Visualizzazione post con etichetta acea. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta acea. Mostra tutti i post

lunedì 16 marzo 2009

Gaz de France in pressing su Acea

Così dopo l'irritazione i francesi starebbero per passare ai fatti. E, secondo quanto risulta a Il Tempo, i legali dei transalpini sarebbero in procinto di spedire una lettera al comune di Roma, primo azionista di Acea, per chiedere conto della sua posizione ufficiale dopo lo stop al piano industriale delineato con la precedente giunta.
Nella missiva potrebbe essere chiesto, in particolare, di sciogliere il nodo della concessione attualmente in carico alla Romana Gas (acquistata da Suez-GdF da Eni e offerta all'Acea in cambio di un ruolo più operativo nella gestione dell'energia romana) in scadenza il 31 dicembre di quest'anno. Non è ancora chiaro, infatti, se il rinnovo possa essere automatico per la stessa Suez oppure se sia necesssaria una nuova gara europea. Un'eventualità che potrebbe anche far recedere i francesi dai loro propositi bellicosi a Roma. In ogni caso la richiesta francese sarebbe finalizzata ad avere maggiori chiarimenti sull'orientamento del Campidoglio per impostare le nuove strategia di crescita.
Contestualmente, poi, sarebbe richiesto al Comune anche il beneplacito per passaggio della rete del gas dall'originale proprietaria, l'Eni, ai francesi. Che la ottennero in una trattativa che consentì al colosso guidato dall'ad Scaroni di prendere la rete belga di Distrigaz cedendo quella romana a Suez. Ma vincolando il passaggio effettivo al via libera del Campidoglio. Mai espresso. E del quale la lettera chiederebbe appunto conto. Insomma i francesi non avrebbero alcuna intenzione di farsi da parte nel risiko romano dell'energia. Una volontà che si ritroverebbe anche nella «profezia» di Mestrallet per la crescita a qualunque costo e che potrebbe concretizzarsi con la discesa a fianco dei parigini di un socio forte, ben posizionato nel mercato italiano. (Da Il Tempo)

