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giovedì 31 maggio 2012

Paolo Scaroni: "Caro-benzina? Colpa dello stile di vita"

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di eni, in occasione della sua partecipazione al Day Rotary Patavini, invitato dal dipartimento di Scienze economiche di Padova per affrontare il tema "Energia e politiche dello sviluppo", lancia una provocazione: "Ci lamentiamo per l'eccessivo costo della benzina? Per chi sta dalla parte dei Produttori costa, invece, fin troppo poco. E se il prezzo è considerato elevato, la colpa va attribuita al nostro stile di vita. Non siamo disposti, infatti, a rinunciare a nulla: ciò significa che il petrolio non ha raggiunto ancora un costo tale da essere ritenuto insostenibile e da provocare, quindi, un mutamento del nostro modo di vivere".
In un’epoca di consumi elevati come quella in cui stiamo vivendo, se il prezzo della benzina è così alto, dipende anche dal fatto che noi non riusciamo a farne a meno: consumiamo comunque così tanto che la benzina era e resta necessaria, quindi preziosa e costosa.

Paolo Scaroni - nell’affrontare il tema del caro-benzina - ha aggiunto che la crisi dell’Iran pesa ai 15 ai 20 dollari al barile: “È vero che sul prezzo del greggio influiscono speculazione e rischi internazionali, ma è altrettanto vero che l'Occidente non fa nulla per ridurre i consumi. In 20 anni il costo del petrolio è cresciuto di dieci volte, eppure i consumi non sono calati”.

Paolo Scaroni continua con una stoccata agli americani: “Se solo gli Stati Uniti sostituissero il loro parco auto - che in media divora un litro di carburante per ogni sette chilometri di strada - con vetture meno assetate, risparmierebbero ogni anno qualcosa come l'intera produzione di greggio dell'Iran. Ancora: se gli americani vivessero con temperature normali in casa, come in Europa, e se tutti usassimo auto a minor consumo, si arriverebbe a un 20% in meno di consumi nel mondo".

E il nostro Paese? “Abbiamo 26.000 pompe contro le 9.000 del Regno Unito. Se in Italia - dice Paolo Scaroni - accettassimo di avere meno stazioni di carburante in giro, otterremmo altri risparmi”.

Paolo Scaroni conclude fornendo altri dati: “Il consumo pro capite negli USA è di 25 barili all'anno, in Europa di 12. La Cina, accusata dall'Occidente di essere la causa di tutti i mali, ha un consumo di due barili a testa. In totale, utilizza l'8% del petrolio mondiale, contro il 18% dell'Europa e il 25% degli Usa”. Paolo Scaroni insiste: "Se abbiamo una visione comune per cui i consumi di petrolio sono incomprimibili, significa che i prezzi sono bassi".

giovedì 15 luglio 2010

Paolo Scaroni: il risparmio è più vantaggioso delle rinnovabili

Secondo Paolo Scaroni, l'Ad di Eni, in Europa il consumo di petrolio può calare.

E' quanto Scaroni ha affermato intervenendo a margine di un panel sull'energia, nell'ambito della seconda edizione del Forum economico e finanziario per il Mediterraneo in corso a Milano.

Paolo Scaroni ha posto l'accento sul risparmio energetico, una soluzione che rispetto alle energie rinnovabili presenterebbe maggiori vantaggi in termini ambientali ed economici e “un potenziale che è il multiplo di qualunque cosa si possa immaginare in termini di rinnovabili”. Secondo Paolo Scaroni, “prima di immaginare di riempire con mulini a vento località che non hanno vento e di coprire il nostro scarso territorio con pannelli solari che usano una tecnologia vecchia di 80 anni, bisogna esplorare tutte le strade per risparmiare energia”.

Paolo Scaroni ha ricordato che gli Stati Uniti, “il Paese più sprecone al giorno in termini energetici”, consumano 26 barili di petrolio pro capite al giorno, mentre l'Europa (“più risparmiosa perché ci sono le accise sulla benzina”) ne consuma 12. “Senza voler portare il livello di vita dei cittadini europei a quello di Cina e India che consumano rispettivamente 2 e 1 barile al giorno - ha detto Paolo Scaroni - sono convinto che c'è facilmente spazio per un'Europa che consuma 9 barili di petrolio al giorno”.

Secondo Paolo Scaroni sono ancora “piuttosto lontani” i tempi per un utilizzo pieno dell'energia rinnovabile. “Prima che si possa scendere da 12 a 9 barili a colpi di rinnovabili, ne passa”, sottolinea Scaroni, quindi conviene puntare sul risparmio energetico, “il tasto più redditizio in termini ambientali e del portafoglio di noi europei”.

(Casaeclima.com)

