Visualizzazione post con etichetta gas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gas. Mostra tutti i post

venerdì 8 marzo 2013

Afghanistan: UK finanzierà sfruttamento risorse naturali

Wahidullah Shahrani
Il Regno Unito - scrive TMNews -  ha intenzione di finanziare il programma afgano di sfruttamento delle sue enormi risorse naturali con aiuti pari a 10 milioni di sterline. Lo ha annunciato il primo ministro David Cameron.
Il sottosuolo afgano, si legge sulla Bbc, nasconde un tesoro dal valore immenso di oro, pietre preziose, minerali, petrolio e gas. L'intenzione di Londra è quella di finanziare per tre anni il ministero afgano per le Miniere per favorire "prosperità, crescita, occupazione, investimenti e salute pubblica". Grande soddisfazione è stata espressa, oltre che dalle imprese britanniche, anche dal ministro per le Miniere afgano, Wahidullah Shahrani, secondo il quale "l'Afghanistan ha bisogno di uno sviluppo sostenibile a lungo termine".

mercoledì 16 gennaio 2013

Eni: accordo vendita GNL a Sud Corea e Giappone

Eni, sotto la guida di Paolo Scaroni, ha firmato un accordo trilaterale con la coreana Korea Gas Corporation e la giapponese Chubu Electric Power Company per la vendita di 28 carichi di GNL (Gas Naturale Liquefatto), corrispondenti a 1,7 milioni di tonnellate, nel periodo 2013-2017.
In base a questo accordo, primo contratto di acquisto congiunto tra Giappone e Corea del Sud, i carichi di Gas Naturale Liquefatt saranno approvvigionati dal portafoglio globale di Eni e saranno consegnati in Corea del Sud o in Giappone in base alle esigenze di allocazione dei due acquirenti, aumentando quindi la flessibilità e la sicurezza del loro approvvigionamento di gas.
L'accordo si aggiunge al contratto firmato lo scorso anno per la vendita di 49 carichi di Gas Naturale Liquefatto in Giappone, corrispondenti a 3,3 milioni di tonnellate, e consente a Eni di rafforzare ulteriormente la sua presenza nel mercato GNL dell'estremo oriente.

lunedì 1 ottobre 2012

Salvatore Sardo: nel prossimo quadrimestre Eni investirà 60 mld

Salvatore Sardo
Salvatore Sardo
Salvatore Sardo, chief corporate operations officer di Eni, durante il suo intervento alla Lectio inauguralis della Eni Chair in Energy Markets (vd post di ieri), ha dichiarato che nel quadriennio 2012-2015 Eni prevede investimenti per "59,6 miliardi di euro", "piu' del 75% dei quali sarà destinato alle attività upstream, in particolare allo sviluppo di progetti sfidanti quali Zubair (Iraq), Junin 5 e Perla (Venezuela), Goliat (Norvegia) e Kashagan (Kazakistan)". Sardo ha inoltre spiegato che gli investimenti previsti "consentiranno di espandere la produzione di idrocarburi nel periodo 2012-2015 a un tasso di incremento medio annuo di oltre il 3%" .
 Questi numeri impressionanti, sottolinea Salvatore Sardo, sono "coerenti con un’azienda che, forse non tutti lo sanno, si colloca al 12° posto nel mondo per total assets nella classifica Mediobanca 2012 sulle multinazionali".

Il testo integrale dell'intervento di Salvatore Sardo è scaricabile dal sito Eni > >

mercoledì 23 novembre 2011

Allungare la vita del forno riducendo i consumi di gas

Una corretta combustione, nei forni e nei bruciatori, permette di raggiungere importanti obiettivi per l'ambiente:
1. ridurre i consumi di gas
2. allungare la vita del forno
3. tenere sotto controllo le emissioni inquinanti.

Per questo motivo, l’analisi della combustione è molto importante ed esiste un apposito strumento per effettuarla correttamente: l'analizzatore di combustione. La misura dei valori di Ossigeno, CO e NOx permette di ottimizzare i parametri di combustione dei bruciatori.
Si può vedere una demo interattiva sull'utilizzo dell'analizzatore di combustione su testonews.it >>

sabato 30 luglio 2011

Gas. Paolo Scaroni: nessuna fretta sulla cessione di Snam Rete Gas

Paolo Scaroni, l'ad di Eni, nel corso di una conference call sui conti del primo semestre, ha ribadito che  l'Eni non ha nessuna frettasull'eventuale cessione di Snam Rete Gas.
Tuttavia, ha aggiunto, ''stiamo lavorando su questo progetto e ci aspettiamo di arrivare nei prossimi mesi con qualche idea''. Scaroni ha comunque ricordato che la normativa italiana consente ad Eni di mantenere la controllata che, oltretutto, ''performa bene''.
("Paolo Scaroni: nessuna fretta su Snam", dal blog di Fabio Barnetta)

