produttori costa, invece, fin troppo poco. E se il prezzo è considerato elevato, la colpa va attribuita al nostro stile di vita. Non siamo disposti, infatti, a rinunciare a nulla: ciò significa che il petrolio non ha raggiunto ancora un costo tale da essere ritenuto insostenibile e da provocare, quindi, un mutamento del nostro modo di vivere".
In un’epoca di consumi elevati come quella in cui stiamo vivendo, se il prezzo della benzina è così alto, dipende anche dal fatto che noi non riusciamo a farne a meno: consumiamo comunque così tanto che la benzina era e resta necessaria, quindi preziosa e costosa.

Paolo Scaroni - nell’affrontare il tema del caro-benzina - ha aggiunto che la crisi dell’Iran pesa ai 15 ai 20 dollari al barile: “È vero che sul prezzo del greggio influiscono speculazione e rischi internazionali, ma è altrettanto vero che l'Occidente non fa nulla per ridurre i consumi. In 20 anni il costo del petrolio è cresciuto di dieci volte, eppure i consumi non sono calati”.

Paolo Scaroni continua con una stoccata agli americani: “Se solo gli Stati Uniti sostituissero il loro parco auto - che in media divora un litro di carburante per ogni sette chilometri di strada - con vetture meno assetate, risparmierebbero ogni anno qualcosa come l'intera produzione di greggio dell'Iran. Ancora: se gli americani vivessero con temperature normali in casa, come in Europa, e se tutti usassimo auto a minor consumo, si arriverebbe a un 20% in meno di consumi nel mondo".

E il nostro Paese? “Abbiamo 26.000 pompe contro le 9.000 del Regno Unito. Se in Italia - dice Paolo Scaroni - accettassimo di avere meno stazioni di carburante in giro, otterremmo altri risparmi”.

Paolo Scaroni conclude fornendo altri dati: “Il consumo pro capite negli USA è di 25 barili all'anno, in Europa di 12. La Cina, accusata dall'Occidente di essere la causa di tutti i mali, ha un consumo di due barili a testa. In totale, utilizza l'8% del petrolio mondiale, contro il 18% dell'Europa e il 25% degli Usa”. Paolo Scaroni insiste: "Se abbiamo una visione comune per cui i consumi di petrolio sono incomprimibili, significa che i prezzi sono bassi".

venerdì 6 agosto 2010

Eolico: per Legambiente è efficiente e lontano dalle mafie

"L'eolico e' un settore strategico per il futuro dell'Italia. Occupa 25 mila persone e fornisce elettricita' per 4 milioni di famiglie. Il 'buon vento' rappresenta una componente fondamentale di una nuova economia che puo' essere ben integrata nel paesaggio e contribuire a risollevare dalla crisi il nostro Paese. Per questo l'eolico va difeso, con grande energia, dai fenomeni corruttivi e da qualsiasi tentativo d'infiltrazione d'interessi illeciti o, peggio ancora, della criminalita' organizzata".
Cosi' Legambiente ha voluto affrontare, per fare chiarezza, il tema dell'eolico e le polemiche che negli ultimi mesi hanno spesso accostato questa fonte energetica a inchieste della magistratura e a fenomeni illeciti.
E ha censito 7 inchieste rilevanti, condotte dal 2006 a oggi, che riguardano l'eolico.
Indagini che hanno conosciuto un'accelerazione a partire dal 2009 e che riguardano in particolare cinque regioni: Sardegna, Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. "Eppure - afferma - , nonostante la presenza invasiva in queste regioni delle organizzazioni mafiose e gli ovvi interessi di chi cerca ogni occasione per ottenere illegalmente facili profitti, l'eolico e' di gran lunga il settore economico meno condizionato da fenomeni criminali e d'illegalita'. Basta confrontare questi numeri con quelli del traffico illecito di rifiuti oppure con quelli del ciclo illegale del cemento. Nel periodo gennaio 2006 - luglio 2010 infatti, sono state compiute in Italia 111 operazioni contro i trafficanti di rifiuti con 609 arresti e 360 aziende coinvolte. Vale la pena sottolineare, peraltro, che delle indagini in corso sull'eolico soltanto una si e' già conclusa con una sentenza di condanna primo grado (l'operazione Eolo), mentre diverse non sono ancora arrivate alla fase del rinvio a giudizio".
Di piu': "grazie all'attività degli investigatori oggi non c'è pressoché traccia di energia eolica 'illegale' che viaggi nella rete elettrica (i provvedimenti cautelari scaturiti dalle inchieste sono quasi sempre stati emessi durante le fasi di progettazione e autorizzazione, bloccando gli impianti ancora sulla carta, prima che si realizzassero le opere e che i parchi cominciassero a produrre energia).
Inoltre, non e' possibile beneficiare di fondi europei o pubblici per la realizzazione degli impianti. Da tempo in Italia gli incentivi vengono concessi solo per l'energia elettrica effettivamente prodotta. Se le pale sono installate in aree dove non c'e' vento rimangono ferme. E poiche' gli impianti eolici si possono realizzare solo laddove il vento soffia davvero, il futuro di questa fonte energetica sta nel concorrere insieme alle altre rinnovabili in un processo di riconversione energetica e non di rappresentare l'alternativa, da sola, al petrolio. Insomma, i numeri sembrano smentire le accuse circolate in questi mesi riguardo alla permeabilita' di questo settore rispetto alla criminalità"
(Asca)

