venerdì 8 giugno 2012
Giappone: il rilancio del nucleare è vitale
martedì 19 ottobre 2010
L’inquinamento ambientale preoccupa gli italiani
A livello nazionale le questioni prioritarie sono considerate i rifiuti e la promozione delle energie rinnovabili, ritenute urgenti da oltre la metà del campione (58,6 %). A livello locale, invece, l'attenzione si sposta su mobilità e trasporti, considerati i problemi più urgenti dal 46,5 % degli intervistati.
Oltre il 75 % degli italiani sostiene che a livello pubblico si potrebbe fare molto di più per l’ambiente e il 61,5 % ritiene inefficiente l’operato delle amministrazioni locali. Tra le fonti rinnovabili più conosciute, al primo posto troviamo solare e fotovoltaico, (65 %), seguiti da eolico e idroelettrico.
Il nucleare è citato soltanto da 2 italiani su 10 e il 58 % si definisce contrario agli investimento nel nucleare nella Penisola. Se poi la centrale fosse costruita nella regione di residenza, la percentuale sale al 66 %.
Tra i comportamenti sostenibili degli italiani, la percentuale di chi utilizza lampadine a risparmio energetico è pari al 98 %, i pannelli solari termici sono scelti dal 47,5 % e quelli fotovoltaici dal 47,3 %.
(da Maristella Pinna, "Le cose come stanno")
venerdì 27 marzo 2009
Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia
mercoledì 25 febbraio 2009
Nucleare, firmato l'accordo Berlusconi-Sarkozy
Roma - Il premier Silvio Berlusconi e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno firmato oggi a Roma l’accordo intergovernativo sul nucleare che vedrà Italia e la Francia sempre più vicine nella produzione di energia dall’atomo. L’accordo - firmato a villa Madama al termine del vertice italo-francese - è accompagnato da due memorandum of understanding tra i due gruppi elettrici Enel ed Edf. "C’è una relazione molto cordiale, un’amicizia e una vicinanza tra Italia e Francia - ha spiegato il Cavaliere - ho colto l’intenzione di Sarkozy di aumentare le attività comuni e quanto possiamo fare insieme tra i nostri due Paesi e soprattutto in Europa".
Un accordo storico In conferenza stampa il titolare dell’Eliseo ha definito "storico" l’accordo e ha affermato che se l’Italia dovesse confermare l’intenzione di aprire al nucleare, la Francia "propone una partnership illimitata". Per il presidente del Consiglio il summit ha confermato che tra Roma e Parigi "c’è una visione comune su tanti problemi, su come devono essere cambiate le regole e sul modo in cui deve cambiare l’Unione europea". Il premier italiano ha, poi, puntato il dito contro "il fanatismo ideologico di una parte politica" che "ci ha impedito la strada del nucleare". "Dobbiamo svegliarci dal nostro sonno, adeguarci, perché il futuro è nell’energia rinnovabile e nel nucleare", ha spiegato Berlusconi facendo sapere che l'Italia collaborerà "alla realizzazione di altre centrali nucleari in Francia e in altri paesi" e "affronterà la costruzioni di centrali nucleari in Italia, con al nostro fianco la Francia che ci ha messo a disposizione il suo know how, ciò che ci consentirà di risparmiare diversi anni e iniziare la costruzione delle centrali in un tempo assolutamente contenuto".
L'accordo sul nucleare Il principale accordo riguarda tutti gli aspetti del nucleare, dalla collaborazione in sede europea ai temi della sicurezza, dalla cooperazione tecnologica alla formazione dei tecnici, dallo smantellamento degli impianti alla collaborazione industriale in Paesi terzi. Nel clima della pax electrica sancita all’ultimo summit di Nizza nel 2007, l’intesa prevede - secondo indiscrezioni di stampa - che Edf partecipi alla costruzione di una centrale nucleare di nuova generazione in Italia, mentre per Enel si profila una quota (12,5%) della futura centrale Epr di Penly che sarà costruita da Edf. Non solo. Non appena la legge che prevede il ritorno del nostro paese al nucleare sarà approvata, i due colossi elettrici dovrebbero dare vita ad un consorzio guidato da Enel (60%) ma aperto al contributo di altri operatori - A2A, Eon, gruppi energivori, Eni, Sorgenia - che ha come obiettivo quello di costruire nel nostro paese almeno 4 reattori Epr prodotti dalla francese Areva. Ora la legge si trova ferma in commissione industria al Senato. I tempi utili di approvazione saranno di non meno due mesi. Dopo il governo avrà sei mesi di tempo per la scelta dei siti che dovranno ospitare le nuove centrali nucleari italiane.