giovedì 24 giugno 2010

Censis, un'industria con un valore sociale

L'industria energetica italiana ha un "valore sociale" alla luce dei 230 miliardi di euro di fatturato, dei 118 mila addetti, degli investimenti sul territorio per almeno 16 miliardi di euro l'anno. E' quanto evidenzia un'analisi del Censis per conto di Confindustria Energia da cui emerge tuttavia che servono politiche di medio-lungo termine. Due i rischi potenziali: la farraginosita' delle procedure autorizzative a livello nazionale e territoriale, insieme alla forte conflittualita' locale innescata dalla realizzazione di nuove infrastrutture, possono determinare il blocco degli investimenti, sia nell'ambito dello sfruttamento delle risorse energetiche nazionali, sia in quello delle fonti rinnovabili. La carenza di adeguate politiche energetiche di medio-lungo termine puo' determinare un impoverimento tecnologico e delle competenze che storicamente in Italia ci sono state e continuano ad esserci, riducendo il Paese a mero importatore di prodotti e tecnologie. In ogni caso, i numeri parlano di un'industria sana. La platea degli utenti dell'energia e' composta da milioni di cittadini e di imprese che la utilizzano quotidianamente nelle sue varie forme e per vari scopi. Per usi civili, i 24 milioni di famiglie italiane consumano annualmente 68,4 TWh di energia elettrica, 30,2 miliardi di metri cubi di gas naturale (i Comuni serviti sono 6.500, le utenze sono 21,4 milioni), 2,2 milioni di tonnellate di Gpl (1,6 milioni di utenze con piccoli serbatoi, 25 milioni di bombole in circolazione, 640 Comuni serviti da reti urbane Gpl), 2 milioni di tonnellate di gasolio per riscaldamento. Nei trasporti, vengono consumati 11 milioni di tonnellate di benzina l'anno (da 19,4 milioni di automobili), 26 milioni di tonnellate di gasolio (da 12,8 milioni di automobili, 4,3 milioni di veicoli commerciali e industriali e 93.200 autobus), 1 milione di tonnellate di Gpl (da 1,1 milioni di veicoli) e 670 milioni di metri cubi di gas naturale (da 506 mila veicoli).
(AGI)

venerdì 10 aprile 2009

Metti l'alga nel serbatoio

Un pieno di alghe. Potrebbe essere questa, tra poco, la richiesta da rivolgere al benzinaio, che magari non si chiamerà neanche più così, e che invece di fare il pieno di gasolio riempirà il serbatoio con un carburante che deriva dalle alghe. Organismo di struttura semplice, unicellulare o pluricellulare, che produce ossigeno ed era già presente in natura oltre un miliardo e mezzo di anni fa, se capita tra i piedi d'estate, l'alga fa solo ribrezzo. E invece è in grado di fornire una biomassa che non ha bisogno di terre arabili per essere prodotta, come accade invece per il mais o la soia, accusate (anche dall'Ocse) di essere causa di deforestazione e fame quando utilizzate come biocarburanti. L'alga può essere coltivata al chiuso, in serre riscaldate, oppure all'aperto, in uno stagno o in acqua marina anche inquinata, perché si nutre dei contenuti delle acque reflue e di anidride carbonica. Si moltiplica velocemente, garantendo anche 50 raccolti all'anno e può produrre, per ettaro, 15 volte più biodiesel di altre coltivazioni (come l'olio di palma). Gli ostacoli alla sua produzione sono legati alla disponibilità commerciale e ai prezzi di mercato: la sfida più grande per la ricerca è fare in modo che il processo di decomposizione della biomassa avvenga in un tempo tale da permettere alla produzione di biocarburante da alga di essere economicamente competitiva oltre che sostenibile, il tutto a un costo inferiore ai 60 dollari al barile. Ad oggi, teoricamente, si stima una resa possibile tra i 1.000 e i 20 mila litri di biocarburante per ettaro, a seconda della specie di alga coltivata. Facendo due rapidi calcoli, visto che il potenziale di produzione dei soli Stati Uniti si aggira intorno ai 16 milioni ettari, gli Usa potrebbero produrre abbastanza alghe da sostituire completamente il petrolio come carburante e lasciare all'agricoltura 180 milioni di ettari di terreni agricoli per uso alimentare. Secondo l'European biodiesel board (Ebb), che pochi giorni fa ha tenuto a battesimo l'European algae biomass association, la nuova piattaforma europea per lo sviluppo dei biocarburanti e delle bioenergie, l'Italia è uno dei paesi in cui la sperimentazione sulle alghe ha raggiunto i livelli più avanzati. Il 24 marzo scorso, il porto di Venezia, ad esempio, ha annunciato il lancio della prima centrale ad alghe italiana, che sarà operativa nei prossimi due o tre anni. «L'idea di fondo è di produrre non solo biocarburanti, ma bioenergia. Questo significa coltivare le alghe all'interno di appositi bioreattori, poi bruciarle come biomassa e recuperare la CO2 emessa per nutrire le nuove alghe nei bioreattori». Che quello delle alghe sia un business ghiotto lo dimostrano diversi esperimenti condotti da grandi compagnie petrolifere, tra cui anche l'Eni. Solo qualche giorno fa l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha spiegato che lo sfruttamento delle alghe è la strada giusta per i biocarburanti, perché garantisce energia pulita e riduzione di emissioni e dà risultati migliori della colza su cui stanno puntando forte Brasile, Stati Uniti e l'Estremo oriente. Ma l'ultima novità nel settore viene da Shell, che ha annunciato l'avvio dei lavori per costruire alle Hawaii la prima raffineria di alghe da combustibile. Ancora, l'americana Solazyme, specializzata in biologia sintetica, ha annunciato una partnership con Chevron per produrre e distribuire, entro i prossimi tre anni, biocarburante proveniente dalle alghe in grado di sostituire il diesel tradizionale. Non solo, ha anche ricevuto un finanziamento da 45 milioni di dollari per sviluppare il progetto e ha presentato la nuova Mercedes C320, alimentata proprio ad alghe.Sempre negli Stati Uniti, Boeing e Honeywell hanno creato Users Group, un consorzio che ha l'obiettivo di testare la produzione di biodiesel da alghe per i motori degli aerei. E un'altra americana, GreenFuel, ha annunciato di star avviando, in Spagna, un progetto di coltivazione in serra di 100 ettari di alghe. L'investimento previsto è di 92 milioni di dollari e la produzione stimata di 25 mila tonnellate di alghe da destinare al biodiesel. (da Milano Finanza)