domenica 17 luglio 2011

Incontro tra Paolo Scaroni e Rafael Ramírez

Paolo Scaroni, l'ad di Eni, e Rafael Ramírez, il ministro dell'energia del Venezuela e presidente di PDVSA (Petróleos de Venezuela S.A.), si sono incontrati a Caracas per discutere i progetti comuni tra PDVSA e Eni in Venezuela.
In particolare, si è discusso dello sviluppo del blocco a olio pesante Junín 5, ubicato nella Faja dell'Orinoco, che contiene 35 miliardi di barili di olio in posto certificato ed è operato da due imprese miste (PetroJun í n per la parte upstream e PetroBicentenario per la parte downstream) partecipate al 60% da PDVSA e al 40% da Eni.
Il piano di sviluppo prevede una fase di produzione anticipata con 75.000 barili di olio al giorno a partire da fine 2013, e una fase full field con una produzione di 240.000 barili di olio al giorno dal 2018, insieme alla costruzione di una nuova raffineria sulla costa, a Jose.
Nel meeting di ieri PDVSA ed Eni hanno anche esaminato alcune opzioni per anticipare l'inizio della fase di produzione anticipata al 2012, utilizzando sinergie con installazioni esistenti di PDVSA per trasportare una produzione iniziale lorda compresa tra 7.000 e 10.000 barili di petrolio al giorno. PetroJun í n intende assegnare nel 3 trimestre 2011 i principali contratti di ingegneria per la fase di produzione anticipata (impianto di trattamento e oleodotti) e i contratti per la perforazione. Nel 2011 si prevede di perforare circa 10 pozzi, e di assegnare entro la fine dell'anno il contratto di ingegneria per la parte downstream (raffineria).

(fonte: Paolo Scaroni sul blog di Fabio Barnetta)

venerdì 10 giugno 2011

Eni Award 2011: oggi a Torino i vincitori del premio della società di Paolo Scaroni

Si conclude oggi a Torino al Castello del Valentino (Politecnico – Viale Mattioli, 39) alle ore 11 il ciclo di incontri organizzati in occasione degli Eni Award, il premio istituito dalla società guidata da Paolo Scaroni per sviluppare idee innovative per un migliore utilizzo delle fonti energetiche, per promuovere la ricerca sull'ambiente e per valorizzare le nuove generazioni di ricercatori.

Dopo le lectio magistralis tenute dai vincitori delle varie sezioni del premio a Roma, Catania e Urbino, Gabor A. Somorjai e Martin Landrø, premio ex aequo Nuove frontiere degli idrocarburi, insieme a Gregory Stephanopoulos, premio Energie rinnovabili e non convenzionali, Jean-Marie Tarascon, premio Protezione dell'ambiente, e i due vincitori del premi Debutto nella ricerca, Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, partecipano a un talk show per raccontare le loro ricerche.

All'evento, moderato da Gabriele Beccaria, responsabile di Tuttoscienze, La Stampa, partecipano anche Ezio Pelizzetti, rettore dell'Università degli studi di Torino e Francesco Profumo, rettore del Politecnico di Torino. L'incontro è l'occasione per presentare alla platea, composta anche da studenti delle scuole primarie e del mondo universitario, le ricerche che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento.

I premiati stimolati dalle domande, sono chiamati a raccontare le loro ricerche e la loro applicazione nella vita quotidiana, per contribuire significativamente a migliorare le modalità di consumo dell'energia.

Somorjai spiega la sua ricerca sulla messa a punto di nuovi catalizzatori utilizzati nei processi di cracking petrolifero, tecnologia chiave per garantire la resa e la qualità dei carburanti, mentre Landrø racconta in cosa consiste lo sviluppo e l'applicazione dell'analisi sismica 4D, che consente di determinare le modifiche cui sono soggetti nel tempo i giacimenti di petrolio e gas e di gestirne lo sviluppo produttivo in modo da incrementare significativamente il fattore di recupero degli idrocarburi.

Gregory Stephanopoulos parla della sua ricerca orientata alla produzione di biocarburanti di seconda generazione, non in competizione con il settore alimentare e Jean Marie Tarascon commenta le sue ricerche volte a sviluppare batterie ad alte prestazioni e di costo contenuto per la diffusione di veicoli elettrici nel settore della mobilità.