La collaborazione industriale Una parte rilevante del documento in discussione è destinata a definire anche la collaborazione industriale sempre nel settore nucleare tra Areva e Ansaldo Energia nella costruzione e nella progettazione dei reattori nucleari Epr. Ansaldo dovrebbe essere pienamente coinvolta, attraverso la sua controllata Ansaldo Nucleare non solo per quanto riguarda la realizzazione e la progettazione dei reattori italiani, ma anche per quanto riguarda quelli in via di autorizzazione in Francia e quelli che sono stati già commissionati da Areva in paesi terzi. Altro capitolo del protocollo di intesa tra i due paesi riguarda una piena collaborazione sul tema delle scorie che coinvolge la Sogin e l’apertura di una più forte collaborazione nel settore della ricerca con un occhio particolare da parte dei francesi nei confronti delle università italiane. La scelta di realizzare 4 reattori Epr in Italia implica come contrappeso che il resto della flotta nucleare italiana sarà costuituito dai reattori Ap 1000 fabbricati da Westinghouse. Si parla di almeno sei reattori raggruppati in due centrali che saranno costruiti per raggiungere il target di circa 12mila megawatt dichiarato dal governo.
Il piano per le infrastrutture In cantiere dodici opere per 120miliardi di euro: siglato anche l'accordo nell’ambito del settore dei trasporti che prevede che entro sei settimane saranno pronti i bandi di gara per il valico di Frejus. "Noi - ha detto il presidente francese - quest’anno ci ritroviamo nel doloroso decimo anniversario del Bianco. Ci è voluto che i nostri governi facessero enormi lavori e i bandi di gara per il Frejus saranno pronti tra sei settimane. Sono anni che se ne parla, è una decisione concreta". Il titolare dell'Eliseo ha, inoltre, espresso apprezzamento per il governo italiano per gli sforzi messi in atto "per convincere i Comuni per la Torino-Lione e per il trasporto modale".
Gli assetti mondiali "L’Occidente ha bisogno degli Stati Uniti, ma anche della Russia come fornitore di materie prime", ha spiegato il presidente Berlusconi sottolineando che tra gli obiettivi comuni dei due Paesi c’è quello di "rapporti cordiali" tra Mosca, Bruxelles e Washington. Il premier è dunque tornato sui giorni della crisi tra Georgia e Federazione russa e ha ringraziato Sarkozy per il ruolo avuto durante il mese di presidenza del Consiglio europeo. "C’è stata una gestione determinata e intelligente - ha detto il premier italiano - che ha consentito di andare a fondo nei problemi e si è concretizzata nei momenti importanti come la fine dell’attacco della Russia alla Georgia". Se l’attacco fosse andato fino in fondo, ha aggiunto Berlusconi, "si rischiava un divorzio drammatico tra Ue, Nato e Russia" e il "ritorno alla guerra fredda".