giovedì 9 aprile 2009

Greggio, scorte ancora in salita

La cura Opec non basta, per ora, a riportare l'equilibrio nel mercato petrolifero. Le scorte continuano a crescere nonostante la chiusura dei rubinetti, a dimostrazione che la crisi morde sui consumi. I prezzi, saliti sull'entusiasmo delle borse fino a 54 $/ bbl, sono scesi ieri sotto i 50$ per poi salire in chiusura a 51,59 $ per il Brent scadenza maggio e a 49,38 per il Wti. I margini di lavorazione "soffrono" e spesso mostrano il segno negativo per i raffinatori europei; perdono terreno i ricavi del gasolio, dove si sente anche la competizione del mercato orientale (l'indiana Reliance vende gasolio in Mediterraneo) e dell'olio combustibile (per i ridotti consumi di bunker).Dai dati del Dipartimento Usa dell'Energia si conferma che le raffinerie americane procedono all'82% della capacità. Negli Stati Uniti crescono le scorte di greggio (+1,6 milioni di barili, ai massimi degli ultimi 16 anni) e di benzina (+0,6) e scendono i distillati (-3,4). Ai minimi invece l'appetito dei raffinatori, con conseguente forte flessione dei differenziali e discesa record dei noli delle petroliere.....Visto che si parla di nuove regole della finanza, sarebbe il momento giusto per restringere la platea degli investitori petroliferi e per evitare che il future sia solo un veicolo per aumentare il costo dell'energia in un momento così drammatico per l'economia mondiale. Ad esempio si potrebbe imporre che per i futures petroliferi sia ben presente e accessibile l'opzione di consegna fisica del greggio. (da Il Sole 24 Ore)

domenica 5 aprile 2009

Le riserve di petrolio hanno registrato un aumento di 2,8 milioni di barili

L'ultima settimana di contrattazioni ha avuto un andamento piuttosto contrastato, con l'E-Mini Crude Oil future che ha sostanzialmente seguito l'andamento dei listini azionari, pagando una violenta correzione iniziale, per poi trovare un importante riscatto nella seconda parte dell'ottava. Le rinnovate preoccupazioni sulla solidità delle principali economie mondiali e i conseguenti effetti di una recessione, che non potrà essere smaltita in tempi brevi e che imporrà quindi una duratura contrazione della domanda, si sono tradotte nella violenta caduta di lunedì 30 marzo, quando il derivato ha ceduto la soglia psicologica a 50 dollari, lasciando sul terreno oltre l'8%. Il timido rimbalzo della giornata successiva si è poi arrestato proprio a quota 50, mentre mercoledì è arrivata una nuova spinta ribassista dai dati sulle scorte Usa, che hanno imposto un'ulteriore correzione fino a 47,25 dollari (minimo settimanale). Secondo quanto riportato dal dipartimento dell'energia degli Stati Uniti, le riserve di greggio hanno infatti registrato un aumento di 2,8 milioni di barili, decisamente superiore alle attese. In rialzo anche le scorte di benzina (+2,2 milioni) e di distillati (+0,3 milioni). A pesare sul prezzo del greggio sono state anche le sorprendenti dichiarazioni di Abdullah al-Attiyah, ministro dell'Energia del Qatar, secondo cui l'attuale quotazione attorno ai 50 dollari sarebbe «ragionevole»: dopo aver più volte auspicato un ritorno verso quota 70, sembrano quindi arrivare nuovi segnali distensivi da parte dell'Opec, che aveva già chiuso la sua ultima riunione sconfessando le previsioni di un nuovo taglio della produzione.Nella seconda parte dell'ottava la dinamica dei prezzi ha peraltro registrato una secca inversione positiva, con il principale future quotato sul Nymex che si è rilanciato fino a ridosso di quota 54, cavalcando la reazione euforica dei mercati azionari alle decisioni prese nel corso del G20 di Londra: gli ingenti fondi stanziati per il rilancio dell'economia potrebbero infatti favorire anche una ripresa della domanda di materie prime. Graficamente, il recupero di 50 dollari ha ripristinato un quadro tecnico sostanzialmente analogo a quello della settimana precedente, con il derivato che potrà provare ad allungare verso quota 56 prima ed eventualmente fino a ridosso di 60 dollari. Al ribasso, i minimi delle ultime sedute in area 47,50-47,25 potranno invece affiancarsi alla soglia psicologica dei 50 dollari, come base d'appoggio di un'eventuale nuova correzione. (Da Milano Finanza)

