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giovedì 9 aprile 2009

Nuova zampata in Russia dell'Eni

(da "Il Mattino") Nuova zampata in Russia dell'Eni, che ieri (7 aprile) a Mosca ha siglato una serie di accordi con le principali società energetiche del Paese per collaborazioni anche all'estero e ha incassato un assegno da 4,2 miliardi di dollari (3,2 miliardi di euro) da Gazprom: il colosso russo del gas ha infatti esercitato alla fine dei due anni previsti la call option su Gazprom Neft, uno degli asset ex Yukos acquistati all'asta nell'aprile 2007. Le intese sono state firmate nell'ambito del forum italo-russo, che vede la più grande missione di sistema mai organizzata dall'Italia in Russia, con oltre mille imprenditori guidati dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: 40 di loro, il gotha dell'industria italiana, da Eni a Enel a Finmeccanica, sono stati ricevuti dal presidente Dmitri Medvedev al Cremlino. Negli ultimi tempi sembrava che Gazprom potesse rinunciare a Gazprom Neft, anche a causa della crisi mondiale e dei conseguenti problemi di liquidità, per di più in un momento svantaggioso essendo le azioni cadute ben sotto il prezzo dell'opzione. Ma, secondo fonti di stampa russe, il premier Vladimir Putin sarebbe intervenuto per realizzare l'operazione, che sarà finanziata attraverso prestiti da parte di banche statali. Eni ha inoltre firmato una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali società energetiche russe (Inter Rao Ues, Rosneft, Transneft e Stroitransgas) con le quali avvierà un ampio programma di cooperazione strategica in vari ambiti. In particolare, Eni ha siglato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, anche in Paesi stranieri. Questi accordi, hanno sottolineato Putin e Scaroni, consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa. «Continuiamo a essere il loro partner favorito», ha aggiunto l'amministratore delegato di Eni. Ma alcune delle operazioni ventilate nei giorni scorsi sono state rinviate a fine aprile, per definire meglio i negoziati e suggellarli con un bilaterale tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo collega Putin. Si tratta del potenziamento del gasdotto South Stream e dell'acquisto da parte di Gazprom, tramite un'altra call option, del 51% di Severenergia, il consorzio di Eni ed Enel che detiene gli asset ex Yukos e nel quale le due società italiane dimezzerebbero le quote, passando rispettivamente al 30% e al 20%. «Firmeremo entro aprile. L'occasione sarà la prossima bilaterale dei presidenti del Consiglio italiano e russo», ha assicurato l'amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Anche l'ad di Eni Scaroni ha rinviato alla stessa bilaterale l'accordo sul rafforzamento della capacità del South Stream, che richiede la garanzia di una maggiore offerta di gas russo, come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Abbiamo firmato le questioni di carattere più commerciale; quelle di rilevanza più strategica ci è sembrato più opportuno siano trattate in un incontro fra Berlusconi e Putin», ha spiegato Scaroni. Il mosaico energetico è ampio e ci sono altre tessere da sistemare, come l'ingresso di Gazprom nella società che gestirà il giacimento di petrolio libico Elephant, dove Eni ha una partecipazione rilevante.