giovedì 15 luglio 2010

Paolo Scaroni: il risparmio è più vantaggioso delle rinnovabili

Secondo Paolo Scaroni, l'Ad di Eni, in Europa il consumo di petrolio può calare.

E' quanto Scaroni ha affermato intervenendo a margine di un panel sull'energia, nell'ambito della seconda edizione del Forum economico e finanziario per il Mediterraneo in corso a Milano.

Paolo Scaroni ha posto l'accento sul risparmio energetico, una soluzione che rispetto alle energie rinnovabili presenterebbe maggiori vantaggi in termini ambientali ed economici e “un potenziale che è il multiplo di qualunque cosa si possa immaginare in termini di rinnovabili”. Secondo Paolo Scaroni, “prima di immaginare di riempire con mulini a vento località che non hanno vento e di coprire il nostro scarso territorio con pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni, bisogna esplorare tutte le strade per risparmiare energia”.

Paolo Scaroni ha ricordato che gli Stati Uniti, “il Paese più sprecone al giorno in termini energetici”, consumano 26 barili di petrolio pro capite al giorno, mentre l'Europa (“più risparmiosa perché ci sono le accise sulla benzina”) ne consuma 12. “Senza voler portare il livello di vita dei cittadini europei a quello di Cina e India che consumano rispettivamente 2 e 1 barile al giorno - ha detto Paolo Scaroni - sono convinto che c'è facilmente spazio per un'Europa che consuma 9 barili di petrolio al giorno”.

Secondo Paolo Scaroni sono ancora “piuttosto lontani” i tempi per un utilizzo pieno dell'energia rinnovabile. “Prima che si possa scendere da 12 a 9 barili a colpi di rinnovabili, ne passa”, sottolinea Scaroni, quindi conviene puntare sul risparmio energetico, “il tasto più redditizio in termini ambientali e del portafoglio di noi europei”.

(Casaeclima.com)

martedì 15 giugno 2010

Cina: tasse sulle risorse naturali

Sarà la problematica regione autonoma dello Xinjiang, dove il confronto e lo scontro anche violento tra la popolazione autoctona dei musulmani uiguri e i coloni han cinesi non è mai cessato, a sperimentare il prelievo di tasse sulle risorse naturali che poi dovrebbe essere applicato a livello nazionale per contribuire a risparmiare risorse. Il governo comunista cinese ha preso ieri la decisione di istituire una nuova tassa sulle vendite di greggio e gas nello Xinjiang, presentando la cosa come un elemento di quel Piano di sostegno alla regione autonoma che era stato presentato a maggio in un workshop tenutosi a Pechino.

Un comunicato dell'Amministrazione di Stato per gli affari fiscali spiega che «Lo Xinjiang é ricco di risorse minerarie quali il petrolio greggio e il gas. Questa iniziativa pilota aiuterà a lanciare su scala nazionale una riforma delle tasse sulle risorse naturali. La riforma valorizzerà il concetto di risparmio delle risorse avanzato dal governo, la protezione dell'ambiente e lo sfruttamento ragionevole delle risorse naturali. Questo prelievo contribuisce anche alla realizzazione di una società che economizza le risorse e rispettosa dell'ambiente».