Gli "under 30" Simone Gamba e Fabrizio Frontalini, che parlano dei loro studi sull'interpretazione e modellazione del processo di hydrocracking degli idrocarburi e sulla ricerca della specie marina benthic foraminifera, come bio-indicatore di tracce contaminanti in ambiente marino.
L'evento può essere seguito anche in live streaming sulla pagina http://eni.iwebcasting.it/eniaward2011

(http://cambiamenti-climatici.blogspot.com/2011/06/i-vincitori-delleni-award-2011-torino.html)

mercoledì 26 gennaio 2011

Paolo Scaroni firma accordo con Petrochina: rafforzamento per gli idrocarburi non convenzionali

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha firmato venerdì a Pechino un memorandum of understanding con Jiang Jiemin, presidente di Cnpc-Petrochina, la più grande oil company quotata al mondo, per nuove opportunità di business in Africa e Nord America.
L'operazione ha incontrato i favori del mercato (leggi articolo sui mercati di Sauro Dozzini) con il titolo che ha chiuso in guadagno dell'1,97% a 17,64 euro.

L'intesa tra Paolo Scaroni e Jiang Jiemin prevede il rafforzamento reciproco per avviare operazioni nel ramo degli idrocarburi convenzionali e non in Africa, mentre Eni metterà a disposizione le proprie competenze nel gas shale maturate in Nord America.

Lo shale gas è un gas naturale ricavato da particolari rocce sedimentarie, per lo più argilla, che si sono formate in centinaia di milioni di anni e si può estrarlo fratturandole. Il più grande potenziale giacimento del mondo è negli Stati Uniti, tra lo stato di New York e la Virginia, segue appunto la Cina che sta iniziando adesso le prime esplorazioni.

La collaborazione tra Eni e Petrochina riguarderà anche il settore delle tecnologie avanzate e lo sfruttamento delle risorse di olio e gas non convenzionali.

Un importante passo avanti per la società di Paolo Scaroni in Medio Oriente (dove è attivo fin dal 1984), in un'area geografica in continua espansione (anche nel 2010 la Cina è cresciuta del 10,5%, attraendo investimenti diretti dall'estero per 105 miliardi di dollari, un primato mondiale).

Nel Mar cinese meridionale, la società, attraverso Eni-China, è co-operatore assieme a Cnooc e Chevron del consorzio Cact, che assicura all'azienda un approviggionamento quotidiano di 12 mila barili di olio equivalente. Soglia che potrebbe aumentare grazie all'avvio di nuovi giacimenti nell'anno in corso.

(da Agoravox: "L'Eni si rafforza in Cina")

giovedì 14 ottobre 2010

Gasdotto South Stream: Paolo Scaroni e Alexei Miller cercano partner tedeschi

Notizia di ieri dall'agenzia Dow Jones Newswires:
Il consorzio composto da Eni, Gazprom e EdF per la realizzazione del gasdotto South Stream tra la Russia e l'Europa meridionale e' in trattative con potenziali partner tedeschi.
E' quanto ha affermato il Ceo del consorzio Marcel Kramer senza specificare l'identita' delle societa' coinvolte nei colloqui. Kramer ha pero' sottolineato che il consorzio accoglierebbe favorevolmente un nuovo partner forte.
La settimana scorsa l'amministratore delegato di Eni Paolo Scaroni ha riferito che Wintershall, societa' energetica controllata dalla tedesca Basf, era interessata ad aderire al progetto.
Sempre oggi il Ceo di Gazprom Alexei Miller ha annunciato all'agenzia Mediafax la firma di una lettera di intenti con le autorita' rumene sulla possibilita' che il gasdotto transiti in Romania. "Dopo i colloqui di oggi (con le autorita' della Romania) abbiamo firmato un accordo per condurre un'analisi tecnica ed economica del progetto", ha affermato Miller.