giovedì 19 febbraio 2009
Iran, vicino l'accordo con Total sul gas
venerdì 6 febbraio 2009
La Svezia torna al nucleare
Uno dei Paesi più ecologisti del mondo, la Svezia, cambia idea sull'energia atomica. Dodici anni dopo aver deciso di chiudere gradualmente tutti i suoi reattori nucleari, 30anni dopo un referendum antinucleare, proprio mentre il petrolio tornato a prezzi ragionevoli fa raffreddare le smanie atomiche, Stoccolma ha deciso di revocare la moratoria, «autorizzando la sostituzione dei reattori esistenti – afferma il Governo conservatore guidato da Fredrik Reinfeldt nel presentare il nuovo piano energetico – quando avranno raggiunto il loro limite di sfruttamento economico ». La legge sulla chiusura graduale dei reattori va abolita e «il divieto, incluso nella legislazione sulla costruzione di nuovi impianti nucleari va anch'esso abolito». La moratoria antinucleare era stata adottata nel febbraio '97, quando al governo c'erano i socialdemocratici. I reattori atomici (allora erano 12, oggi sono 10) soddisfacevano circa la metà del fabbisogno elettrico. Oltre a fermare le nuove costruzioni, la moratoria prevedeva di chiudere tutti gli impianti nucleari in funzione a mano a mano che arrivavano all'età della pensione tecnologica. In alternativa, fonti rinnovabili. Da allora si sono fermati i due reattori della centrale di Barseback, travagliati da avarie, mentre sono rimasti in funzione quelli delle centrali di Oskarshams, Ringhals (che ha appena avuto un incidente, per fortuna di lieve entità) e Forsmark, tutti costruiti fra il 1972 e il 1985, i quali ancora oggi rappresentano il 60% della produzione elettrica svedese; l'altra grande fonte energetica è quella idroelettrica. Una fonte che non emette un grammo di anidride carbonica, il gas cambia-clima messo alle strette dalle normative europee e dal Protocollo di Kyoto. «Sarà possibile richiedere il permesso – annuncia una nota del Governo – di sostituire i reattori esistenti che non siano più economicamente produttivi ». «Non si tratta solamente di aggiornare gli impianti per allungarne la durata e perciò la vita utile –osserva Alessandro Clerici, coordinatore della task force sul nucleare del Wec (World energy council) –ma anche diritoccare alcune componenti (soprattutto nella parte delle turbìne) per aumentare di circa il 10% il rendimento e la capacità produttiva. In questo modo la Svezia mette a disposizione dei consumatori più di mille megawatt aggiuntivi (come una centrale nuova) con costi modestissimi. Inoltre due province svedesi si stanno contendendo la localizzazione del deposito delle scorie atomiche».
giovedì 5 febbraio 2009
L'Italia vicina a un accordo con la Ue sui gasdotti Eni
«Ci sono le condizioni per arrivare all'accordo sul Tag». Andrea Ronchi, il ministro per le Politiche comunitarie, è uscito dall'incontro a Bruxelles con Neelie Kroes «più ottimista» di quando era entrato. Il commissario Ue alla Concorrenza, ha detto, si è mostrato «molto disponibile ». Decisamente laconico, invece, il commento del portavoce della Kroes: «L'inchiesta è tuttora in corso».Tutto è cominciato nel 2006 con una serie di ispezioni lanciate da Bruxelles nei confronti dei maggiori gruppi energetici europei. Un anno dopo sono cominciate le indagini vere e proprie. L'Eni, tra gli altri, nel mirino. Con il sospetto di abuso di posizione dominante, nel periodo 2001-2005, nella gestione di tre gasdotti: il Tag appunto, la condotta, per l'89% di proprietà Eni, che trasporta il metano russo passando per Ucraina, Slovacchia e Austria, oltre a Tenp e Transitgas che convogliano quello norvegese e olandese passando per la Svizzera. Mentre per Tenp e Transitgas tra Bruxelles e il gruppo italiano sarebbe stata già raggiunta una bozza di compromesso, sul Tag ancora niente da fare. Perchè di fatto l'Eni si ritrova a dialogare con le mani legate di fronte alla richiesta di cessione avanzata da Bruxelles. Attraverso il Tag passa infatti il 30% del gas attualmente importato dall'Italia.Dunque in questo caso, in ballo non c'è soltanto una questione di concorrenza violata cui mettere una pezza. C'è anche e soprattutto un problema di tutela della sicurezza degli approvvigionamenti nazionali, tra l'altro proprio all'indomani dell'ennesima interruzione delle forniture di gas russo dopo il nuovo braccio di ferro tra Mosca e Ucraina: un punto, dunque, sul quale il gruppo di Paolo Scaroni da solo non può decidere.Non a caso è ora ufficialmente entrato in campo il Governo. Prima con una serie di lettere alla Commissione Ue. E ora con Ronchi che precisa di aver concordato la posizione con il collega Giulio Tremonti. «Ho detto al commissario che per noi è una questione di carattere strategico, visto che sul fronte dell'energia dipendiamo al 100% dall'estero dopo la scellerata scelta di rinunciare al nucleare. Per questo non possiamo consentire che venga toccato un interesse nazionale» ha affermato ieri il ministro. Secondo il quale ci sarebbero «le condizioni per pervenire a una soluzione che venga incontro sia agli interessi dell'Italia sia a quelli della Commissione Ue».