Il governo prelevava già prima tasse che potevano arrivare fino a 30 yuan (4,39 dollari) alla tonnellata sulle vendite di petrolio greggio e a 15 yuan per 1.000 m3 su quelle di gas naturale. In Cina il costo del greggio è agganciato a prezzi internazionali, mentre quello del gas è fissato dal governo centrale di Pechino, questo secondo l'Amministrazione di Stato per gli affari fiscali renderebbe più agevole istituire la nuova tassa che prevede un cambiamento in rapporto alle vecchie tasse basate sul prezzo alla produzione e fissa il tasso di prelievo al 5%.

La decisione "sperimentale" del governo arriva proprio mentre Lu Xuedu, il potente vice-presidente del Centro climatico nazionale della Cina ed ex membro del comitato esecutivo dell'Onu per l'approvazione dei progetti del Clean development mechanism (Cdm), stava dicendo ai giornalisti a Pechino che in Cina i volumi delle transazioni di carbonio sono destinato a rimanere bassi «Il mercato interno rimarrà probabilmente piccolo, perché basta farsi una semplice domanda: chi comprerà le emissioni in Cina?». Il problema è che, secondo il Protocollo di Kyoto, la Cina non ha nessun obbligo di ridurre le sue emissioni di CO2 e che quindi, secondo Lu, «I soli potenziali acquirenti sul mercato interno sono le grandi imprese o le celebrità ad alto reddito che cercano di migliorare la loro reputazione».

La Cina finora è stata un fornitore e non un acquirente di carbon credits, ma resta un Paese centrale all'interno del Cdm per l'enorme potenziale degli investimenti dei Paesi industrializzati in progetti di energie rinnovabili, risparmio energetico e recupero ambientale, un meccanismo noto come Certified emission reductions (Cer) che possono essere commercializzati o utilizzati dai Paesi industrializzati per rispettare i loro obiettivi nazionali vincolanti di emissioni di CO2.

Attualmente la Cina è il più grande fornitore di Cer a livello mondiale, ma i "developers" non sono stati ammessi a contrattare i crediti sul mercato interno. Per questo molte città, comprese metropoli gigantesche come Pechino e Shanghai puntano sui "new environmental exchanges", sperando che il mercato volontario delle emissioni riesca a colmare il divario tra le promesse del governo e la realtà dei fatti. Però, i volumi delle voluntary emission reductions (Ver) si sono rivelati trascurabili. In Cina ci sono stati solo circa 3.000 Ver, più o meno per un volume complessivo di 10.000 tonnellate. Una goccia rispetto ai 93 milioni di tonnellate di Ver che, secondo un rapporto pubblicato dal Bloomberg New Energy Finance, sarebbero state scambiate nel 2009, con un preoccupante calo del 27% rispetto al 2008.

«Su un totale di 2.214 progetti Cdm approvati dal Comitato esecutivo entro la metà di maggio, 851 hanno origine in Cina, il che la rende il Paese con il maggior "successo" Cdm - ha spiegato Lu - Ma c'è un arretrato di oltre 1.600 progetti cinesi ancora in attesa di approvazione». Questa posizione dominante della Cina nel meccanismo Cdm è molto criticata e desta ancora maggiori sospetti: in parecchi accusano le imprese cinesi e il governo comunista di produrre grandi quantità di progetti di bassa qualità che, con la scusa di tagliare le emissioni industriali alla fine hanno effetti molto dubbi sul reale taglio di sostanze come gli idrofluorocarburi e il protossido di azoto. Per questo il Comitato esecutivo Cdm è alle prese con un'enorme mole di controlli di qualità soprattutto riguardo agli impianti eolici che avrebbero già prezzi favorevoli rispetto all'energia prodotta e quindi non ammissibili ai finanziamenti Cdm, ora i controlli riguardano anche le centrali idroelettriche». Lu però sottolinea che «Il problema più grande per l'attuale mercato Cdm è la domanda, che rimane incerta quanto i potenziali investitori e sviluppatori di progetti chiedono chiarezza su ciò che accadrà dopo il 2012».