mercoledì 8 aprile 2009

ENI E GAZPROM, ACCORDO DA 4,2 MILIARDI

Eni e Gazprom hanno firmato oggi a Mosca un accordo per la cessione del 20% di Gazpromneft da Eni a Gazprom. Ad annunciarlo e' stato l'ad di Eni, Paolo Scaroni, che ha precisato: "Gazprom ha esercitato l'opzione e ci paghera' 4,2 miliardi di dollari che e' esattamente il prezzo da noi pagato piu' gli interessi". Il top manager ha aggiunto che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane". Si tratta di "importanti accordi che rappresentano un ulteriore passo in avanti della cooperazione strategica in campo energetico tra Italia e Federazione Russa", spiega la nota, precisando che in particolare "le parti svilupperanno progetti congiunti in Russia e fuori dalla Russia, sulla base del principio di reciprocita', in linea con la nuova politica energetica russa". Piu' nel dettaglio, "Eni inoltre ha firmato sotto il patrocinio del governo russo una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali societa' energetiche russe (Inter Rao UES, Rosneft, Transneft e Stroytransgas) con le quali avviera' un ampio programma di cooperazione strategica che riguardera' vari ambiti del settore energetico". In particolare, Enipower e Inter Rao UES hanno firmato un accordo per analizzare progetti congiunti in Russia e paesi terzi. Eni ha inoltre firmato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, sempre in Russia e all'estero. Questi accordi, si legge sempre nella nota, "consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente lasicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa". Scaroni, nel corso dellaconferenza stampa nell'ambito del vertice Italia-Russia, ha precisato che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane quando ci sara' incontro tra Berlusconi e Putin". L'ad di Eni ha aggiunto che il Cane a sei zampe ha iniziato ad ampliare i rapporti con le altre aziende del settore energetico russo. Secondo Scaroni i memorandum sottoscritti dall'azienda eneregtica italiana "prevedono la possibilita' di collaborazione in Russia e fuori della Russia". Marco Alvera',responsabile per la Russia della divisione E&p di Eni, intervendo all'incontro con i giornalisti ha affermato che con Rosneft, l'equivalente di Gazprom nel petrolio, vi sono accordi per "cooperazione nei settori upstream e downstream". Il memorandum con Trasnfet riguarda la "creazione di gruppi di lavoro per possibilita' di collaborazione tra le due aziende". Per il settore elettrico due memorandum con InterRao danno il via a gruppi di lavoro su comuni in Russia e paesi terzi. (Agi)

martedì 7 aprile 2009

Gazprom: «Gas, il patto tra Ue e Kiev è un errore»

L'idea di un consorzio di compagnie energetiche occidentali coinvolte nel transito del gas russo attraverso l'Ucraina, emersa nei giorni della crisi di gennaio, torna alla ribalta. Ne aveva parlato nei giorni scorsi Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni. Ieri Gazprom, infuriata all'idea che Ucraina e Unione Europea abbiano firmato un'intesa per rinnovare il sistema di trasporto senza consultarsi con chi il gas lo fornisce, ha annunciato la costituzione di un gruppo di lavoro con i maggiori clienti europei per analizzare periodicamente i «rischi crescenti» del passaggio attraverso il territorio ucraino. L'amministratore delegato Aleksej Miller ha spiegato di avere l'appoggio dei dirigenti di Eni, Gaz de France e E.On, incontrati a Mosca giovedì. «Firmare una dichiarazione dietro le spalle della Russia è stato un errore politico- ha detto loro Miller- e realizzarla senza la partecipazione di un fornitore (e dei principali attori del mercato europeo) è impossibile ». E ieri l'ira del primo ministro Vladimir Putin si è rivolta anche contro l'Unione Europea: ha minacciato di «diversificare » le proprie forniture di gas rivolgendosi all'Asia. (Da Il sole 24 Ore)