venerdì 13 marzo 2009

Energia: Acea-Gaz de France, ecco le ragioni del no

Il campo di battaglia sull'Acea ora si sposta dal ruolo dell'amministratore delegato,visto che Andrea Mangoni è ormai dimissionario, al futuro dei rapporti tra il socio di maggioranza, Comune di Roma, e il partner francese Suez-Gaz de France, socio con il 10 per cento. Tra i due continuerà a giocare un ruolo- chiave l'azionista privato italiano, Francesco Gaetano Caltagirone salito a circa l' 8% nel capitale di Acea, che si è fatto promotore dello stop deciso dal Comune ai nuovi accordi di joint-venture tra Acea e i francesi, dei quali l'ex a.d. Mangoni è stato fautore. Sul tavolo, allo stato attuale, ci sono due partite: la nomina del nuovo amministratore delegato, sulla scelta del quale i francesi pretendono di poter dire la loro. E il destino degli accordi. La settimana precedente al cda in cui si è dimesso, l'a.d. Mangoni ha illustrato il contenuto degli accordi al sindaco Alemanno. Una presentazione in cui sintetizza struttura e vantaggi dell'operazione. L'intesa avrebbe modificato l'attuale assetto di tre controllate dall'azienda: una relativa alla generazione elettrica, al 70 per cento francese e il resto Acea. E altre due jv, che si occupano di trading e vendita di energia, controllate al 50 per cento dai due partner.Lo schema dell'operazione, nell'ultima edizione (da giugno a oggi gli accordi sono stati migliorati a favore dell'Acea), prevede che l'azienda comunale ceda «la partecipazione detenuta in Acea Electrabel Produzione e Acea Electrabel Trading». Centrali elettriche e compravendita di energia passano a totale controllo francese. E ancora: «Acea Electrabel Elettricità incorpora Italcogim vendite», dove Italcogim è la jv tra Gdf e Pirelli sia sulle reti di distribuzione del gas che sulla vendita. «La società risultante dalla fusione (newco vendita) venderà in esclusiva elettricità e gas ai clienti finali (solo retail, esclusi i clienti industriali che passano sotto controllo francese, ndr)». Il suo controllo, oltre la nomina dell'a.d., spetterà all'Acea. Infine,è prevista la creazione di una newco distribuzione, di cui l'utility avrebbe il 75 per cento, in cui conferire la rete romana di distribuzione del gas, che Gdf riceverebbe da Eni, e le reti del gas di Italcogim.L'operazione avrebbe inoltre comportato un aumento dell'indebitamento di Acea tra i 300 e i 400 milioni necessario per controbilanciare il conferimento delle reti che Italcogim possiede in varie zone in Italia e dunque non cruciali per Acea. Il vantaggio sarebbe stato per la società capitolina un aumento del margine operativo lordo già nel 2009 del 5 per cento, da 658 a 691 milioni.Per l'azionista di maggioranza, la cui attenzione su certi aspetti è stata richiamata da Caltagirone già dall'estate scorsa, si tratta di accordi sbilanciati. Acea viene, da una parte, portata a cedere la partecipazione in attività che possono consentirle di contribuire a scegliere a quali prezzi comprare l'energia elettrica e il gas che distribuisce attraverso le sue reti. E questo al solo scopo di controbilanciare il peso dei nuovi asset che i francesi conferirebbero in Acea: la rete del gas e contratti di fornitura per 4 miliardi di metri cubi di gas che Gdf riceverebbe dall'Eni di Paolo Scaroni. Il Comune ha obiettato che l'operazione poteva essere fatta in altro modo: gli accordi esistenti prevedono infatti che se Acea o Electrabel avessero avviato attività nel gas avrebbero dovuto offrirne il 50 per cento in prelazione al partner. L'azienda può dunque decidere di comprare, ricorrendo all'indebitamento bancario, metà della proprietà della rete ed eventualmente dei contratti di gas portati da Gdf. Perchè, dunque, dover rinunciare alla proprietà delle centrali elettriche? Sulla strada degli accordi resta un altro ostacolo: la scadenza della concessione della rete romana del gas, prevista a fine 2009. Si dovrà andare a gara: se Acea perde, possedendo la rete, ha come prospettiva un contenzioso con il nuovo concessionario per ottenere l'indennizzo sulla perdita dell'asset. Se vince, sarà perchè in procedura di gara avrà offerto al Comune un canone maggiore rispetto a quello attuale, e dunque avrà ridotto la redditività della rete. Tutto questo ha come contropartita un incremento del Mol che, dedotti gli oneri per il maggiore debito, sarebbe di qualche milione di euro. (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 6 marzo 2009

Acea, francesi di Suez-Gdf in campo

La risposta dei francesi di Suez-Gdf al ribaltone avvenuto alla romana Acea non si è fatta attendere. Il gruppo energetico transalpino, ha spiegato ieri il Ceo Gerard Mestrallet presentando i conti del 2008, ha confermato che l'Italia rimane un paese strategico, «con o senza» l'alleanza con la società capitolina. «Possediamo un numero di asset che ci consentono di costituire il terzo operatore nel-l'elettricità e nel gas dietro a Enel e Edison», ha sostenuto. Fatta questa premessa, Suez-Gdf rimane tuttavia in attesa di qualche spiegazione, ha aggiunto il numero due Jean-Francois Cirelli. Cioè di un chiarimento relativo alle dimissioni dell'amministratore delegato Andrea Mangoni, il manager che ha trattato per il possibile accordo, e alla sorte della bozza di intesa, messa in discussione dalla nuova amministrazione comunale di centrodestra e dal gruppo Caltagirone, socio di minoranza accreditato del 7% circa del capitale. L'occasione per esaminare il progetto potrebbe essere vicina se le voci sulla convocazione di un nuovo consiglio straordinario fissato per lunedì dovessero concretizzarsi. I rivolgimenti all'interno del consiglio di amministrazione di Acea potrebbero peraltro non esser terminati, visto che potrebbe dimettersi anche Piero Giarda, ex sottosegretario al Tesoro, una mossa che farebbe decadere l'intero board (Giarda avrebbe già lasciato il comitato di controllo interno).L'eventuale complicazione tuttavia sarebbe risolvibile, visto che al Comune, forte del suo 51%, non resterebbe che convocare un'assemblea per i necessari rinnovi.Tutte conseguenze della decisione di estromettere l'amministratore delegato che non hanno giocato a favore del titolo, che ieri in Borsa, dopo qualche giorno di forti ribassi ha chiuso in leggero rialzo (+0,76%).Per Acea la situazione diventerebbe un po' più difficile se l'asse strategico con i francesi venisse smantellato. Nel frattempo potrebbe essere messo in discussione il destino di Romana Gas, ceduta dall'Eni di Paolo Scaroni ai francesi nell'ambito dell'acquisto Distrigaz. Senza l'ok al cambio di proprietà del Comune di Roma (il concessionario) l'asset, valutato 1,1 miliardi di euro, potrebbe addirittura tornare in mano all'Eni-Snam rete gas, che dovrebbe trovare contropartite per ricompensare Suez-Gdf. (Dal Corriere della Sera)