Lu Xuedu guarda con preoccupazione alla scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012 ma soprattutto è convinto che «Se gli Stati Uniti non avranno adottato la loro legislazione sul clima entro la fine di luglio, sarà improbabile che un nuovo accordo vincolante possa essere siglato a Cancun alla fine di quest'anno».
(www.greenreport.it)

lunedì 22 marzo 2010

L’energia e il suo utilizzo compatibile per l’ambiente

All’interno della “Settimana Europea dell’Energia Sostenibile”, Fondazione Idis-Città della Scienza e Ceicc-Napoli presentano a Città della Scienza, dal 22 al 26 marzo, un’iniziativa di Europe Direct: esperimenti interattivi e dimostrazioni scientifiche spiegheranno come in natura si produce energia.
Il consumo energetico è in costante aumento in Europa, accrescendo in tal modo la dipendenza dall’importazione di combustibili fossili e pregiudicando la sicurezza dell’approvvigionamento. L’uso intensivo dei combustibili fossili, inoltre, ha un impatto negativo sull’ambiente e non ci sono dubbi ormai sull’urgenza di ridurre le emissioni di anidride carbonica e rallentare il processo di riscaldamento globale.
Dal 22 al 26 Marzo, anche a Napoli, sarà promossa la “Settimana europea dell’energia sostenibile” (EUSEW 2010), un’iniziativa della Commissione Europea lanciata nel 2005 al fine di contribuire al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Unione nel settore delle fonti energetiche rinnovabili, dell’efficienza energetica, dei trasporti puliti e dei combustibili alternativi. La campagna, inoltre, costituisce un valido supporto alle azioni che i paesi dell’UE stanno attuando per rispettare i parametri fissati
dal Protocollo di Kyoto.
Una serie di esperimenti e dimostrazioni scientifiche illustreranno attraverso quali fonti naturali può avvenire la produzione energetica. Uno spazio importante sarà dedicato all’energia prodotta dai combustibili fossili – gas, petrolio, carbone – e dalle trasformazioni fisico-chimiche che si verificano durante i cicli di produzione. Infine, saranno affrontate le tematiche legate alle fonti energetiche non tradizionali – con particolare attenzione per l’energia solare e il fotovoltaico – e sarà proposta un’interessante dimostrazione scientifica: la produzione di biodiesel a partire da oli vegetali.
(da Rinnovabili.it)

mercoledì 20 maggio 2009

Incentivi per l'energia da biomasse. Confagricoltura ringrazia

Confagricoltura ha apprezzato l’approvazione in Senato della nuova tariffa facente parte dell’emendamento incluso nella legge 1195. Si tratta di incentivi sulla produzione di energia elettrica da biomasse pari a 0,28 €/Kwh. Questa tariffa, cumulabile con gli altri incentivi pubblici, sarà una buona opportunità per gli imprenditori agricoli e per le loro attività, anche perché consentirà indubbi vantaggi per gli investimenti degli imprenditori agricoli, un consistente risparmio nella bolletta energetica nazionale a causa delle minori quantità di petrolio da importare, una minore produzione di CO2 da combustibili fossili e un migliore utilizzo dei rifiuti urbani.
Soddisfatta Confagricoltura, secondo cui le nuove energie “costituiscono una chance in più per far emergere il ruolo protagonista degli agricoltori nella green economy e nello sviluppo del Paese”.
(da Rinnovabili.it)

venerdì 10 aprile 2009

Forti rincari del petrolio, in salita riso e zucchero

Il piano di stimolo dell'economia lanciato dal Giappone, più ricco del previsto, e la buona performance delle Borse hanno generato fiducia sui mercati delle materie prime, alla vigilia della chiusura festiva per il Venerdì santo. L'effetto rialzista si è visto soprattutto sul petrolio, che in una sola seduta ha recuperato quasi il 6% (il Wti ha concluso a 52,24 $/barile), e sui metalli non ferrosi, tutti in forte progresso al London Metal Exchange. Il balzo più consistente l'ha fatto il piombo, che salendo del 5,2% si è portato ai massimi da ottobre. Record da 5 mesi anche per il rame, in rialzo di oltre il 3% anche grazie al nuovo calo di scorte. Hanno finito la seduta in terreno positivo anche la maggior parte delle commodities agricole. I rialzi sono stati moderati (inferiori all'1%) per caffè e cacao, mentre lo zucchero (grezzo e raffinato) ha guadagnato oltre il 2%. Al Cbot spicca il +3,9% del riso grezzo, spinto dalla previsione dell'Usda di consumi record negli Stati Uniti. I semi di soia, poco variati, si confermano ai massimi da 2 mesi, mentre frumento e mais hanno ceduto quasi il 2%. (da Il Sole 24 Ore)