giovedì 26 marzo 2009

La Russia cerca di liberarsi dal vizio del petrolio

Sainsbury’s ha appena dichiarato la sua crescita più forte in un decennio. Ciò non si direbbe proprio realizzabile da un supermercato esclusivo durante una grave recessione. Justin King, il direttore della terza catena di supermercati del Regno Unito, ha fatto un buon lavoro in parte correggendo gli errori del passato. Se continua a rimediare al più grande errore del precedente management - che si è sbagliato su come fissare i prezzi - Sainsbury’s potrebbe perfino fare meglio durante una fase di ripresa. I segnali sono buoni. Le vendite basilari, escludendo il carburante e togliendo il taglio di dicembre dell’Iva, sono aumentate del 7% nelle 11 settimane fino al 21 marzo. L’aumento dei prezzi degli alimentari ha contribuito ma anche il numero delle transazioni è aumentato del 3%. I negozianti hanno rinnovato le scorte di prodotti a buon mercato e di prodotti di marchio proprio, fortemente promossi. Nel settore retail, in genere l’aumento dei volumi determina minori margini di profitto. Ma i prodotti di marchio proprio hanno elevati margini e quindi questa crescita delle vendite dovrebbe essere abbastanza favorevole all’utile netto.Tuttora, le patate dolci di Sainsbury’s si vendono all’interessante prezzo di 0,70 sterline al sacchetto, ma le sue azioni non sembrano un affare. Sono scambiate a 15 volte gli utili previsti per il 2009, un 25% superiore al multiplo del dettagliante medio europeo di alimentari. Gli investitori, che hanno reagito con scarso entusiasmo alla relazione sulle vendite, potrebbero entusiasmarsi se la tesi di King che Sainsbury’s sta traendo profitto dalla recessione in altri modi si dimostrasse vera. Egli sostiene che le promozioni stanno facendo ritornare i negozianti che avevano piantato in asso Sainsbury’s negli anni Novanta quando gli scaffali erano quasi vuoti e i prezzi troppo alti. I risultati preliminari del mese di maggio forniranno un quadro più chiaro. Ma Sainsbury’s potrebbe perfino andare talmente bene da mettere in difficoltà Tesco, il leader della grande distribuzione nel Regno Unito. \Il mercato azionario è aumentato del 50% negli ultimi due mesi. La banca centrale sta vendendo la divisa per impedirne l’apprezzamento. Questa è la Russia di oggi e non sembra vero. Ma la combinazione di un aumento dei prezzi delle materie prime e di sane politiche fiscali sembra abbia portato un disgelo anticipato dell’economia russa. Ci vorrà un po’ di tempo ma sembra che i sostenitori delle politiche del libero mercato e di una severa disciplina fiscale l’abbiano spuntata all’interno del Cremlino. Questo non era garantito lo scorso novembre, quando il governo presentò un budget 2009 basato su un prezzo del petrolio di 95 dollari al barile - quando il prezzo era inferiore ai 60 dollari. In quel momento, il governo stava cercando di contrastare la crisi dando denaro agli oligarchi in difficoltà finanziarie. Vladimir Putin, il primo ministro, ordinò al governo di stilare un budget più credibile, basato sul prezzo del petrolio del momento, 41 dollari al barile. Pertanto, il governo dovette ammettere che l’economia avrebbe subito una contrazione nel 2009, che anni di eccedenze si sarebbero trasformati in anni di disavanzi di bilancio del 7% circa del Pil e che l’inflazione avrebbe continuato ad aumentare. Il rinsavimento ha aiutato il gruppo dei membri riformisti del Gabinetto, guidati dal vice primo ministro, Igor Shuvalov, e dal ministro delle Finanze, Alexei Kudrin, che avevano cercato d’imporre una visione realistica. Hanno ottenuto un budget severo riguardo alla spesa e ai sussidi e tenteranno di sfruttare l’opportunità per imporre più riforme. Per la corrente riformista, il bonus del budget, derivante da un prezzo del petrolio di 50 dollari, non è necessariamente gradito. Shuvalov si è spinto fino al punto di desiderare ancora alcuni anni di bassi prezzi delle materie prime per costringere l’economia russa ad adottare “un nuovo modello”. Che il Paese stia addirittura pensando di liberarsi dal vizio del petrolio è un segnale incoraggiante: questa grave crisi potrebbe finire per aiutare la causa delle riforme. (Da la Stampa)