martedì 31 marzo 2009

Gas giù del 7%, elettricità meno cara del 2%

Luce e gas costeranno di meno a partire dal primo aprile. Il risparmio annuo complessivo per una famiglia tipo sarà di 92 euro. L'Autorità per l'energia ieri ha annunciato l'ennesima diminuzione delle tariffe per le famiglie e le imprese che non abbiano optato per un nuovo fornitore con tariffe prestabilite.«Ciò significa - ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - che si stanno riaprendo margini significativi per l'investimento e il consumo, elementi importantissimi per arginare la crisi». Ma i ritocchi, legati al minor prezzo del carburante, non convincono le associazioni dei consumatori che reclamano ribassi più consistenti.Per l'energia elettrica la diminuzione per la fornitura tipica sarà del 2% con una spesa annuale inferiore di circa 9,4 euro. Un calo minimo, tuttavia, come ha spiegato il presidente dell'Authority, Alessandro Ortis, nel precedente aggiornamento, a gennaio, c'era già stato un ribasso del 5,1%.Quanto al gas, la riduzione del prezzo sarà pari al 7,5%, per un minor esborso annuale di 83 euro. Il ritardo nell'adeguamento del prezzo del gas, rispetto all'elettricità, sarebbe collegato al diverso meccanismo di formazione delle relative tariffe che si basano sull'andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti.A questo si aggiunga che l'attuale aggiornamento trimestrale del gas è risultato «leggermente attenuato» dall'incremento dei costi relativi ai servizi di stoccaggio (+6,1%) e trasporto (+5,1%) che insieme pesano per il 6,3% sul prezzo finale.Continua il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) per il quale il calo sarà pari al 5% per una minor spesa di 35 euro su base annua.A giugno per le famiglie meno abbienti sarà operativo un buono sconto retroattivo all'inizio del 2009, come quello già operante per l'elettricità e pari al 20% della bolletta (sul netto dalle tasse), retroattivo a tutto il 2008 per chi presenti domanda al Comune entro il 30 aprile prossimo.I ribassi non convincono del tutto le associazioni dei consumatori: per Adoc l'aggiornamento tariffario «è una buona notizia ma i ribassi sono contenuti essendoci ancora un ampio margine di manovra per ridurre ulteriormente i prezzi di almeno il 30%». «Il calo delle bollette non riflette le aspettative dei centri di ricerca che avevano stimato diminuzioni più consistenti e pari al 7% per la luce » evidenziano Adusbef e Federconsumatori. Anche per il Codacons «si poteva fare di più» soprattutto sul fronte del ribasso dei carburanti, i cui prezzi «restano immotivatamente elevati a tutto danno dei consumatori italiani ». (Dal Corriere della Sera)

lunedì 30 marzo 2009

La resa di Bruxelles: sull’energia liberi tutti

Dopo gli accordi notturni sulle reti dell’energia, che aspettano di essere ratificati dal Parlamento europeo, finisce definitivamente in soffitta l’idea originaria della Commissione di Bruxelles. Quella pro mercato di una separazione piena (cioè proprietaria) tra gasdotti e linee elettriche da una parte, e produttori di gas ed elettricità dall’altra. Anzi, concedendo a tutti gli Stati membri la possibilità di scegliere fra tre soluzioni — scorporo, sistema dell’Independent system operator (Iso) o dell’Independent trasmission operator (Ito) — si avalla in sostanza un principio, che suona più o meno così: «Ognuno faccia come meglio crede». Il rischio che i mercati dei 27 diventino un bel guazzabuglio è reale, e gli ostacoli attuali rimarranno. Ma non solo. Perché se è vero che l’organizzazione di un mercato è cosa diversa dalle politiche antitrust, come essere certi che il «liberi tutti» non si traduca anche in un ridimensionamento della politica europea della concorrenza, che spesso ha tagliato le unghie ai grandi produttori continentali (Edf, E.On, Rwe e di recente Eni) in difesa dei consumatori? (Da Corriere.it)