Metti l'alga nel serbatoio

Un pieno di alghe. Potrebbe essere questa, tra poco, la richiesta da rivolgere al benzinaio, che magari non si chiamerà neanche più così, e che invece di fare il pieno di gasolio riempirà il serbatoio con un carburante che deriva dalle alghe. Organismo di struttura semplice, unicellulare o pluricellulare, che produce ossigeno ed era già presente in natura oltre un miliardo e mezzo di anni fa, se capita tra i piedi d'estate, l'alga fa solo ribrezzo. E invece è in grado di fornire una biomassa che non ha bisogno di terre arabili per essere prodotta, come accade invece per il mais o la soia, accusate (anche dall'Ocse) di essere causa di deforestazione e fame quando utilizzate come biocarburanti. L'alga può essere coltivata al chiuso, in serre riscaldate, oppure all'aperto, in uno stagno o in acqua marina anche inquinata, perché si nutre dei contenuti delle acque reflue e di anidride carbonica. Si moltiplica velocemente, garantendo anche 50 raccolti all'anno e può produrre, per ettaro, 15 volte più biodiesel di altre coltivazioni (come l'olio di palma). Gli ostacoli alla sua produzione sono legati alla disponibilità commerciale e ai prezzi di mercato: la sfida più grande per la ricerca è fare in modo che il processo di decomposizione della biomassa avvenga in un tempo tale da permettere alla produzione di biocarburante da alga di essere economicamente competitiva oltre che sostenibile, il tutto a un costo inferiore ai 60 dollari al barile. Ad oggi, teoricamente, si stima una resa possibile tra i 1.000 e i 20 mila litri di biocarburante per ettaro, a seconda della specie di alga coltivata. Facendo due rapidi calcoli, visto che il potenziale di produzione dei soli Stati Uniti si aggira intorno ai 16 milioni ettari, gli Usa potrebbero produrre abbastanza alghe da sostituire completamente il petrolio come carburante e lasciare all'agricoltura 180 milioni di ettari di terreni agricoli per uso alimentare. Secondo l'European biodiesel board (Ebb), che pochi giorni fa ha tenuto a battesimo l'European algae biomass association, la nuova piattaforma europea per lo sviluppo dei biocarburanti e delle bioenergie, l'Italia è uno dei paesi in cui la sperimentazione sulle alghe ha raggiunto i livelli più avanzati. Il 24 marzo scorso, il porto di Venezia, ad esempio, ha annunciato il lancio della prima centrale ad alghe italiana, che sarà operativa nei prossimi due o tre anni. «L'idea di fondo è di produrre non solo biocarburanti, ma bioenergia. Questo significa coltivare le alghe all'interno di appositi bioreattori, poi bruciarle come biomassa e recuperare la CO2 emessa per nutrire le nuove alghe nei bioreattori». Che quello delle alghe sia un business ghiotto lo dimostrano diversi esperimenti condotti da grandi compagnie petrolifere, tra cui anche l'Eni. Solo qualche giorno fa l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha spiegato che lo sfruttamento delle alghe è la strada giusta per i biocarburanti, perché garantisce energia pulita e riduzione di emissioni e dà risultati migliori della colza su cui stanno puntando forte Brasile, Stati Uniti e l'Estremo oriente. Ma l'ultima novità nel settore viene da Shell, che ha annunciato l'avvio dei lavori per costruire alle Hawaii la prima raffineria di alghe da combustibile. Ancora, l'americana Solazyme, specializzata in biologia sintetica, ha annunciato una partnership con Chevron per produrre e distribuire, entro i prossimi tre anni, biocarburante proveniente dalle alghe in grado di sostituire il diesel tradizionale. Non solo, ha anche ricevuto un finanziamento da 45 milioni di dollari per sviluppare il progetto e ha presentato la nuova Mercedes C320, alimentata proprio ad alghe.Sempre negli Stati Uniti, Boeing e Honeywell hanno creato Users Group, un consorzio che ha l'obiettivo di testare la produzione di biodiesel da alghe per i motori degli aerei. E un'altra americana, GreenFuel, ha annunciato di star avviando, in Spagna, un progetto di coltivazione in serra di 100 ettari di alghe. L'investimento previsto è di 92 milioni di dollari e la produzione stimata di 25 mila tonnellate di alghe da destinare al biodiesel. (da Milano Finanza)