Gazprom pronta a riacquistare gli asset Yukos da Eni e Enel

Gazprom bussa ad Eni ed Enel e va all´incasso di un´opzione che cominciava a far muffa. Per quasi due anni, infatti, le holding italiane hanno tenuto in naftalina dei vecchi «attivi» di Yukos, il colosso del gas e del petrolio smembrato dal Cremlino (messo in liquidazione giudiziaria in seguito alla condanna dell´oligarca Mikhail Khodorkovskij, l´azionista di maggioranza, a otto anni di penitenziario siberiano, nell´ambito di un processo dai connotati più politici che finanziari). Erano stati messi all´asta nel 2007 ed erano stati acquistati dagli italiani, dopo laboriosi accordi con le autorità russe, ed il tacito patto di rivenderle al monopolista russo, loro partner.Quel tempo è finalmente arrivato: quasi in zona Cesarini. L´opzione di Gazprom scadeva a metà aprile. Perché il colosso russo nicchiava? Perché i suoi dirigenti avevano espresso più volte i loro dubbi sull´opportunità di esercitare il diritto di opzione in piena crisi economica (come sottolineava ieri il quotidiano Vedomosti). A rompere gli indugi è stato lo stesso premier Putin, il grande nemico di Khodorkovskij, che ha anche probabilmente convinto alcune banche a mollare i cordoni delle loro borse e a tirar fuori i quattrini per i prestiti necessari.L´annuncio ufficiale dell´operazione sarà dato durante la visita di Silvio Berlusconi a Mosca il 6 e il 7 aprile, in occasione del Forum commerciale bilaterale (più di 800 le aziende italiane iscritte alla missione). Gazprom comprerà dagli italiani il 20 per cento di Gazpromneft per 4 miliardi di dollari e il 51 per cento di Severenergia per 1,5.In realtà, Putin e Berlusconi hanno discusso della questione un mese fa. Gli acquisti sarebbero stati definiti nei dettagli in questi trenta giorni, e soddisfarebbero ampiamente l´Eni e l´Enel che incasseranno preziosa liquidità. Il 20 per cento di Gazprom Neft fu comprato dall'Eni di Paolo Scaroni per 3,7 miliardi di dollari. Nel giugno del 2008 era salito sino a 7,7 miliardi di dollari. Oggi ne vale appena 2,2: ecco il perché delle esitazioni di Gazprom. I negoziati sono ora si sono spostati sul fronte bancario: Sberbank, Gazprombank e Rosselkhozbank accorderebbero al monopolista del gas 3,2 miliardi di euro (cioè 4,3 miliardi di dollari). L´onere più pesante se lo accollerebbe Sberbank, con 2 miliardi di Euro. (Da Repubblica)