venerdì 12 dicembre 2008
20-20-20
E le aziende devono considerare l'ambiente una "mission" e non pensare solo ai profitti. Ad esempio ecco cosa l’Eni su iniziativa dell’amministratore delegato Paolo Scaroni, dichiara di fare ogni anno a favore dell’ambiente.
lunedì 8 dicembre 2008
Nucleare in Italia?
Nucleare al primo giro di boa. Lo snodo è l’approvazione definitiva della legge sul rilancio dell’atomo: dopo il sì della Camera, dovrà dare la sua approvazione il Senato, probabilmente prima di Natale. Ma siccome le «Disposizioni sullo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese nonché in materia di energia» potrebbero registrare qualche modifica con successivo ritorno alla Camera, non è da escludere uno slittamento ai primi di gennaio che non influirà più di tanto sulla tempistica. Il traguardo si avvicina e si comincia a ragionare sul concreto: assetti industriali, siti, autorità di controllo...
giovedì 30 ottobre 2008
Nucleare e fonti rinnovabili: un doppio binario per l’Italia
lunedì 27 ottobre 2008
McCain vuole introdurre nuove licenze di esplorazione per il petrolio
lunedì 13 ottobre 2008
La questione energetica
lunedì 29 settembre 2008
All'Italia serve un tris di fonti di nuova energia
La crescita della domanda mondiale di energia e la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra ci pongono davanti a sfide impegnative, che dobbiamo superare se vogliamo salvaguardare la crescita e lo sviluppo economico del paese.
I prezzi delle materie prime energetiche permangono elevati e questa negativa circostanza penalizza il nostro paese in misura superiore rispetto ai principali concorrenti stranieri.
I nostri approvvigionamenti energetici dipendono troppo dall'estero: nel 2007 l'importazione di energia ha coperto circa l'85% del nostro fabbisogno, rispetto al 50% circa della media dell'Europa a 27.
Il nostro mix di generazione elettrica è caratterizzato dalla totale assenza del nucleare, dal modesto ricorso al carbone, dall'impiego sbilanciato di gas e da una quota di rinnovabili ancora insufficiente.
Negli altri paesi europei il mix è radicalmente diverso: carbone, nucleare e rinnovabili costituiscono le fonti prevalenti di generazione, con evidenti vantaggi in termini di sicurezza degli approvvigionamenti, indipendenza dall'estero, tutela dell'ambiente.
Le previsioni dei più qualificati istituti indicano chiaramente che, in assenza di correttivi, la situazione energetica italiana è destinata a diventare ancor più critica: se la maggior parte del crescente fabbisogno nazionale continuerà ad essere soddisfatta come ora dai combustibili fossili, nel 2020 la nostra dipendenza dall'estero per il gas naturale e il petrolio supererà il 90% e la bolletta energetica diventerà un peso insostenibile per molte imprese e famiglie.
Già oggi, l'onere delle importazioni di energia è pari a 60 miliardi di euro e finisce, di fatto, col vanificare la brillante performance del nostro export.
Di riflesso, nei primi sei mesi del 2008, le tariffe per il mercato vincolato hanno registrato un incremento medio dell'8% per l'energia elettrica e del 7% per il gas. Nel mercato libero l'aumento dei prezzi è stato ben maggiore, raggiungendo punte superiori anche al 30 per cento. Di fronte a un simile scenario, sarebbe irresponsabile rimanere inerti.