giovedì 9 aprile 2009

Nuova zampata in Russia dell'Eni

(da "Il Mattino") Nuova zampata in Russia dell'Eni, che ieri (7 aprile) a Mosca ha siglato una serie di accordi con le principali società energetiche del Paese per collaborazioni anche all'estero e ha incassato un assegno da 4,2 miliardi di dollari (3,2 miliardi di euro) da Gazprom: il colosso russo del gas ha infatti esercitato alla fine dei due anni previsti la call option su Gazprom Neft, uno degli asset ex Yukos acquistati all'asta nell'aprile 2007. Le intese sono state firmate nell'ambito del forum italo-russo, che vede la più grande missione di sistema mai organizzata dall'Italia in Russia, con oltre mille imprenditori guidati dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: 40 di loro, il gotha dell'industria italiana, da Eni a Enel a Finmeccanica, sono stati ricevuti dal presidente Dmitri Medvedev al Cremlino. Negli ultimi tempi sembrava che Gazprom potesse rinunciare a Gazprom Neft, anche a causa della crisi mondiale e dei conseguenti problemi di liquidità, per di più in un momento svantaggioso essendo le azioni cadute ben sotto il prezzo dell'opzione. Ma, secondo fonti di stampa russe, il premier Vladimir Putin sarebbe intervenuto per realizzare l'operazione, che sarà finanziata attraverso prestiti da parte di banche statali. Eni ha inoltre firmato una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali società energetiche russe (Inter Rao Ues, Rosneft, Transneft e Stroitransgas) con le quali avvierà un ampio programma di cooperazione strategica in vari ambiti. In particolare, Eni ha siglato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, anche in Paesi stranieri. Questi accordi, hanno sottolineato Putin e Scaroni, consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa. «Continuiamo a essere il loro partner favorito», ha aggiunto l'amministratore delegato di Eni. Ma alcune delle operazioni ventilate nei giorni scorsi sono state rinviate a fine aprile, per definire meglio i negoziati e suggellarli con un bilaterale tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo collega Putin. Si tratta del potenziamento del gasdotto South Stream e dell'acquisto da parte di Gazprom, tramite un'altra call option, del 51% di Severenergia, il consorzio di Eni ed Enel che detiene gli asset ex Yukos e nel quale le due società italiane dimezzerebbero le quote, passando rispettivamente al 30% e al 20%. «Firmeremo entro aprile. L'occasione sarà la prossima bilaterale dei presidenti del Consiglio italiano e russo», ha assicurato l'amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Anche l'ad di Eni Scaroni ha rinviato alla stessa bilaterale l'accordo sul rafforzamento della capacità del South Stream, che richiede la garanzia di una maggiore offerta di gas russo, come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Abbiamo firmato le questioni di carattere più commerciale; quelle di rilevanza più strategica ci è sembrato più opportuno siano trattate in un incontro fra Berlusconi e Putin», ha spiegato Scaroni. Il mosaico energetico è ampio e ci sono altre tessere da sistemare, come l'ingresso di Gazprom nella società che gestirà il giacimento di petrolio libico Elephant, dove Eni ha una partecipazione rilevante.

mercoledì 8 aprile 2009

E il petrolio viaggia con il made in Italy

È una scommessa iniziata nel 2005. Un progetto ambizioso: fare concorrenza ai russi a casa loro trasportando prodotti petroliferi sul Volga, Don fino al Mar Caspio e Mar Nero. Quattro anni dopo, Federica Barbaro, amministratore delegato del gruppo armatoriale Barbaro, può dichiarare vinta la scommessa: il gruppo siciliano ha conquistato la seconda posizione per quote di mercato in Russia e, con 30 dipendenti e 150 marittimi, la base operativa di Samara rappresenta uno dei principali investimenti italiani nelle ex Repubbliche sovietiche. In Russia serve il colosso Tnk-Bp, ma ha clienti in Turkmenistan, Ucraina, Kazakhstan, fino all’Iran. «Abbiamo investito 150 milioni di dollari nel progetto. Abbiamo 4 navi in costruzione in Russia, 4 in Cina e 2 in Corea — racconta la Barbaro, ottava generazione di armatori e dal 2001 amministratore delegato del gruppo di famiglia —. Si tratta di chiatte fluviali, rimorchiatori e navi fluvio-marittime per trasporto di prodotti petroliferi e olii vegetali 'classe ghiaccio'». A Mosca, nel corso della missione Italia-Russia, la Barbaro ha annunciato un nuovo investimento da 80 milioni di euro, finanziato da Intesa Sanpaolo, e la firma di due ordini per nuovi rimorchiatori. «Si tratta di una nicchia di business — precisa l’amministratore delegato del gruppo, a cui fa capo una flotta di 30 navi, e 160 milioni di dollari di fatturato l’anno —.Ma in tempi di crisi garantisce buoni margini e in cui continuiamo a investire. Oggi realizziamo qui il 20% del fatturato ma contiamo di portare la quo ta al 35%». ( da Il Corriere della Sera)