lunedì 9 marzo 2009

Quanti debiti a Mosca. Nonosatante il petrolio e il gas

Il recente declassamento da parte di Fitch del debito pubblico russo (da BBB+ a BBB), che segue l'analoga operazione di S&P di dicembre, è stato motivato dalle agenzie di rating con due motivazioni principali. Innanzitutto si è verificata una consistente fuga di capitali, peggiorata negli ultimi mesi, ma che nel 2008 ha registrato una differenza tra esportazione e importazione di capitali pari a quasi 130 miliardi di dollari. In secondo luogo, nell'arco di sei mesi, le riserve valutarie e aurifere sono diminuite di 210 miliardi di dollari, attestandosi a fine gennaio a 386,5 miliardi. L'effetto della crisi internazionale si è fatta pesantemente sentire anche in Russia ed è significativo che contestualmente Fitch abbia declassato anche i rating di 14 banche del paese, in primo luogo il colosso statale Vtb (Vneshtorgbank) considerata la seconda banca russa, su cui il governo a inizio febbraio ha deciso di intervenire con 40 miliardi di ricapitalizzazione, dopo avere concesso un aiuto di 5,55 miliardi di dollari.L'economia del paese non poteva non risentire del calo delle quotazioni delle materie prime, in particolare del petrolio e del gas, la cui esportazione è da sempre stata determinante per la dinamica del pil. Nel 2008 la crescita ha registrato un incremento del 6% e secondo molti analisti potrebbe registrare un valore positivo anche nel 2009, mentre per altri sono di parere contrario. La chiusura del mercato dei capitali alle società e alle banche ha provocato seri problemi, in particolare per il rifinanziamento dei prestiti.Molto pesante è stato l'andamento valutario: la Banca centrale russa ha pilotato negli ultimi mesi la svalutazione del rublo, allargando la banda di oscillazione ed operando sulle vendite di dollari ed euro, per frenarne gradualmente la caduta, anche per evitare quanto accaduto in occasione del default del 1998. In quell'occasione, la divisa perse in un mese oltre il 70% del valore, con pesanti conseguenze sui risparmi dei cittadini. Nella crisi globale di oggi il rublo si è in realtà adeguato a quanto avvenuto per le altre divise di paesi legati all'esportazione di materie prime, come il dollaro australiano ed il rand sudafricano, ma per la Russia la difesa del cambio è costata una consistente erosione delle riserve valutarie, che rimangono al terzo posto nel mondo dopo quelle di Cina e Giappone. Il governo è conscio della realtà di una crisi, che porterà quest'anno un deficit di bilancio superiore al 6%, con un aumento dell'inflazione (a gennaio al 13,4%) e della disoccupazione: i senza lavoro sono aumentati in dicembre di mezzo milione, per un totale di oltre 6 milioni, con ripercussioni che possono arrivare anche a intaccare la leadership di Putin. Le misure anticrisi finora sono costate oltre 60 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 50 miliardi di dollari destinati a riscattare il debiti delle grandi imprese verso le banche estere (il cosiddetto pacchetto di salvataggio degli oligarchi). È evidente come un contesto macroeconomico di questo tipo posa creare distorsioni sul mercato obbligazionario che fino a metà dello scorso anno aveva registrato un considerevole numero di emissioni da parte di aziende, con i maggiori importi collocati da corporate governative quali Gazprom e da istituti di credito. Un comparto che si era notevolmente sviluppato era stato quello dei prenditori sopranazionali e delle agenzie governative con emissioni in valuta domestica effettuate da IBRD, IADB, Kfw, Eib, EBRD, tutte organizzazioni con rating «tripla A» che avevano scommesso sulla forza del rublo e sulla continua crescita del pil, trainato dall'esportazione di greggio. L'andamento del cambio ha praticamente rarefatto queste attività di raccolta, provocando pesanti difficoltà alle aziende, alle prese la ristrutturazione del debito. Gazprom ha recentemente annunciato il ritorno alla raccolta, dal momento che occorre rifinanziare 10 miliardi di dollari in scadenza nel 2009. Con riguardo alle emissioni sovrane, le riserve in valuta hanno finora allontanato la emissione di eurobond. Sul mercato finanziario i titoli domestici hanno attualmente rendimenti trimestrali pari al 13% e decennali al 11,20%. (Milano Finanza)