martedì 24 febbraio 2009

Acea si spacca sul gas di Roma a Suez

Sarà pure vero, come precisato tre giorni fa dal presidente di Acea, Giancarlo Cremonesi, che fra lui e l´amministratore delegato Andrea Mangoni «non c´è alcun dissidio» in merito alla trattativa con Suez-Gaz de France per il conferimento della rete gas di Roma. Fatto sta che sulla chiusura dell´accordo tra l´utility controllata al 51% dal Campidoglio e l´azionista francese, sul quale Mangoni è impegnato da mesi, ieri Cremonesi ha dato un bel colpo di freno. Consumando una frattura forse insanabile proprio alla vigilia dell´incontro tra il governo italiano e quello transalpino previsto per martedì, quando Nicolas Sarkozy sbarcherà a Roma insieme a una folta delegazione (fra cui i vertici di Gdf) probabilmente anche per cercare di sbloccare un´impasse che si trascina da prima dell´estate. In fondo a una settimana fitta di indiscrezioni e comunicati stampa che hanno persino richiamato l´attenzione della Consob con una richiesta di spiegazioni al presidente del collegio dei sindaci (che verrà ascoltato lunedì), ieri Cremonesi è venuto allo scoperto e, in un´intervista al Sole24ore, ha rimesso in discussione l´intera operazione. «Dobbiamo capire», ha spiegato il presidente dell´ex municipalizzata, «se gli investimenti che richiederà la rete di distribuzione del gas, che i nostri soci hanno rilevato dall´Eni e vorrebbero conferire nell´azienda, e le sinergie, giustificano il business. O se invece per Acea sia più redditizio svilupparsi in altri settori». Uno stop in piena regola che, nel giro di poche ore, ha fatto precipitare il titolo in Borsa: la perdita a fine giornata superava il 7%.Cremonesi, d´altra parte, c´è andato giù duro. Non sempre rispettoso del suo ruolo di presidente del cda quando, anziché rappresentare tutti gli azionisti come dovrebbe, parla solo a nome di alcuni: «Credo che il Comune e Caltagirone non siano aprioristicamente né favorevoli né contrari» alla fusione Acea-Gdf. Lanciando infine a Mangoni un chiaro avviso di sfratto. «L´ad è un uomo libero», replica alla domanda se si sentisse di escluderne le dimissioni in caso di fallimento degli accordi. «È persona conosciuta e stimata per cui penso che facilmente avrà interessanti proposte da altre società. Non posso escludere nulla. Anche se, considerando l´attaccamento che ha verso le sorti della società, mi sembra strano».

Gasdotti, grande corsa a spartirsi il business

Alleanze con la Russia, dal Baltico al Mar Nero. Con la Turchia e la Grecia, attraverso lo Jonio. E ancora dal Mediterraneo del sud con l’Algeria e l’Egitto. Passa sul fondo del mare, la strada che dovrebbe scongiurare il pericolo di un’emergenza gas in Europa nei prossimi anni. Grazie a una politica più accorta di alleanze politicoeconomiche, i paesi dell’Eurozona a partire dal 2010 potranno contare su una serie di nuovi metanodotti che, aggiunti ai progetti di nuovi rigassificatori, soddisferanno la sete di oro azzurro per i prossimi anni. Dopo aver rischiato di passare al freddo e al buio due inverni degli ultimi quattro – in seguito alla crisi scoppiata tra Russia e Ucraina – i paesi della Ue sembrano aver individuato una politica più accorta nelle forniture di gas. Spinti dal progressivo esaurimento dei giacimenti del Mare del Nord, i governi e le principali utility hanno dato il via a una serie di opere che potranno soddisfare la domanda di gas che al momento si aggira attorno ai 300 miliardi di metri cubi, ma che fino a un anno fa era previsto raddoppiasse entro il 2020.Ora, la recessione economica ha reso meno urgente il bisogno, visto che la domanda di energia non potrà che calare con il rallentamento della produzione industriale. Ma è una prospettiva che vale solo per il 2009. E, inoltre, la domanda di gas rimarrà comunque sostenuta soprattutto perché il metano è sempre più usato come fonte di riscaldamento; e solo in alcuni paesi come l’Italia e la Germania (ai primi posti per quantità di gas importato assieme agli Stati Uniti e al Giappone) ha un peso preponderante come combustibile per l’alimentazione delle centrali.Non è un caso, allora, che siano proprio l’Italia e la Germania i paesi protagonisti nelle alleanze politico commerciali per la realizzazione dei principali gasdotti in costruzione. Allo stesso modo, sul fronte dei paesi produttori, sono i governi di Russia e Algeria a essere i più interessati alle nuove infrastrutture. In particolare, Mosca ha bisogno di migliorare l’efficienza della propria ragnatela di tubi: anche se, al momento, è ancora capace di trasportare fino a 600 miliardi di metri cubi di gas all’anno – di cui un terzo verso l’Europa è altrettanto vero che sprechi e inefficienze ne limitano la redditività. Inoltre, solo con un migliore sistema di trasporto, la Russia potrà sostenere la concorrenza: da una parte contro i paesi arabi del Golfo, che stanno stringendo accordi con le utility europee per la realizzazione di rigassificatori in modo da far arrivare il gas via nave, dall’altro contro le ex repubbliche sovietiche del Caucaso che, a loro volta, spesso con il sostegno dell’Europa e degli Stati Uniti si stanno attrezzando per dar vita a una rete parallela attraverso il Mar Nero e la Turchia. (Da Affari & Finanza)