lunedì 23 marzo 2009

Brent sui massimi

Settimana molto positiva per l'E-Mini Crude Oil future, con il derivato che ha forzato la soglia psicologica a 50 dollari per la prima volta dallo scorso 6 gennaio, fissando i nuovi massimi dell'anno a quota 53: a favorire il nuovo rialzo dei prezzi è stato soprattutto il forte calo pagato dal dollaro nei confronti di tutte le altre principali valute, dopo l'annuncio da parte della Federal Reserve, di un massiccio piano di acquisti (oltre 1.000 miliardi di dollari in tutto) di titoli di stato a lungo termine e di obbligazioni legate ai mutui. Un ulteriore input rialzista è arrivato anche da alcune dichiarazioni di membri dell'Opec, che hanno manifestato l'intenzione di spingere le quotazioni verso i 70 dollari al barile. I principali sostenitori di questa politica (Algeria, Iran e Venezuela su tutti) sono peraltro usciti sconfitti dalla riunione di Vienna di domenica scorsa, in cui non è maturato alcun intervento sulla produzione, a dispetto di un'aspettativa generale che scontava un taglio di almeno 1 milione di barili. Ogni decisione è stata invece rinviata al 28 maggio, quando si terrà un nuovo meeting straordinario per fare il punto della situazione. La decisione dell'Opec di non intervenire sulla produzione è maturata soprattutto sulla base dell'evidenza che i precedenti tagli non sono stati ancora attuati completamente: secondo una recente stima dell'Agenzia internazionale per l'energia, è stato infatti portato a termine solo l'80% del piano stabilito. Come detto, questa situazione non ha comunque frenato la corsa dei prezzi, così come l'impatto negativo dei dati sulle scorte Usa si è esaurito nella sola giornata di mercoledì: proprio a metà ottava il greggio ha infatti registrato l'unico ribasso settimanale, dopo che l'Energy information administration (Eia) ha comunicato un aumento delle riserve di petrolio (+2 milioni di barili) doppio rispetto alle previsioni. In sorprendente aumento anche le scorte di benzina (+3,2 milioni a fronte di un calo atteso di 1,2 milioni), mentre sono cresciute meno del previsto quelle di distillati.Graficamente una conferma del breakout di 50 dollari fornirebbe un chiaro segnale di forza, che potrebbe spingere le quotazioni verso quota 56 prima ed eventualmente fino a ridosso dei 60 dollari: più in generale, il future sta comunque perfezionando l'inversione rialzista del trend principale, interrompendo la tendenza negativa partita a luglio dello scorso anno. (Da Milano Finanza)

giovedì 19 marzo 2009

La benzina italiana è la più cara d'Europa.

La benzina italiana è la più cara d'Europa. Lo ha confermato il nuovo garante per la sorveglianza dei prezzi, Luigi Mastrobuono. Mentre negli altri Paesi europei, il prezzo, tra febbraio e marzo, è calato, anche abbastanza sensibilmente, in Italia è aumentato. Lo stacco dei prezzi al consumo della benzina nel nostro Paese, rispetto alla media europea, è salito, infatti, nel marzo fino a 5,5 centesimi al litro, più del doppio del precedente valore di 2,4 centesimi, fatto segnare a metà febbraio. Lo scorso 16 febbraio il prezzo medio italiano della «verde» era di 1,135 euro al litro, mentre quello dell'Europa a 15 era di 1,111 euro, con uno stacco, quindi, di 0,024 euro; al 9 marzo il prezzo italiano è salito a 1,161 euro, mentre quello europeo è sceso a 1,106 euro con un differenziale che sale così a 0,055 euro. E', cioè, raddoppiato ed è ora il secondo più alto (0,403 euro al litro) dietro solo a Malta (0,477), contro una media Ue di 0,340 euro. Questo mentre il petrolio, dopo l'aumento record dell'86,28%, calare del 47,7%. (da L'Unità)

martedì 17 marzo 2009

Riprende la corsa dei carburanti

In febbraio l'inflazione è rimasta stabile all'1,6% in Italia (ed è invece salita all'1,2% nei Paesi euro), mentre i carburanti hanno iniziato ad aumentare di nuovo in maniera sensibile. Le associazioni dei consumatori protestano: i rincari costano almeno 400 euro a famiglia, mentre il petrolio costa poco sui mercati internazionali. L'Unione petrolifera replica che le quotazioni di benzina e petrolio sono internazionali e dipendono dal rapporto tra domanda e offerta. Intanto l'Antitrust accusa: le normative regionali sempre più vincolanti paralizzano la competizione. E senza concorrenza i prezzi salgono. Il carovita in Italia ed Uem L'Istat a livello congiunturale ha confermato di aver rilevato un aumento medio dei prezzi dello 0,2% a febbraio, il primo dopo cinque mesi di ribassi. In particolare, sono tornati a salire i beni energetici, facendo segnare una crescita congiunturale dello 0,6%. In rincaro vivace (+ 2,4%) il prezzo della benzina, e si riduce a -15,7% (dal -18,1% di gennaio) la flessione su base annua. Il prezzo del gasolio ha registrato una crescita congiunturale dell'1% che porta il calo tendenziale a quota -15,6% dal -17,6% di gennaio. Restano poi in tensione abitazione e alimentari. L'inflazione dei Paesi che hanno adottato l'euro – conferma l'Eurostat – in febbraio è salita all'1,2% dall'1,1% di gennaio. A febbraio 2008 il tasso per la cosiddetta "eurozona" era a quota 3,3%. Per l'Italia il dato diffuso da Eurostat è di 1,5% (il paniere usato per il dato armonizzato europeo è diverso da quello dell'Istat). Per l'Ue a 27 stati membri l'inflazione a febbraio è stata dell'1,7%, in discesa rispetto all'1,8% di gennaio. Tra gli Stati membri dell'Unione europea, i livelli più bassi di inflazione sono stati rilevati in Irlanda e Portogallo (entrambi 0,1%) e Cipro (0,6%), e il più alto in Lettonia (9,4%), Lituania (8,5%) e Romania (6,9%). Nella zona euro i rincari annui più forti sono stati relativi ad alcolici e tabacco (3,2%), alberghi e ristoranti (2,9%) e alloggi (2,8%), mentre i tassi più bassi sono per trasporti (-2,7%) e comunicazioni (-1,4%). Il gas (+0,21), ristoranti e caffè (+0,15) e energia elettrica (+0,12) hanno avuto il maggior impatto sull'inflazione. (Dal Sole 24 Ore)

