venerdì 10 aprile 2009

Forti rincari del petrolio, in salita riso e zucchero

Il piano di stimolo dell'economia lanciato dal Giappone, più ricco del previsto, e la buona performance delle Borse hanno generato fiducia sui mercati delle materie prime, alla vigilia della chiusura festiva per il Venerdì santo. L'effetto rialzista si è visto soprattutto sul petrolio, che in una sola seduta ha recuperato quasi il 6% (il Wti ha concluso a 52,24 $/barile), e sui metalli non ferrosi, tutti in forte progresso al London Metal Exchange. Il balzo più consistente l'ha fatto il piombo, che salendo del 5,2% si è portato ai massimi da ottobre. Record da 5 mesi anche per il rame, in rialzo di oltre il 3% anche grazie al nuovo calo di scorte. Hanno finito la seduta in terreno positivo anche la maggior parte delle commodities agricole. I rialzi sono stati moderati (inferiori all'1%) per caffè e cacao, mentre lo zucchero (grezzo e raffinato) ha guadagnato oltre il 2%. Al Cbot spicca il +3,9% del riso grezzo, spinto dalla previsione dell'Usda di consumi record negli Stati Uniti. I semi di soia, poco variati, si confermano ai massimi da 2 mesi, mentre frumento e mais hanno ceduto quasi il 2%. (da Il Sole 24 Ore)

Metti l'alga nel serbatoio

Un pieno di alghe. Potrebbe essere questa, tra poco, la richiesta da rivolgere al benzinaio, che magari non si chiamerà neanche più così, e che invece di fare il pieno di gasolio riempirà il serbatoio con un carburante che deriva dalle alghe. Organismo di struttura semplice, unicellulare o pluricellulare, che produce ossigeno ed era già presente in natura oltre un miliardo e mezzo di anni fa, se capita tra i piedi d'estate, l'alga fa solo ribrezzo. E invece è in grado di fornire una biomassa che non ha bisogno di terre arabili per essere prodotta, come accade invece per il mais o la soia, accusate (anche dall'Ocse) di essere causa di deforestazione e fame quando utilizzate come biocarburanti. L'alga può essere coltivata al chiuso, in serre riscaldate, oppure all'aperto, in uno stagno o in acqua marina anche inquinata, perché si nutre dei contenuti delle acque reflue e di anidride carbonica. Si moltiplica velocemente, garantendo anche 50 raccolti all'anno e può produrre, per ettaro, 15 volte più biodiesel di altre coltivazioni (come l'olio di palma). Gli ostacoli alla sua produzione sono legati alla disponibilità commerciale e ai prezzi di mercato: la sfida più grande per la ricerca è fare in modo che il processo di decomposizione della biomassa avvenga in un tempo tale da permettere alla produzione di biocarburante da alga di essere economicamente competitiva oltre che sostenibile, il tutto a un costo inferiore ai 60 dollari al barile. Ad oggi, teoricamente, si stima una resa possibile tra i 1.000 e i 20 mila litri di biocarburante per ettaro, a seconda della specie di alga coltivata. Facendo due rapidi calcoli, visto che il potenziale di produzione dei soli Stati Uniti si aggira intorno ai 16 milioni ettari, gli Usa potrebbero produrre abbastanza alghe da sostituire completamente il petrolio come carburante e lasciare all'agricoltura 180 milioni di ettari di terreni agricoli per uso alimentare. Secondo l'European biodiesel board (Ebb), che pochi giorni fa ha tenuto a battesimo l'European algae biomass association, la nuova piattaforma europea per lo sviluppo dei biocarburanti e delle bioenergie, l'Italia è uno dei paesi in cui la sperimentazione sulle alghe ha raggiunto i livelli più avanzati. Il 24 marzo scorso, il porto di Venezia, ad esempio, ha annunciato il lancio della prima centrale ad alghe italiana, che sarà operativa nei prossimi due o tre anni. «L'idea di fondo è di produrre non solo biocarburanti, ma bioenergia. Questo significa coltivare le alghe all'interno di appositi bioreattori, poi bruciarle come biomassa e recuperare la CO2 emessa per nutrire le nuove alghe nei bioreattori». Che quello delle alghe sia un business ghiotto lo dimostrano diversi esperimenti condotti da grandi compagnie petrolifere, tra cui anche l'Eni. Solo qualche giorno fa l'amministratore delegato del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha spiegato che lo sfruttamento delle alghe è la strada giusta per i biocarburanti, perché garantisce energia pulita e riduzione di emissioni e dà risultati migliori della colza su cui stanno puntando forte Brasile, Stati Uniti e l'Estremo oriente. Ma l'ultima novità nel settore viene da Shell, che ha annunciato l'avvio dei lavori per costruire alle Hawaii la prima raffineria di alghe da combustibile. Ancora, l'americana Solazyme, specializzata in biologia sintetica, ha annunciato una partnership con Chevron per produrre e distribuire, entro i prossimi tre anni, biocarburante proveniente dalle alghe in grado di sostituire il diesel tradizionale. Non solo, ha anche ricevuto un finanziamento da 45 milioni di dollari per sviluppare il progetto e ha presentato la nuova Mercedes C320, alimentata proprio ad alghe.Sempre negli Stati Uniti, Boeing e Honeywell hanno creato Users Group, un consorzio che ha l'obiettivo di testare la produzione di biodiesel da alghe per i motori degli aerei. E un'altra americana, GreenFuel, ha annunciato di star avviando, in Spagna, un progetto di coltivazione in serra di 100 ettari di alghe. L'investimento previsto è di 92 milioni di dollari e la produzione stimata di 25 mila tonnellate di alghe da destinare al biodiesel. (da Milano Finanza)