Per questa ragione, abbiamo posto l'energia tra le priorità strategiche dell'azione di governo.
Intendiamo raggiungere tre principali obiettivi:
la diversificazione delle fonti e delle aree di approvvigionamento, oggi troppo concentrate in zone geografiche ad elevata instabilità politica;
la riduzione strutturale dei costi dell'energia, diventati ormai un freno alla competitività delle imprese ed un pesante fardello per molte famiglie;
il contenimento delle emissioni di gas ad effetto serra, con soluzioni tecnologicamente avanzate ed economicamente sostenibili.
Per poter raggiungere questi risultati occorre rendere possibile la costruzione e l'ammodernamento della necessaria dotazione infrastrutturale: rigassificatori, sistemi di stoccaggio per il gas naturale, reti di trasporto e interconnessione con altri paesi.
A questo scopo, abbiamo impresso una decisa accelerazione al programma di infrastrutture energetiche, inserendo nella «Rete nazionale dei gasdotti» nuovi progetti, perfezionando gli accordi internazionali per i gasdotti di interconnessione con l'Algeria e la Grecia e per gli elettrodotti con la Tunisia e l'Albania.
Stiamo semplificando le procedure autorizzative, aumentando l'impiego del carbone pulito, promuovendo le fonti rinnovabili e l'efficienza energetica, valorizzando le risorse di idrocarburi non ancora sfruttate nel nostro paese, pari a non meno di 1 miliardo di barili.
Ma, soprattutto, abbiamo previsto il rilancio del nucleare, l'unica fonte in grado di garantire la produzione di elettricità su vasta scala, a costi competitivi e senza emissioni di gas serra.
Abbiamo già illustrato il nostro programma strategico al Consiglio europeo dei ministri dell'energia lo scorso giugno e, successivamente in Giappone in sede di G8 energia, riscuotendo in entrambe le occasioni vivo interesse da parte dei nostri partner stranieri.
Ribadiremo la nostra posizione anche nel G8 che l'Italia ospiterà la prossima primavera, presentando la nostra road map per giungere alla «posa della prima pietra» entro il 2013.
Entro la fine dell'anno definiremo i criteri per la localizzazione dei siti e istituiremo un organismo preposto alla sicurezza in campo nucleare.
Parallelamente saranno definite le procedure di autorizzazione degli impianti, secondo logiche che garantiscano certezza dei tempi, finanziabilità dei progetti, protezione dell'ambiente, tutela della salute dei lavoratori e delle popolazioni interessate.
Ridefiniremo anche i criteri di compensazione a favore delle comunità che ospiteranno siti nucleari, nella convinzione che sia necessario assicurare benefici concreti direttamente ai cittadini ed alle imprese, in termini di sconti sul costo dell'energia e rilancio delle economie locali.
Il ritorno all'energia nucleare sarà perseguito tenendo conto dei diversi interessi coinvolti: il governo creerà le condizioni di contesto che consentiranno ai privati, in una logica di mercato, di effettuare gli opportuni investimenti.
Naturalmente il nucleare non è l'unica fonte energetica su cui puntiamo, ma senza il suo contributo non vi può essere alcuna soluzione credibile per l'attuale situazione di crisi.
Il programma nucleare sarà, quindi, accompagnato da una decisa azione di sostegno alle fonti rinnovabili, alla quale destineremo oltre 2 miliardi di euro previsti dal nostro programma di incentivi all'innovazione e dal Quadro comunitario di sostegno 2007-2013.
Il nostro obiettivo è un mix di generazione elettrica formato dal 25% di fonti rinnovabili, 25% di nucleare e 50% di combustibili fossili.
Sottoporremo questa strategia alla Conferenza nazionale per l'energia e l'ambiente, che stiamo organizzando per la prossima primavera e per la quale contiamo anche sul prezioso contributo del mondo della ricerca.