giovedì 12 marzo 2009

Timori sui consumi di greggio

L'incognita della domanda continua a influenzare i mercati petroliferi, ieri trascinati in caduta proprio dal prevalere del pessimismo sull'evoluzione dei consumi. Nonostante il contemporaneo scivolone del dollaro e nonostante i dubbi, non del tutto scomparsi, sulla possibilità di un nuovo taglio di produzione dell'Opec, gli operatori hanno preferito rivolgere lo sguardo soprattutto agli ultimi dati sulle importazioni cinesi e alle statistiche su stoccaggi e consumi negli Stati Uniti.Dai due maggiori consumatoridi petrolio del mondo sono arrivate cifre di interpretazione non proprio cristallina, che tuttavia sono state lette come indicatori di un indebolimento della domanda, sufficienti a spingere il Wti in ribasso di oltre 3 dollari al barile, a quota 42,33.Pechino, in particolare, ha reso noto di avere importato in febbraio 11,73 milioni di tonnellate di greggio (pari a circa 3,1 milioni di barili al giorno), il 17,9% in meno di un anno prima. Nei primi due mesi dell'anno il calo dell'import è stato del 13%, il più forte dal 2005. La tendenza, azzardano alcuni analisti, si potrebbe anche spiegare con l'esaurimento della capacità di stoccaggio. Ma il timore che anche la locomotiva cinese possa finire in affanno è pressante.Di certo, l'economia Usa non è in buona salute. Anche in questo caso, tuttavia, non manca qualche interrogativo sui consumi di carburante.Dalle statistiche dell'Energy Information Administration (Eia) è emerso che la domanda di benzina nelle ultime 4 settimane è aumentata dell'1,6% annuo, superando di nuovo la fatidica soglia dei 9 mbg. Un dato che, abbinato al crollo delle scorte (-3 mb in una settimana) aveva fatto inizialmente impennare le quotazioni della benzina stessa al Nymex. Ma l'effetto si è esaurito in fretta, non appena ci si è accorti che nella singola settimana conclusasi il 6 marzo gli americani avevano in realtà riempito un po' meno i serbatoi delle auto: la domanda in quei giorni è scesa in media di 232mila bg. Nello stesso periodo, inoltre, gli stock di greggio sono saliti di 700mila barili, quelli di distillati di 2,1 milioni (e in questo caso c'è anche un inequivocabile crollo della domanda, legato alla diminuita attività di trasporto delle merci). Anche le raffinerie, infine, lavorano sempre più a rilento, come del resto molti altri impianti industriali, non solo negli Usa: sempre ieri si è saputo che in Germania gli ordinativi in gennaio sono crollati dell'8 per cento.Le ultime novità potrebbero non essere di per sè determinanti nell'orientare le decisioni dell'Opec, al vertice di domenica. Tuttavia, anche per i membri del Cartello la domanda è un rebus cruciale. «Se in febbraio la domanda è stata inferiore alla produzione –ha spiegato il ministro iracheno Hussain al Sharistani – considereremo se ridurre ancora l'output».A favore di un nuovo taglio – o meglio:a favore dell'immediata applicazione di un nuovo taglio – si sono schierati comunque in modo esplicito soltanto l'Algeria e il Venezuela. Gli altri non si sono pronunciati o hanno fatto sapere che preferirebbero spingere per un'adesione ancora più stretta alle quote produttive. «Ci sono ancora 800mila barili al giorno che possiamo ritirare dal mercato –ha ricordato il qatarino Abdullah al Attiyah – Si tratta di un volume di greggio notevole». (Dal Sole 24 Ore)

giovedì 5 marzo 2009

Il petrolio accelera il recupero

Prezzi in accelerazione sui mercati petroliferi, che ieri hanno trovato numerosi e in parte inaspettati spunti rialzisti. Ad alcuni dati incoraggianti sulle possibilità di ripresa dell'economia cinese, che hanno favorito anche un generalizzato rimbalzo dei mercati azionari, si sono aggiunte la notizia di un incidente a un importante oleodotto russo e un calo a sorpresa delle scorte statunitensi di greggio. Il risultato è stato un balzo in avanti del 9% per il prezzo del Wti, che ha chiuso a 45,38 dollari al barile dopo aver toccato nel corso della seduta un picco di 45,76 $.Le quotazioni, già in ripresa martedì, sono state sostenute fin dall'inizio della giornata dagli spiragli di ottimismo in arrivo dalla Cina, dove l'indice dei responsabili acquisti è migliorato in febbraio per il terzo mese consecutivo e il Governo comincia a ventilare la possibilità di un ulteriore piano di stimolo per l'economia.Ad alimentare gli acquisti ha contribuito anche l'annuncio della temporanea riduzione di un quinto delle esportazioni di greggio dalla Russia (circa 840mila barili al giorno), a causa della rottura di una pipeline che rifornisce il porto di Novorossiisk, sul Mar Nero. Lo spegnimento dell'incendio e la successiva riparazione della conduttura richiederanno almeno 3- 4giorni.L'incidentesegue di poche ore l'ennesimo sabotaggio a un oleodotto in Nigeria, che ha costretto a ridurre la produzione locale di altri 70mila barili/giorno.In un mercato ormai da tem-po concentrato soprattutto sulla salute della domanda petrolifera – barometro della gravità della crisi mondiale – hanno tuttavia pesato molto di più le statistiche settimanali dell'Energy Information Agency statunitense.I dati diffusi ieri lasciano ben sperare. Non solo perché registrano un'inattesa riduzione degli stock di greggio (-0,7 mb, di cui 0,5 a Cushing, Oklahoma, punto di consegna del Wti), ma anche e soprattutto per i motivi che sembrano averla originata. Negli Usa la domanda di benzina nelle ultime quattro settimane è risalita a una media di 9,03 mbg (+2,2% rispetto a un anno prima), stimolando le raffinerie ad accelerare la produzione di carburanti. Il tasso di utilizzo degli impianti è salito dall'81,4 all' 83,1% della capacità. E gli stock di benzine e distillati sono saliti rispettivamente di 0,2 e 1,7 mb.Sorprendente anche l'aumento delle importazioni di greggio degli Usa: +259mila bg nella settimana, nonostante la sempre più rigida applicazione dei tagli di produzione da parte dell'Opec, che secondo un sondaggio Reuters ha raggiunto in febbraio l'81% (3,42 mbg rispetto a un obiettivo di 4,2).In vista del meeting del 15 marzo,intanto,l'Organizzazione non sembra più essere così determinata a deliberare ulteriori riduzioni dell'output, che in questo periodo rischierebbero di avere scarsa influenza sui prezzi. Secondo fonti dell'agenzia Reuters, dopo l'Iran, alla schiera degli scettici si è aggiunta ieri anche l'Angola, che detiene la presidenza di turno dell'Opec. (dal Sole 24 Ore)