giovedì 19 febbraio 2009

Sakhalin al via, il gas russo va in Asia

Il colosso dell'energia Gazprom – braccio armato dell'influenza russa sul settore energetico europeo – lancia la sua proiezione strategica sull'Asia:è stato inaugurato ieri il 1Ú maxi-impianto per la produzione di gas naturale liquefatto nell'isola di Sakhalin, al largo del Pacifico occidentale, che apre nuove vie dell'export anche verso il Nord America. Non è un caso che alla cerimonia siano stati presenti il presidente russo Dmitry Medvedev (ex capo di Gazprom) e il premier giapponese Taro Aso. «La Russia apre una finestra sull'Asia», ha dichiarato Aso, il primo responsabile del governo nipponico a metter piede sull'isola dalla fine della seconda guerra mondiale, quando Mosca ne strappò la parte meridionale al Giappone. L'impianto, parte del progetto Sakhalin-2, fornirà circa il 7% della domanda giapponese di gnl, con il 65% della produzione destinato al Sol Levante, dalla cui punta settentrionale dista solo 160 km. Il progetto ha subito vari ritardi ed era diventato il simbolo della “prepotenza” della Russia di Putin nel 2006, quando Mosca, con la minaccia di bloccare tutto per pretesti ecologici, si prese la maggioranza dell'operazione mettendo fine all'”anomalia” del controllo straniero regolarmente concordato nel 1994. Oggi Gazprom detiene la metà più una azione della società, con l'ex leader Shell scesa al 27,5%, Mitsui al 12,5% e Mitsubishi al 10 percento. Quest'anno la produzione sarà di circa 3,2 mln tonn, per circa 50 cargo.Dal prossimo anno la produzione dovrebbe salire a 9,6 mln tonn. di gnl e a regime fornirà il 5% dell'offerta mondiale, oltre a generare ampie quantità di petrolio. Una parte del prodotto finirà in Corea del Sud e anche a un terminale messicano per inoltro nella West coast statunitense.Il Ceo di Gazprom, Alexei Miller, ha sottolineato che la Russia intende diventare il primo produttore mondiale di gnl, con una capacità nel 2030 di circa 90 milioni di tonnellate, contro i 31 mln di oggi del leader di mercato, il Qatar. (Dal Sole 24 Ore)

giovedì 29 gennaio 2009

Energia, Putin rilancia sui gasdotti

Da Il Sole 24 Ore

La Russia (insieme al gigante cinese) è pronta a giocare un ruolo da protagonista di fronte alla crisi che «ha spazzato via tutte le investment bank americane», una turbolenza che «assomiglia a una tempesta perfetta», che ha colto molti di sorpresa, mentre «tutti correvano a prendere la loro fetta di torta, fosse un dollaroo un miliardo, e non hanno voluto accorgersi delle marea che stava salendo».Il primo ministro russo Vladimir Putin, (vestito scuro e cravatta rosso-bordeaux), nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del World economic forum a Davos, non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti del sistema finanziario degli Stati Uniti a cui ha rilanciato la necessità di «ricostruire un'architettura globale della finanza», con l'apporto dei rappresentanti del G-20 (non solo del G-8). Ma le critiche (rivolte più agli eccessi dei protagonisti passati di Wall Street che alla amministrazione Obama appena insediata) hanno lasciato subito posto alla fase costruttiva: Mosca assicurerà la sicurezza energetica per aiutare a superare la crisi. Come? in due modi soprattutto: spingendo i prezzi del gas e del petrolio a valori bilanciati e assicurando la sicurezza dei rifornimenti energetici.«È necessario tornare a prezzi energetici ragionevoli basati su un equilibrio tra domanda e offerta ed è necessario togliere al meccanismo dei prezzi l'elemento speculativo generato da molti strumenti derivati ». Insomma, basta con i giochini contabili di società finanziarie e che fanno perdere «i valori reali dell'economia» e si torni ai fondamentali «macroecomici ». Non solo. «Vanno sviluppate e diversificate le vie di trasporto dell'energia» per garantirne il suo transito verso l'Occidente. In particolare «i gasdotti Nord Stream, che attraverserà il Mar Baltico, e South Stream, sotto il Mar Nero, sono necessari per la sicurezza energetica europea, così come sta dando prova di efficienza Bluestream che unisce la Russia con la Turchia via mare». Putin non ha citato nessun Paese ma era chiara l'allusione alla Georgiae all'Ucraina,che verrebbero saltate dai nuovi gasdotti.