giovedì 9 aprile 2009

Greggio, scorte ancora in salita

La cura Opec non basta, per ora, a riportare l'equilibrio nel mercato petrolifero. Le scorte continuano a crescere nonostante la chiusura dei rubinetti, a dimostrazione che la crisi morde sui consumi. I prezzi, saliti sull'entusiasmo delle borse fino a 54 $/ bbl, sono scesi ieri sotto i 50$ per poi salire in chiusura a 51,59 $ per il Brent scadenza maggio e a 49,38 per il Wti. I margini di lavorazione "soffrono" e spesso mostrano il segno negativo per i raffinatori europei; perdono terreno i ricavi del gasolio, dove si sente anche la competizione del mercato orientale (l'indiana Reliance vende gasolio in Mediterraneo) e dell'olio combustibile (per i ridotti consumi di bunker).Dai dati del Dipartimento Usa dell'Energia si conferma che le raffinerie americane procedono all'82% della capacità. Negli Stati Uniti crescono le scorte di greggio (+1,6 milioni di barili, ai massimi degli ultimi 16 anni) e di benzina (+0,6) e scendono i distillati (-3,4). Ai minimi invece l'appetito dei raffinatori, con conseguente forte flessione dei differenziali e discesa record dei noli delle petroliere.....Visto che si parla di nuove regole della finanza, sarebbe il momento giusto per restringere la platea degli investitori petroliferi e per evitare che il future sia solo un veicolo per aumentare il costo dell'energia in un momento così drammatico per l'economia mondiale. Ad esempio si potrebbe imporre che per i futures petroliferi sia ben presente e accessibile l'opzione di consegna fisica del greggio. (da Il Sole 24 Ore)

Nuova zampata in Russia dell'Eni

(da "Il Mattino") Nuova zampata in Russia dell'Eni, che ieri (7 aprile) a Mosca ha siglato una serie di accordi con le principali società energetiche del Paese per collaborazioni anche all'estero e ha incassato un assegno da 4,2 miliardi di dollari (3,2 miliardi di euro) da Gazprom: il colosso russo del gas ha infatti esercitato alla fine dei due anni previsti la call option su Gazprom Neft, uno degli asset ex Yukos acquistati all'asta nell'aprile 2007. Le intese sono state firmate nell'ambito del forum italo-russo, che vede la più grande missione di sistema mai organizzata dall'Italia in Russia, con oltre mille imprenditori guidati dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: 40 di loro, il gotha dell'industria italiana, da Eni a Enel a Finmeccanica, sono stati ricevuti dal presidente Dmitri Medvedev al Cremlino. Negli ultimi tempi sembrava che Gazprom potesse rinunciare a Gazprom Neft, anche a causa della crisi mondiale e dei conseguenti problemi di liquidità, per di più in un momento svantaggioso essendo le azioni cadute ben sotto il prezzo dell'opzione. Ma, secondo fonti di stampa russe, il premier Vladimir Putin sarebbe intervenuto per realizzare l'operazione, che sarà finanziata attraverso prestiti da parte di banche statali. Eni ha inoltre firmato una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali società energetiche russe (Inter Rao Ues, Rosneft, Transneft e Stroitransgas) con le quali avvierà un ampio programma di cooperazione strategica in vari ambiti. In particolare, Eni ha siglato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, anche in Paesi stranieri. Questi accordi, hanno sottolineato Putin e Scaroni, consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente la sicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa. «Continuiamo a essere il loro partner favorito», ha aggiunto l'amministratore delegato di Eni. Ma alcune delle operazioni ventilate nei giorni scorsi sono state rinviate a fine aprile, per definire meglio i negoziati e suggellarli con un bilaterale tra il premier italiano Silvio Berlusconi e il suo collega Putin. Si tratta del potenziamento del gasdotto South Stream e dell'acquisto da parte di Gazprom, tramite un'altra call option, del 51% di Severenergia, il consorzio di Eni ed Enel che detiene gli asset ex Yukos e nel quale le due società italiane dimezzerebbero le quote, passando rispettivamente al 30% e al 20%. «Firmeremo entro aprile. L'occasione sarà la prossima bilaterale dei presidenti del Consiglio italiano e russo», ha assicurato l'amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti. Anche l'ad di Eni Scaroni ha rinviato alla stessa bilaterale l'accordo sul rafforzamento della capacità del South Stream, che richiede la garanzia di una maggiore offerta di gas russo, come ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «Abbiamo firmato le questioni di carattere più commerciale; quelle di rilevanza più strategica ci è sembrato più opportuno siano trattate in un incontro fra Berlusconi e Putin», ha spiegato Scaroni. Il mosaico energetico è ampio e ci sono altre tessere da sistemare, come l'ingresso di Gazprom nella società che gestirà il giacimento di petrolio libico Elephant, dove Eni ha una partecipazione rilevante.