lunedì 2 marzo 2009

Petrolio, l'Eni punta sull'Iraq

Eni si prepara a sbarcare in Iraq come prima compagnia internazionale per sfruttare le risorse petrolifere del Paese.Lo ha annunciato l'amministratore delegato della compagnia Paolo Scaroni in un'intervista televisiva rilasciata a " Domenica In", a proposito dell'annuncio della visita di oggi del ministro Scajola in Iraq per la firma di un accordo in campo energetico.Per Scaroni l'Iraq rappresenta «la nuova frontiera che vogliamo aprire, è un po' la nuova Mecca del petrolio, un Paese che è sempre stato ricchissimo di risorse petrolifere ma che per molti anni è uscito di scena dal mondo del petrolio. Ho l'ambizione – ha aggiunto Scaroni –che Eni sia la prima compagnia internazionaleche sbarchi in quel Paese e mi auguro che questo avvenga nei prossimi mesi».In gara per la gestione dei giacimenti di Nassirya, ci sono, oltre all'Eni, i due colossi del petrolio Nippon Oil e Repsol. In una intervista al quotidiano "Il Giornale" in edicola ieri il ministro Scajola aveva detto: «Oggi incontrerò in Iraq i sette ministri che si occupano delle materie del mio dicastero. E firmerò un accordo che ci permetterà di avere in Italia un'altissima percentuale del petrolio estratto in Iraq».Scaroni si è soffermato anche sul calo del prezzo del petrolio che, secondo l'a.d. dell'Eni, porterà a un risparmio per le famiglie italiane tra i 1.200 e i 1.500 euro. «Si tratta di un risparmio netto che rappresenta quasi una quattordicesima, fatto di meno spese per la benzina, meno spese per il gas e per tutte le energie che gli italiani comprano ». Scaroni ha dato due consigli agli italiani alle prese con la crisi economica: uno sul risparmio energetico, «la strada maestra – ha detto – che abbiamo davanti a noi» Un consiglio da cittadino è quello di avere fiducia: «Il nostro è un grande Paese che affronterà la crisi molto meglio degli altri, ne usciremo più forti di prima».

venerdì 27 febbraio 2009

Aumenta la richiesta di benzina, petrolio ai massimi da un mese

Hanno preso il volo ieri le quotazioni del greggio sui mercati mondiali. A metà mattinata il prezzo spot del barile Wti aveva raggiunto 44,5 dollari sul Nymex, il livello più alto dell'ultimo mese, segnando un rialzo del 6,6%. A sostenere le quotazioni sono stati due fattori. Anzitutto i dati pubblicati ieri sugli stock di petrolio negli Stati Uniti: gli analisti infatti sono rimasti sorpresi dai dati sulle riserve diffusi il giorno prima, che hanno evidenziato una flessione di 3,3 milioni di barili negli stock di benzina, a fronte di un contempooraneo incremento della domanda dell'ordine dell'1%, quando si attendevano invece un valore in linea con quello della settimana precedente. Tanto che il contratto future sullo stesso Wti (varietà light sweet crude) con consegna ad aprile, ha aperto con un rialzo di 1,14 dollari, attestandosi 43,64 dollari. Il secondo fattore alla base dell'impennata dell'oro nero sono le pressioni del Venezuela sugli altri membri dell'Opec affinché trovino un'intesa su una nuova riduzione della produzione di greggio perché, ha spiegato il ministro del Petrolio, Rafael Ramirez, «il significativo surplus dell'offerta indebolisce i corsi». (Da Mf)