L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

martedì 20 gennaio 2009

Gas, accordo fatto tra Mosca e Kiev

Da MF

Gazprom riprenderà i rifornimenti di gas all'Europa. L'ordine è venuto ieri dal primo ministro russo, Vladimir Putin, dopo che lo stesso premier insieme alla collega ucraina, Yulia Tymoshenko, ha assistito alla firma dell'accordo decennale sul gas siglato da Alexei Miller in rappresentanza di Gazprom e Oleg Doubina per Naftogaz. La quadratura del cerchio è stata trovata con la concessione da parte dei russi di uno sconto del 20% sul prezzo di mercato del metano per il 2009 e, da parte di Kiev, del mantenimento del prezzo di transito invariato a 1,7 dollari per tutto l'anno in corso. Questo atto dovrebbe porre fine anche all'intervento dell'Europa nella crisi: «Non è necessario alcun sistema di monitoraggio, in quanto l'Ucraina riceverà il gas necessario», ha spiegato Putin, che ha anche ringraziato Tymoshenko per «essersi presa la responsabilità di decisioni importantissime, che hanno favorito l'uscita da un vicolo cieco». Tra le altre novità anche il fatto che nei rapporti negoziali tra i due Paesi non è più prevista la presenza della società mista russo-ucraina RosUkrErgo. Infine, sebbene i due premier non abbiano descritto nei particolari i termini dell'accordo, è possibile che tra gli elementi che hanno condotto alla firma ci sia anche la concessione di un prestito a Kiev da parte di Mosca. La Russia, ha detto Putin, «è pronta a sostenere l'Ucraina nella crisi finanziaria». A questo punto non dovrebbe più essere necessaria nemmeno la creazione del consorzio internazionale della cui formazione lo stesso Putin aveva incaricato l'italiana Eni.

venerdì 16 gennaio 2009

Un consorzio targato Eni mette gas tra Mosca e Kiev

Dal Giorno

La Russia ha affidato all'Eni il compito di costituire un consorzio di compagnie energetiche europee incaricato di anticipare il gas da pompare nel gasdotto che collega Russia, Ucraina ed Europa in attesa di un accordo sulle forniture tra Mosca e Kiev. Lo ha reso noto l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, subito dopo un incontro con il presidente russo, Vladimir Putin. Scaroni ha riferito che l'iniziativa è stata concordata per telefono ieri mattina da Putin e dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

martedì 13 gennaio 2009

Gas, riprendono le forniture

Dal Tempo

Le forniture di gas russo all'Europa attraverso l'Ucraina fa sapere la presidenza dell'Ue, dovrebbero riprendere domani mattina intorno alle 8 (anche se il vicepresidente di Gazprom Alexandr Medvedev ha minacciato di interrompere nuovamente le forniture nel caso di nuove sottrazioni di metano da parte dell'Ucraina), al termine di 24 ore di tensioni sull'asse Mosca-Kiev che rischiavano di far sfumare i termini dell'accordo: al centro della disputa l'inserimento da parte dell'ucraina di una clausola aggiuntiva non gradita al governo di Mosca. Una clausola che tirava un tratto di penna sulla presunta sottrazione di gas destinato all'Europa da parte dell'Ucraina e che dunque mirava a escludere possibili azioni risarcitorie da parte di Mosca che il premier russo Vladimir Putin ha quantificato in 800 milioni di dollari.
I termini dell'accordo sottoscritto da Gazprom e dai vertici dell'omologa ucraina Nafogaz stabilisce con effetto immediato la partenza di un meccanismo di monitoraggio per l'osservazione del transito del gas russo attraverso l'Ucraina. Il monitoraggio sarà condotto da una commissione internazionale composta da rappresentanti ed esperti della Commissione europea, il ministro dell'Energia della Federazione russa, il ministro del Carburante dell'Ucraina, rappresentanti di Gazprom e Naftogaz e dai rappresentanti delle compagnie europee e cioè Gaz de France Suez (Francia), E.ON e Wingas (Germania), RWE Transgas (Repubblica ceca), SPP (Slovacchia), EconGas GmbH (Austria), l'Eni guidato da Paolo Scaroni (Italia), FGSZ Ltd. (Ungheria), EAO Sofiagaz (Bulgaria), Public Gas Corporation of Greece (Grecia), JSC Moldovagas (Moldavia), Statoil Hydro (Norvegia) e la compagnia di certificazione Societe General de Surveillance (Svizzera) . La commissione internazionale avrà il compito di c controllare il rispetto degli obblighi per il transito di gas naturale attraverso il territorio dell'Ucraina, il sistema di trasporto del gas, compresi i depositi sotterranei di stoccaggio di gas situati in Ucraina, laddove pertinenti per il transito di gas verso l'Unione europea. Gli esperti saranno inoltre impegnati nel monitoraggio delle stazioni di misurazione del gas sul territorio della Russia e sul controllo delle stazioni di misurazione sul territorio degli Stati membri dell'Unione europea che confinano con l'Ucraina.