ENI E GAZPROM, ACCORDO DA 4,2 MILIARDI

Eni e Gazprom hanno firmato oggi a Mosca un accordo per la cessione del 20% di Gazpromneft da Eni a Gazprom. Ad annunciarlo e' stato l'ad di Eni, Paolo Scaroni, che ha precisato: "Gazprom ha esercitato l'opzione e ci paghera' 4,2 miliardi di dollari che e' esattamente il prezzo da noi pagato piu' gli interessi". Il top manager ha aggiunto che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane". Si tratta di "importanti accordi che rappresentano un ulteriore passo in avanti della cooperazione strategica in campo energetico tra Italia e Federazione Russa", spiega la nota, precisando che in particolare "le parti svilupperanno progetti congiunti in Russia e fuori dalla Russia, sulla base del principio di reciprocita', in linea con la nuova politica energetica russa". Piu' nel dettaglio, "Eni inoltre ha firmato sotto il patrocinio del governo russo una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali societa' energetiche russe (Inter Rao UES, Rosneft, Transneft e Stroytransgas) con le quali avviera' un ampio programma di cooperazione strategica che riguardera' vari ambiti del settore energetico". In particolare, Enipower e Inter Rao UES hanno firmato un accordo per analizzare progetti congiunti in Russia e paesi terzi. Eni ha inoltre firmato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, sempre in Russia e all'estero. Questi accordi, si legge sempre nella nota, "consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente lasicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa". Scaroni, nel corso dellaconferenza stampa nell'ambito del vertice Italia-Russia, ha precisato che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane quando ci sara' incontro tra Berlusconi e Putin". L'ad di Eni ha aggiunto che il Cane a sei zampe ha iniziato ad ampliare i rapporti con le altre aziende del settore energetico russo. Secondo Scaroni i memorandum sottoscritti dall'azienda eneregtica italiana "prevedono la possibilita' di collaborazione in Russia e fuori della Russia". Marco Alvera',responsabile per la Russia della divisione E&p di Eni, intervendo all'incontro con i giornalisti ha affermato che con Rosneft, l'equivalente di Gazprom nel petrolio, vi sono accordi per "cooperazione nei settori upstream e downstream". Il memorandum con Trasnfet riguarda la "creazione di gruppi di lavoro per possibilita' di collaborazione tra le due aziende". Per il settore elettrico due memorandum con InterRao danno il via a gruppi di lavoro su comuni in Russia e paesi terzi. (Agi)

martedì 7 aprile 2009

La denuncia delle imprese: la bolletta elettrica non cala

Ancora in caduta i consumi elettrici: Terna ha rilevato che in marzo la domanda è scesa del 7% (-8% in febbraio). Non scendono invece i prezzi della corrente industriale: moltissime imprese sono vincolate a contratti a lungo termine e a tariffa bloccata, stipulati quando il petrolio era al massimo. I prezzi industriali secondo l'Istat sono invece scesi dello 0,6% mensile e del 2,8% rispetto a febbraio 2008. (Da Il Sole 24 Ore)