martedì 24 febbraio 2009

Acea si spacca sul gas di Roma a Suez

Sarà pure vero, come precisato tre giorni fa dal presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi, che fra lui e l´amministratore delegato Andrea Mangoni «non c´è alcun dissidio» in merito alla trattativa con Suez-Gaz de France per il conferimento della rete gas di Roma. Fatto sta che sulla chiusura dell´accordo tra l´utility controllata al 51% dal Campidoglio e l´azionista francese, sul quale Mangoni è impegnato da mesi, ieri Cremonesi ha dato un bel colpo di freno. Consumando una frattura forse insanabile proprio alla vigilia dell´incontro tra il governo italiano e quello transalpino previsto per martedì, quando Nicolas Sarkozy sbarcherà a Roma insieme a una folta delegazione (fra cui i vertici di Gdf) probabilmente anche per cercare di sbloccare un´impasse che si trascina da prima dell´estate. In fondo a una settimana fitta di indiscrezioni e comunicati stampa che hanno persino richiamato l´attenzione della Consob con una richiesta di spiegazioni al presidente del collegio dei sindaci (che verrà ascoltato lunedì), ieri Cremonesi è venuto allo scoperto e, in un´intervista al Sole24ore, ha rimesso in discussione l´intera operazione. «Dobbiamo capire», ha spiegato il presidente dell´ex municipalizzata, «se gli investimenti che richiederà la rete di distribuzione del gas, che i nostri soci hanno rilevato dall´Eni e vorrebbero conferire nell´azienda, e le sinergie, giustificano il business. O se invece per Acea sia più redditizio svilupparsi in altri settori». Uno stop in piena regola che, nel giro di poche ore, ha fatto precipitare il titolo in Borsa: la perdita a fine giornata superava il 7%.Cremonesi, d´altra parte, c´è andato giù duro. Non sempre rispettoso del suo ruolo di presidente del cda quando, anziché rappresentare tutti gli azionisti come dovrebbe, parla solo a nome di alcuni: «Credo che il Comune e Caltagirone non siano aprioristicamente né favorevoli né contrari» alla fusione Acea-Gdf. Lanciando infine a Mangoni un chiaro avviso di sfratto. «L´ad è un uomo libero», replica alla domanda se si sentisse di escluderne le dimissioni in caso di fallimento degli accordi. «È persona conosciuta e stimata per cui penso che facilmente avrà interessanti proposte da altre società. Non posso escludere nulla. Anche se, considerando l´attaccamento che ha verso le sorti della società, mi sembra strano».