lunedì 12 gennaio 2009

Gas, sì agli ispettori europei

Dal Sole 24 Ore

Il primo ministro ceco Mirek Topolanek è appena arrivato da Kiev: «Siamo riusciti a superare la spaccatura tra il presidente ucraino e il primo ministro», comunica a Vladimir Putin, nella dacia di campagna del premier a Novo Ogariovo. Putin è affiancato dall'uomo forte dell'energia russa, il vicepremier Igor Sechin, e dall'amministratore delegato di Gazprom, Aleksej Miller. È scuro in volto: «Avete fatto l'impossibile ».Topolanek ha fretta: «Firmiamo, poi torneremo immediatamente a Kiev a chiedere lo stesso alla controparte ucraina. Così metteremo fine alla crisi». Ma il sì di Putin arriva dopo cinque ore di colloqui. È un sì alla missione di osservatori che dovranno verificare, ai due lati del confine russoucraino, il passaggio di gas nel sistema di gasdotti ucraini in transito verso l'Europa. Le loro conclusioni aiuteranno a capire se nei giorni scorsi i flussi si sono arrestati a monte, nelle sale di comando di Gazprom, oppure nelle pieghe del sistema in terra ucraina, dirottati («rubati», dice Mosca) per compensare il gas a uso interno fermato dalla Russia la mattina del 1Úgennaio. «Non appena il meccanismo di controllo entrerà in funzione - assicura Putin - immetteremo gas nel sistema. E non appena vedremo che verrà di nuovo rubato, torneremo a tagliare i flussi».A Kiev, il primo ministro Yulia Tymoshenko accoglie Topolanek quando ormai è notte inoltrata. «Siamo pronti a un compromesso- dice- e a fare tutto ciò che dipende dall'Ucraina perché l'Europa riceva il suo gas». E intorno all'1 di notte italiana l'annuncio: anche JKiev ha firmato l'accordo che consente all'Unione europea di monitorare il transito di gas russo verso l'Europa occidentale attraverso l'Ucraina.Nel protocollo firmato a Novo Ogariovo, è la Russia a dettare le condizioni. Kiev ha resistito fino all'ultimo all'impiego di esperti di Gazprom, disposta ad accogliere in casa propria solo gli inviati dell'Unione Europea. Ma la Russia esige un proprio uomo in ogni punto critico della rete di transito, una persona a ogni stazione di monitoraggio, a ogni snodo critico, a ogni centrale elettrica, a ogni stazione di pompaggio. E vuole in squadra rappresentanti delle principali compagnie energetiche europee, dalla tedesca Eon Ruhrgas all'Eni di Paolo Scaroni.

martedì 28 ottobre 2008

Mosca apre a Pechino le riserve di greggio

Il premier cinese Wen Jiabao incontrerà oggi a Mosca il primo ministro russo Vladimir Putin per discutere,tra l'altro,della crisi finanziaria. Sarà inoltre siglato un accordo che aprirà alla Cina l'accesso a 300 milioni di tonnellate di petrolio russo per i prossimi 20 anni,pari al 4%dei suoi consumi annuali.Come parte dell'intesa,le imprese russe avranno prestiti per 20-25 miliardi di dollari. (fonte Reuters)