giovedì 19 febbraio 2009

Iran, vicino l'accordo con Total sul gas

L'Iran ha confermato ieri che entro un mese firmerà un contratto da cinque miliardi di dollari con la francese Total per sviluppare una parte del giacimento di gas di South Pars, nel Golfo Persico. La mossa arriva dopo le caute aperture del presidente americano Barack Obama che si è detto favorevole a un dialogo diretto con Teheran nonostante il braccio di ferro con l'Occidente sul programma nucleare iraniano.«Abbiamo trattative con la Total per lo sviluppo della Fase 11 di South Pars e il contratto sarà concluso entro la fine dell'anno iraniano, cioè il 20 marzo», ha detto Seyfollah Jashnsaz, capo della Nioc, l'ente petrolifero iraniano. Da Parigi finora non ci sono né conferme né smentite. Il capo delle operazioni di esplorazione della Total, Yves-Louis Darricarrere, aveva detto la settimana scorsa che la compagnia francese era in trattative con l'Iran per un importante progetto, ma aveva aggiunto che i negoziati procedevano «lentamente». (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 30 gennaio 2009

Eni, nuovo giacimento gas nel Mare del Nord

L'Eni di Paolo Scaroni ha scoperto un giacimento a gas e condensati nel settore centrale del Mare del Nord britannico. Il pozzo esplorativo Culzean è stato completato con successo, confermando la presenza di un accumulo di idrocarburi. (da Italia Oggi)

giovedì 29 gennaio 2009

Energia, Putin rilancia sui gasdotti

Da Il Sole 24 Ore

La Russia (insieme al gigante cinese) è pronta a giocare un ruolo da protagonista di fronte alla crisi che «ha spazzato via tutte le investment bank americane», una turbolenza che «assomiglia a una tempesta perfetta», che ha colto molti di sorpresa, mentre «tutti correvano a prendere la loro fetta di torta, fosse un dollaroo un miliardo, e non hanno voluto accorgersi delle marea che stava salendo».Il primo ministro russo Vladimir Putin, (vestito scuro e cravatta rosso-bordeaux), nel suo intervento alla cerimonia di inaugurazione del World economic forum a Davos, non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa nei confronti del sistema finanziario degli Stati Uniti a cui ha rilanciato la necessità di «ricostruire un'architettura globale della finanza», con l'apporto dei rappresentanti del G-20 (non solo del G-8). Ma le critiche (rivolte più agli eccessi dei protagonisti passati di Wall Street che alla amministrazione Obama appena insediata) hanno lasciato subito posto alla fase costruttiva: Mosca assicurerà la sicurezza energetica per aiutare a superare la crisi. Come? in due modi soprattutto: spingendo i prezzi del gas e del petrolio a valori bilanciati e assicurando la sicurezza dei rifornimenti energetici.«È necessario tornare a prezzi energetici ragionevoli basati su un equilibrio tra domanda e offerta ed è necessario togliere al meccanismo dei prezzi l'elemento speculativo generato da molti strumenti derivati ». Insomma, basta con i giochini contabili di società finanziarie e che fanno perdere «i valori reali dell'economia» e si torni ai fondamentali «macroecomici ». Non solo. «Vanno sviluppate e diversificate le vie di trasporto dell'energia» per garantirne il suo transito verso l'Occidente. In particolare «i gasdotti Nord Stream, che attraverserà il Mar Baltico, e South Stream, sotto il Mar Nero, sono necessari per la sicurezza energetica europea, così come sta dando prova di efficienza Bluestream che unisce la Russia con la Turchia via mare». Putin non ha citato nessun Paese ma era chiara l'allusione alla Georgiae all'Ucraina,che verrebbero saltate dai nuovi gasdotti.