giovedì 26 febbraio 2009

Benzina, consumi Usa in rialzo

Le indicazioni che provengono dai mercati del greggio e dalle statistiche americane lasciano vedere qualche segnale incoraggiante, nella direzione di una maggior stabilità delle quotazioni.La novità principale è la ripresa dei consumi di benzina negli Stati Uniti. Nelle ultime quattro settimane la domanda Usa di carburante è arrivata a 8,99 milioni di barili/giorno, in aumento dell'1,7% rispetto a un anno prima, quando i prezzi alla pompa avevano già iniziato a incidere sull'atteggiamento degli automobilisti.Nelle statistiche del Dipartimento americano dell'Energia, gli stock commerciali di benzina la scorsa settimana sono calati di 3,4 milioni di barili, più del previsto, mentre le scorte di distillati sono aumentate di 800mila barili, quasi a segnalare un ideale passaggio del testimone: nel 2008 a guidare il mercato era il gasolio, mentre ora sembra che in cabina di regia possa tornare la benzina. Neutro il dato sul greggio, le cui scorte negli Usa sono salite di 700mila barili, mentre l'utilizzo della capacità di raffinazione è all'81,4%, un dato in calo dello 0,9%, ma da considerare tuttavia abbastanza elevato in questa fase della stagione.La flessione delle importazioni americane di petrolio sembra invece confermare l'effettiva stretta dei rubinetti dell'Opec.Dopo itagli produttivi decisi indicembre e un notevole ritardo nella loro implementazione, almeno da parte di alcuni Paesi del Cartello, oggi le cifre avvicinano al 100% l'adesione alle nuove quote. Lo dice il calo dell'import Usa, ma lo dice anche il basso livello dei noli per le petroliere.I "falchi"dell'Organizzazione restano però intenzionati a proporre una nuova stretta dei rubinetti al meeting in calendario il 15 marzo a Vienna. Stretta che nella pratica, almeno ultimamente, viene rispettata soprattutto dalle "colombe", come Arabia saudita e Kuwait. Il ministro venezuelano delle Finanze, Alì Rodriguez, ha ammesso ieri che la discesa dei prezzi forse si è fermata, ma ha anche aggiunto che resta una «sgradita instabilità», da contrastare con un ulteriore taglio dell'offerta. (Dal Corriere della Sera)

venerdì 13 febbraio 2009

La benzina delle canaglie

La Casa Bianca lancia il progetto «Nuova energia per l'America»: tra gli obiettivi, non comprare più petrolio dagli stati «nemici». L'unico citato per nome è il Venezuela: da Caracas arriva il 12% del greggio Usa, che però da soli coprono il 50% dell'export venezuelano. Chavez se la ride, ma alcuni esperti non sono d'accordo, spiega il manifesto

La storia del petrolio venezuelano è legata alla principale potenza «consumatrice» del pianeta, gli Stati Uniti, ma se il nuovo piano su energia e ambiente del presidente Barack Obama raggiungerà i suoi obiettivi, entro un decennio Caracas non potrà più contare sul mercato statunitense per greggio e derivati. Il piano «Nuova energia per l'America», lanciato il 26 gennaio da Washington, prevede tra i primi quattro obiettivi quello di «eliminare le nostre attuali importazioni da Medio Oriente e Venezuela, entro 10 anni». Nel firmare i decreti per la realizzazione del piano, Obama ha dichiarato che uno dei suoi obiettivi è rendersi indipendente dal petrolio «proveniente da regimi ostili», attraverso un risparmio nel consumo di almeno 14 milioni di barili al giorno a partire dal 2011.«Gli serve il nostro greggio»I primi commenti del presidente venezuelano Hugo Chávez sono arrivati il 2 febbraio. «A me sembra che al presidente Obama abbiano fatto prendere lucciole per lanterne sul tema dell'energia», ha dichiarato, ribadendo che Washington continuerà a dipendere dal petrolio importato. Chávez, che ha valutato il piano in termini globali e senza uno specifico riferimento al caso venezuelano, si è complimentato per la decisione della nuova amministrazione Usa di promuovere l'uso di energia pulita, offrendosi di collaborare nel dare impulso all'energia solare, eolica o delle correnti marine. «Tutto ciò mi sembra meraviglioso, ma difficilmente gli Usa nel breve periodo si libereranno dal petrolio, di cui hanno bisogno come l'aria, come l'ossigeno», ha assicurato Chávez, per il quale nei prossimi anni «sarà inevitabile un incremento nel consumo di petrolio» a livello mondiale.

lunedì 2 febbraio 2009

Cento morti per un furto di benzina

Tragedia della povertà in Kenya. Almeno 100 persone sono morte a Molo quando il petrolio fuoriuscito da un'autocisterna ha preso fuoco mentre la gente cercava di raccogliere il carburante. Il premier kenyota Odinga ha ammesso che la tragedia «mostra come la povertà sta spingendo il nostro popolo a compiere gesti disperati per sopravvivere».

lunedì 26 gennaio 2009

Scaroni (Eni): nel 2009 1.200 euro in più per famiglia per risparmi energia

L’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, ha annunciato che «il prezzo dell’energia scenderà in modo significativo nel 2009». Lo ha spiegato nel corso del suo intervento al convegno sulle prospettive per l’economia 2009 a Roncade (Treviso). «La buona notizia - ha sottolineato Scaroni - è che il prezzo dell’energia scenderà in modo significativo, trainato dal barile di petrolio, che dopo il picco straordinario di 147 dollari ora si attesta intorno ai 40-45». Il significativo calo del petrolio andrebbe a beneficio delle famiglie, ha proseguito Scaroni, che potrebbero spendere «circa 600 euro in meno a parità di chilometri percorsi». «Il combinato disposto della discesa del petrolio, benzina e gas - ha sottolineato il numero uno di Eni - vuol dire che in un anno, che si preannuncia complesso dal punto di vista economico, ogni famiglia italiana avrà in tasca circa 1.200 euro in più e i costi per l’industria diminuiranno notevolmente».

giovedì 15 gennaio 2009

Stock Usa di petrolio in salita

Il greggio Wti scende quasi 8 dollari più in basso del Brent, spiega Il Sole 24 Ore