domenica 5 aprile 2009

Le riserve di petrolio hanno registrato un aumento di 2,8 milioni di barili

L'ultima settimana di contrattazioni ha avuto un andamento piuttosto contrastato, con l'E-Mini Crude Oil future che ha sostanzialmente seguito l'andamento dei listini azionari, pagando una violenta correzione iniziale, per poi trovare un importante riscatto nella seconda parte dell'ottava. Le rinnovate preoccupazioni sulla solidità delle principali economie mondiali e i conseguenti effetti di una recessione, che non potrà essere smaltita in tempi brevi e che imporrà quindi una duratura contrazione della domanda, si sono tradotte nella violenta caduta di lunedì 30 marzo, quando il derivato ha ceduto la soglia psicologica a 50 dollari, lasciando sul terreno oltre l'8%. Il timido rimbalzo della giornata successiva si è poi arrestato proprio a quota 50, mentre mercoledì è arrivata una nuova spinta ribassista dai dati sulle scorte Usa, che hanno imposto un'ulteriore correzione fino a 47,25 dollari (minimo settimanale). Secondo quanto riportato dal dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, le riserve di greggio hanno infatti registrato un aumento di 2,8 milioni di barili, decisamente superiore alle attese. In rialzo anche le scorte di benzina (+2,2 milioni) e di distillati (+0,3 milioni). A pesare sul prezzo del greggio sono state anche le sorprendenti dichiarazioni di Abdullah al-Attiyah, ministro dell'Energia del Qatar, secondo cui l'attuale quotazione attorno ai 50 dollari sarebbe «ragionevole»: dopo aver più volte auspicato un ritorno verso quota 70, sembrano quindi arrivare nuovi segnali distensivi da parte dell'Opec, che aveva già chiuso la sua ultima riunione sconfessando le previsioni di un nuovo taglio della produzione.Nella seconda parte dell'ottava la dinamica dei prezzi ha peraltro registrato una secca inversione positiva, con il principale future quotato sul Nymex che si è rilanciato fino a ridosso di quota 54, cavalcando la reazione euforica dei mercati azionari alle decisioni prese nel corso del G20 di Londra: gli ingenti fondi stanziati per il rilancio dell'economia potrebbero infatti favorire anche una ripresa della domanda di materie prime. Graficamente, il recupero di 50 dollari ha ripristinato un quadro tecnico sostanzialmente analogo a quello della settimana precedente, con il derivato che potrà provare ad allungare verso quota 56 prima ed eventualmente fino a ridosso di 60 dollari. Al ribasso, i minimi delle ultime sedute in area 47,50-47,25 potranno invece affiancarsi alla soglia psicologica dei 50 dollari, come base d'appoggio di un'eventuale nuova correzione. (Da Milano Finanza)

giovedì 2 aprile 2009

Energia, Scaroni: per le aziende risparmi del 30%

Pronti a regalare ai cittadini e alle imprese italiane nuovi e sostanziosi sconti sull'energia, sfruttando ogni margine consentito dal calo delle quotazioni internazionali di petrolio e gas. Paolo Scaroni, numero uno dell'Eni, quantifica i ribassi dell'anno in corso addirittura nel 30% per il sistema delle imprese e in 1.200 euro l'anno in media per le famiglie: «più o meno l'equivalente di una quattordicesima ». Teatro degli annunci è la commissione Industria del Senato, in un'audizione sulla dinamica dei prezzi petroliferi. E il numero uno dell'Eni ne approfitta per ribadire tutta la sua contrarietà al progetto tanto caro all'Authority per l'energia, e sostenuto dalle principali associazioni dei consumatori, di prolungare i tetti antitrust imposti all'Eni fino al 2010 per l'importazione e la vendita di gas sul mercato italiano.Eni pronto a trasferire tutti i vantaggi della sua espansione internazionale ai nostri consumatori, insiste in sostanza Scaroni. Che chiede sostegno e non "penalizzazioni". Il prolungamento dei tetti antitrust è dunque «anacronistico, vista la situazione attuale ». Tanto più che la quota Eni sul mercato italiano del gas «è la più bassa rispetto agli altri competitor europei: in Italia è pari al 64% rispetto all'84% di Gaz de France». E intanto «i nostri prezzi del gas sono assolutamente allo stesso livello degli altri ». Guai dunque a introdurre vincoli «che gli altri non prevedono » e che sarebbero «in contraddizione con la sicurezza degli approvvigionamenti».L'audizione al Senato è servita anche a fare il punto sull'espansione internazionale del nostro gruppo energetico. Per i diritti di sfruttamento del giacimento irakeno di Nassirya «oggi o domani presenteremo l'offerta da soli» ha detto Scaroni, che però non esclude di coinvolgere successivamente altri operatori. La risposta dagli irakeni alle offerte? «Non prima di una ventina di giorni».Intanto si conferma un vero tormento la partecipazione Eni ai consorzi per lo sfruttamento delle risorse energetiche del Caspio. Nei ripetuti punzecchiamenti del governo kazako sugli aspetti economici di queste operazioni da registrare la pretesa, formalizzata ieri, di un rimborso fiscale da 66 milioni di dollari a carico della filiale locale dell'Agip.«Tutto nasce dalle modalità con le quali abbiamo pagato le tasse di importazione di due elicotteri al servizio delle nostre attività di estrazione. Ma chiariremo tutto » spiegano all'Eni. (Dal Sole 24 Ore)