L’energia responsabile secondo Paolo Scaroni, amministratore delegato dell’Eni

mercoledì 28 gennaio 2009

Altri due gasdotti nella rete Ue

Dal Sole 24 Ore

Per ora Nabucco e Itgi sono entrambi ai nastri di partenza. I loro nomi compaiono nella lista indicativa dei 34 progetti di interconnessioni energetiche destinati a beneficiare, salvo sorprese, di 1,5 miliardi dei 5 miliardi di euro di fondi europei da redistribuire tra i 27 dell'Unione. Di quanto esattamente lo si saprà però soltanto oggi, quando la Commissione Barroso prenderà la decisione finale sui progetti e i soldi da allocare. Indiscrezioni, tutte da verificare, dicono che Nabucco potrebbe incassare 250 milioni, l'Itgi 100.Le pressioni su Bruxelles in queste ore sono fortissime: nessun Governo è infatti disposto a ritrovarsi defraudato dei fondi del bilancio Ue che altrimenti, in quanto inutilizzati, rientrerebbero nelle casse nazionali. Risultato: c'è il rischio che alla fine, vista la moltitudine di iniziative da finanziare, la spartizione si sbricioli in interventi poco incisivi.L'ultima guerra del gas tra Russia e Ucraina, appena conclusa, ha sottolineato una volta di più la pericolosa vulnerabilità dell'Europa, la necessità improrogabile di diversificare fornitori e rotte di approvvigionamento. E così non solo sono comparsi i 5 miliardi di fondi Ue ma un progetto dormiente dal 2004 come il Nabucco, ieri alla conferenza internazionale organizzata a Budapest per rilanciarlo, ha conosciuto un brusco risveglio.Il commissario Ue all'Energia, Andris Piebalgs, ha preannunciato: «Domani penso di avere buone possibilità di fare una proposta molto vicina ai 200-300 milioni di euro», cioè alla somma chiesta a breve dal premier ungherese Ferenc Gyurcsany per dare inizio ai lavori. Philippe Maystadt, il presidente della Bei (Banca europea per gli investimenti) ha detto di essere pronto a finanziare «il 25% di Nabucco quando tutti i criteri economici, tecnologici e politici saranno soddisfatti ». Analoga disponibilità è arrivata dalla Bers, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.Nabucco e Itgi sono due iniziative che puntano a convogliare in Europa il gas azero di Shah Deniz (12 miliardi di metri cubi) che entrerà in produzione nel 2012.Per farlo – con un gasdotto lungo 3.300 chilometri del costo di circa 8 miliardi – Nabucco attraverserà Turchia, Bulgaria, Romania e Ungheria per approdare in Austria, il centro di smistamento. L'Itgi, che vede Edison protagonista, sarà lungo invece soltanto 800 chilometri, trasporterà il gas in Italia sfruttando le infrastrutture già esistenti tra Turchia e Grecia e limitandosi a costruire solo la tratta per attraversare il canale di Otranto. Con un investimento contenuto: 500 milioni.«Entrambi i progetti sono di interesse europeo, quindi sullo stesso piano. Quello pronto prima, partirà prima» aveva dichiarato salomonicamente tempo fa Piebalgs. Tutto lascerebbe credere che l'Itgi sia in vantaggio per i costi ridotti e le infrastrutture a buon punto rispetto a quelle inesistenti del Nabucco. Che per di più "soffre" la concorrenza del South Stream, la joint-venture tra Russia e l'Eni di Paolo Scaroni, e del Nord Stream

venerdì 23 gennaio 2009

Il gas c’è ma non si tocca

Tratto da Panorama

Paradossi italiani Dipendiamo per l’85 per cento dalle importazioni di metano e petrolio. Mentre non sfruttiamo le nostre risorse. Anzi, la produzione nazionale sta diminuendo. Colpa di un groviglio di competenze che paralizza tutto.
L’Adriatico non è il Mare del Nord e la Basilicata non è il Texas, ma anche l’Italia nel suo piccolo custodisce un tesoro di gas e petrolio. A differenza del resto del mondo, dove la presenza di idrocarburi nel sottosuolo è considerata un dono della provvidenza, qui però quel bendidio spesso genera più polemiche che ricchezza.
Con un deficit energetico nazionale annuo di 50 miliardi di euro (3,7 per cento del pil nel 2008) e un sistema dipendente dalle importazioni in misura più che doppia rispetto agli altri paesi industrializzati europei (85 per cento contro il 40), la questione dell’insufficiente sfruttamento delle risorse tocca vette di insensatezza. E diventa addirittura irritante in momenti come questo, con i rifornimenti di gas provenienti via tubo dalla Siberia attraverso l’Ucraina a rischio di interruzione a causa del contenzioso ormai endemico sul pagamento delle forniture tra la Federazione Russa e Kiev.
In tema di sfruttamento delle risorse energetiche l’Italia va addirittura all’indietro come i gamberi e solo negli ultimi mesi sta tentando di riprendere un cammino lineare. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, e quello dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, hanno firmato 23 tra concessioni e permessi di ricerca in mare più 14 autorizzazioni per stoccaggi di gas in prevalenza a favore della Stogit dell’Eni in Valle Padana. Ma il ritardo accumulato resta grave: l’estrazione annua di petrolio è ferma tra 5 e 6 milioni di tonnellate e l’accordo per sfruttare in pieno i giacimenti della Basilicata non è ancora del tutto operativo a 11 anni dalla firma.
In meno di un quindicennio la produzione di gas è scesa da 20 a 10 miliardi di metri cubi e 7 anni fa sono state bloccate per legge le estrazioni dai giacimenti nell’Alto Adriatico (34 miliardi di metri cubi sicuri) per paura che provocassero il fenomeno della subsidenza facendo abbassare, in pratica, Venezia e la laguna.
La scarsa utilizzazione di metano e petrolio non dipende dal graduale esaurimento dei giacimenti, dall’insufficienza di convenienze economiche nell’estrazione o da investimenti inadeguati da parte dei concessionari. La penuria e i soldi non c’entrano, anzi, le ricchezze residue restano ingenti e molto desiderate dalle società energetiche, mentre le ultime ricerche hanno consentito l’individuazione di altre aree produttive lungo una linea vasta del Paese, una specie di falce di luna che dalla Sicilia si estende verso Calabria e Basilicata fin sulla costa adriatica per inarcarsi infine in Valle Padana (cartina a fianco).
Secondo stime dell’Ufficio minerario, le riserve accertate di petrolio ammontano a 840 milioni di barili, a cui si aggiunge un potenziale addizionale tra i 400 e i 1.000 milioni per un valore in euro tra i 90 e i 130 miliardi. Per quanto riguarda il gas, le riserve equivalgono a 130 miliardi di metri cubi con un potenziale aggiuntivo fra 120 e 200 per un valore tra 75 e 100 miliardi di euro. Somme su cui lo Stato o le regioni potrebbero incassare almeno il 7 per cento di royalty e il 40 per cento di tasse. Senza contare l’effetto sull’occupazione diretta e l’indotto.