giovedì 18 dicembre 2008

Utility italiane verso un 2009 nero

L'agenzia di rating Fitch ha portato il rating dell'Enel di Fulvio Conti ad A- con outlook negativo (chiusura a +2,9% a 4,4 euro), di Terna ad A+ con outlook stabile (-2,63% a 2,12 euro), dell'Eni di Paolo Scaroni ad AA- con outlook stabile (+0,83% a 18,22 euro), di Acea ad A+ con outlook negativo (+3,78% a 9,75 euro) e di Edison BBB+ con outlook stabile (+3,6% a 0,92 euro). (riproduzione riservata)

mercoledì 3 dicembre 2008

Tariffe, niente blocco per Enel e Eni

Un'intera giornata in balia del mercato con l'Enel di Fulvio Conti, l'Eni di Paolo Scaroni , e la Terna subissate dagli ordini di vendita. Poi ieri, Giulio Tremonti ha lanciato una ciambella di salvataggio alle partecipate del Tesoro chiarendo con un comunicato ufficiale che il blocco delle tariffe inserito nel decreto salva-crisi di venerdì non vale per luce e gas. Secondo via XX settembre quelle circolate sul mercato sarebbero state «interpretazioni devianti, strumentali ed interessate». Ma probabilmente a spaventare Giulio Tremonti sono stati anche i report delle banche d'affari che hanno paventato per Enel la riduzione del 10% degli utili per azioni, la diminuzione del Mol fino a 700 milioni e, addirittura, la possibilità di dover ricorrere ad un aumento di capitale (il Tesoro controlla pur sempre il 30% della società). Ieri lo stesso Fulvio Conti si è affrettato a definire come «eccessive» le stime degli analisti, ridando fiato al titolo. Ma se sul blocco delle tariffe chiarezza è fatta (rimane solo l'obbligo dell'Authority di verificare che i prezzi riflettano la riduzione del barile), resta da sciogliere il nodo della formazione del prezzo sulla borsa elettrica e quello delle tariffe di dispacciamento. La tensione già alta dentro Confindustria tra i produttori di Assoelettrica e i grandi consumatori (si veda MF-Milano Finanza di ieri), è salita alle stelle. Ieri l'associazione della quale fanno parte Enel, Edison, Acea, A2A e altri 200 produttori, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, ha inviato una lettera a Emma Marcegaglia chiedendo un incontro urgente per avere conto del comportamento del vice presidente con delega all'energia (Antonio Costato) al tavolo del ministero dello Sviluppo nel quale si stava discutendo della riforma della Borsa elettrica. Era stato Costato a presentare le slide poi utilizzate da Calderoli per illustrare le nuove norme di funzionamento della Borsa. Assoelettrica, che ha deciso di lasciare il tavolo, ha anche sospeso il rinnovo dei contratti di fornitura bilaterali, quelli cari ai grandi consumatori e che passano fuori Borsa. Senza più il Pun, il prezzo unico nazionale che si forma sul mercato, hanno spiegato, quei contratti non possono essere conclusi. Così come senza il Pun è destinato a saltare il mercato dei derivati finanziari elettrici altrettanto caro ai soci di Viale dell'Astronomia. (Da Milano Finanza)

giovedì 2 ottobre 2008

Le materie prime perdono il ruolo di «rifugio sicuro»

Dovevano essere la panacea di tutti i mali, uno di quei pochi investimenti in grado di garantire un porto sicuro ai risparmiatori disorientati dal terremoto finanziario. Oggi invece anche le materie prime hanno perso gran parte dell'appeal (e dei guadagni) conquistati nell'ultimo anno di quotazioni. Basti pensare che, tra giugno e settembre, il loro andamento è stato addirittura peggioredi quello dei principali listini azionari mondiali.I cinque indici sulle commodity che replicano l'andamento del mercato dell'energia,dei metalli e dei prodotti agricoli hanno mostrato in media un arretramento del 25,4 per cento. Anche l'indice Reuters-Jefferies Crb, che viene ponderato sull'andamento dei prezzi di 19 futures Usa delle materie prime, nel terzo trimestre è crollato del 25%. Nello stesso periodo, l'S&P 500 ha perso l'8,9%, l'Ftse il 12,86%, il Nikkei il 16,5%: cali significativi, certo, ma sempre più contenuti rispetto a quelli registrati dai metalli a Londra o dai cereali a Chicago. La débacle del resto ha gambizzato tutti i beni, dal mais (sceso del 32,74%) al rame, giù del 25,26%.Solo l'oro,e gli Etf collegati ad esso, si sono salvati, facendo registrare anzi valori tra i più alti della loro storia. (Dal Sole 24 Ore)