L'inizio della settimana ha visto il Brent perdere un paio di dollari, riguadagnarne 2,5 e poi chiudere ieri a 45,08 $/bbl, praticamente invariato rispetto a venerdì. Discorso a parte per il Wti: la scadenza febbraio è scesa a 37,28 $, quasi 8 meno del Brent, per il crescente numero di investitori impegnati nella scommessa al ribasso e per gli stoccaggi a Cushing, centro di smistamento del West Texas Intermediate (Wti),arrivati a 33 milioni di barili, massimo storico.Le scorte americane sono ancora in aumento, sia pure con dati che forse necessiteranno di una correzione. Per il Dipartimento dell'Energia, diminuiscono le importazioni di greggio e aumentano di quasi un punto percentuale le lavorazioni. Però gli stock sono indicati in aumento di 1,2 milioni di barili; salgono anche distillati (+6,4 milioni di barili) e benzine (+2,1 milioni).Dopo la pubblicazione, i prodotti finiti ribassano, ma rimane confortante l'aumento dei margini di raffinazione; prima della flessione di ieri sera per gasolio e benzina, i margini Usa avevano guadagnato oltre 5 $/bbl dall'inizio della scorsa settimana e altrettanto si può dire in Europa, dove i margini si avvicinano ai 10 $, al lordo dei costi di lavorazione.Sicuramente nei rincari di martedì sera e della mattinata di ieri molto hanno giocato le dichiarazioni del ministro saudita al-Naimi. Riad, con una produzione di 8 milioni di barili/ giorno, sta facendo anche più di quanto concordato nell'ultima riunione Opec. C'è fiducia che anche gli altri produttori stiano facendo la loro parte e le rate di noleggio, scese ai minimi da un anno, confermano i ridotti volumi.Certo ci sono ancora molti problemi da superare, prima di avere un mercato stabile.In primo luogo, le riduzioni Opec hanno come obiettivo la diminuzione dell'offerta fino ai livelli reali della domanda; ma questa, per la terribile crisi in atto, è un bersaglio mobile e di difficile previsione.

giovedì 4 dicembre 2008

Benzina e bollette, il petrolio dà una mano

Da Avvenire

Giulio Tremonti difende alla Camera il decreto anti-crisi. Se la Germania, che ha conti assai migliori dei nostri, «non spinge sul deficit, non possiamo fare noi i fenomeni » che abbiamo un «debito pubblico record », anche se il ministro dell’Economia invita pure a guardare al debito privato che ci vede invece meglio di tanti altri. E comunque dare 4 euro in più al giorno alle fasce deboli, come avverrà questo mese per la carta acquisti, «è considerata un’elemosina forse nei salotti...», aggiunge Tremonti con una stoccata pungente alla sinistra. Il grosso dei benefici agli italiani dovrebbe venire però dal canale ricordato da Claudio Scajola, anch’egli ascoltato in commissione alla Camera: dalla discesa dei prezzi del petrolio (ieri finito sotto i 47 dollari al barile, a 46,84) e, quindi, di benzina, gas e luce, verrà un risparmio annuo valutabile in media fra i 2.800 e i 3mila euro, ricorda il titolare dello Sviluppo economico. Ma le tariffe scenderanno «non per merito del governo », precisa l’ex ministro Linda Lanzillotta, per un Pd che poi si scaglia pesantemente all’attacco di un altro ministro, Maurizio Sacconi ( Welfare), definito «assolutamente irresponsabile » per il presunto accenno fatto nel programma tv 'Economix' a un rischio bancarotta dell’Italia, tipo Argentina 2001: dopo aver negato dissidi con Tremonti, Sacconi ha tuttavia precisato successivamente di «non aver mai detto che vi può essere tale rischio, ma solo che il debito è un vincolo ineludibile». Nel bailamme polemico c’è però un altro risvolto vantaggioso per gli italiani: Tremonti fa sapere di essere d’accordo a far cancellare dal Parlamento la tanto contestata applicazione già da gennaio scorso dei limiti posti allo sgravio fiscale del 55% sugli interventi di risparmio energetico (infissi, pannelli solari, ecc.), che avevano messo in forse l’agevolazione per quanti avessero già fatto i relativi lavori durante quest’anno. La norma sarà rivista per il 2008 dunque («La retroattività non ci può essere»), ma per i bonus fiscali in genere il ministro lancia un avvertimento: «Basta con i crediti d’imposta usati come un bancomat », è «incivile» concederli senza «coperture certe» e «questo non acun cadrà più con il nostro governo». U- na buona notizia solo a metà, che chiude uno dei tanti casi aperti dal varo delle misure di sostegno a famiglie e imprese. Si tratta di «un cantiere aperto », osserva Tremonti che ha un botta e risposta polemico col ministroombra Pierluigi Bersani: «Non c’è stata inerzia, è stata lunga la discussione nelle sedi europee ». Poi una rapida carrellata sulle decisioni prese, muovendo dalla premessa che «il nostro vincolo non è il Patto Ue sul deficit, ma il mercato finanziario» sul quale vanno collocati i nostri titoli pubblici.

lunedì 20 ottobre 2008

Benzina: in vista un calo sostanziale dei prezzi

Da ilsole24ore.com


Dopo il crollo dei prezzi del greggio, anche la benzina cala, ma non abbastanza. Nonostante i ribassi degli ultimi giorni resta infatti su livelli più alti rispetto a quelli ai quali dovrebbe attestarsi in base al prezzo del petrolio. Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, al microfono di Maria Chiara Grandis di Radio 24 spiega «ciò accade sempre nell'industria, ma eusta volta la lentezza è un pò esagerata». Rispetto ai picchi dell'estate scorsa, il prezzo dei carburanti è diminuito già di una ventina di centesimi, (10 euro in meno il costo medio di un pieno) ma secondo l'esperto «c'è spazio per un calo di almeno altri 5 centesimi» nei prossimi giorni, con risparmi di 2-3 euro a pieno rispetto a oggi. Aspettate, dunque, prima di correre al distributore.