martedì 20 gennaio 2009

Gas, accordo fatto tra Mosca e Kiev

Da MF

Gazprom riprenderà i rifornimenti di gas all'Europa. L'ordine è venuto ieri dal primo ministro russo, Vladimir Putin, dopo che lo stesso premier insieme alla collega ucraina, Yulia Tymoshenko, ha assistito alla firma dell'accordo decennale sul gas siglato da Alexei Miller in rappresentanza di Gazprom e Oleg Doubina per Naftogaz. La quadratura del cerchio è stata trovata con la concessione da parte dei russi di uno sconto del 20% sul prezzo di mercato del metano per il 2009 e, da parte di Kiev, del mantenimento del prezzo di transito invariato a 1,7 dollari per tutto l'anno in corso. Questo atto dovrebbe porre fine anche all'intervento dell'Europa nella crisi: «Non è necessario alcun sistema di monitoraggio, in quanto l'Ucraina riceverà il gas necessario», ha spiegato Putin, che ha anche ringraziato Tymoshenko per «essersi presa la responsabilità di decisioni importantissime, che hanno favorito l'uscita da un vicolo cieco». Tra le altre novità anche il fatto che nei rapporti negoziali tra i due Paesi non è più prevista la presenza della società mista russo-ucraina RosUkrErgo. Infine, sebbene i due premier non abbiano descritto nei particolari i termini dell'accordo, è possibile che tra gli elementi che hanno condotto alla firma ci sia anche la concessione di un prestito a Kiev da parte di Mosca. La Russia, ha detto Putin, «è pronta a sostenere l'Ucraina nella crisi finanziaria». A questo punto non dovrebbe più essere necessaria nemmeno la creazione del consorzio internazionale della cui formazione lo stesso Putin aveva incaricato l'italiana Eni.

lunedì 19 gennaio 2009

Guerra del gas, sconfitta della politica

Dal Sole 24 Ore

Nella ricerca di una soluzione della crisi tra Russia e Ucraina, l'economia corre più veloce della politica. Non dovrebbe essere strano: stiamo parlando di uno scontro sul prezzo del gas. Riguardo alla ripresa del transito verso l'Europa,in teoria una strada è stata trovata. Le compagnie energetiche europee guidate dall'Eni di Paolo Scaroni stanno finalizzando un accordo per acquistare loro stesse il gas dalla Russia, almeno per un periodo di prova, e consentire in tempi brevi la riapertura delle esportazioni. Ieri il presidente russo Dmitrij Medvedev ha aggiunto un elemento complementare, la possibilità che delle banche europee garantiscano l'operazione. L'Ucraina sembra favorevole all'iniziativa. Quanto alla questione bila-terale, la definizione del prezzo per le forniture di quest'anno, c'è stato un momento in cui le due parti non erano troppo lontane. Oggi Medvedev insiste che anche gli ucraini, come tutti, devono accettare prezzi di mercato. Ma nello stesso tempo ha ammesso che i prezzi scenderanno entro fine anno, fino al 60 per cento. Se questa crisi è durata così a lungo, le ragioni e le responsabilità sono altrove.