Per la prima volta, a distanza di venti anni dall'ultimo Piano energetico nazionale, un documento strategico di politica energetica definirà priorità, obiettivi e strumenti di intervento, delineando un quadro stabile di riferimento, sulla base del quale le imprese potranno programmare i loro piani di investimento.
Opereremo in una logica di mercato, senza anacronistiche pretese dirigistiche, assicurando la massima trasparenza dei processi decisionali e promuovendo la più ampia concorrenza tra gli operatori.
Coerentemente con questi principi, nei prossimi giorni presenteremo al parlamento una norma per l'istituzione della borsa italiana del gas, che fornirà un primo, significativo contributo alla maggiore apertura del mercato.
Il nostro progetto di «rinascimento nucleare» non può prescindere dal determinante contributo del mondo dell'università, della scienza, della ricerca.
Abbiamo bisogno di tecnici specializzati, di professionalità altamente qualificate, in grado di assicurare l'efficienza e la sicurezza di tutte le diverse fasi della complessa filiera nucleare.
A questo scopo, ritengo auspicabile la creazione di un polo nucleare d'eccellenza, in grado di attrarre, in una logica industriale, le migliori competenze di cui l'Italia dispone nel settore, creando così quella «massa critica» di professionalità e strutture imprenditoriali necessaria per tornare a partecipare attivamente al club dei paesi nucleari.
Occorre, inoltre, valorizzare le collaborazioni internazionali e le opportunità di partnership industriali, attraverso le quali le imprese italiane possono acquisire competenze preziose nelle tecnologie nucleari più evolute, seguire le sperimentazioni in corso in altri Paesi, formare adeguatamente i propri tecnici.
Sarà possibile, in questo modo, colmare più rapidamente i ritardi che abbiamo accumulato nell'industria e nella ricerca per effetto dei venti anni di blocco seguiti all'infausto referendum del 1987.
Ma la ricerca svolge un ruolo decisivo anche in settori diversi dal nucleare.
Le nuove tecnologie possono fornire un contributo importante all'utilizzo delle fonti rinnovabili, alla promozione dell'efficienza e del risparmio energetico, obiettivi centrali della nostra strategia di diversificazione delle fonti e di contenimento delle emissioni di gas serra.
Siamo già intervenuti in materia con il decreto legislativo dello scorso mese di maggio, che si propone una riduzione dei consumi attesi di energia di almeno l'1% l'anno fino al 2016.
Ci attendiamo positivi risultati anche dal nostro programma di incentivi all'innovazione, che destina 200 milioni di euro ai progetti innovativi in materia di efficienza energetica.
Proprio in questi giorni stiamo iniziando a valutare i quasi cento progetti presentati da circa 800 soggetti tra imprese, università, centri di ricerca.
Si tratta di progetti interessanti, del valore complessivo di oltre un miliardo e mezzo, che consentiranno di ridimensionare lo stato di sudditanza tecnologica dall'estero di cui l'Italia soffre da ormai troppo tempo.
Siamo consapevoli che le misure di carattere normativo, gli incentivi economici, le soluzioni tecnologiche non sono, da soli, sufficienti per la realizzazione di un progetto ambizioso e complesso come la nostra strategia energetica nazionale.
Occorre molto di più.
È necessario un radicale mutamento culturale, che sgombri definitivamente il campo da vecchi tabù, pregiudizi ideologici, interessati equivoci, ancora troppo diffusi presso l'opinione pubblica italiana.
L'imminente istituzione di un'autorevole Agenzia di sicurezza nucleare dovrebbe agevolare questo mutamento, fornendo una chiara dimostrazione della serietà e della cautela con cui il governo intende affrontare la riapertura dell'opzione nucleare.
mercoledì 24 settembre 2008
Gnudi, l'Enel è già pronta per il nucleare
L'Enel sarà pronta al nucleare quando ci saranno le condizioni. Parola del presidente del gruppo di Viale Regina Margherita, Piero Gnudi. «Noi abbiamo esperienza nel nucleare, siamo già presenti in Slovacchia e Francia», ha sottolineato il numero uno della società. D'altra parte il colosso energetico nazionale già da qualche mese ha riacceso la macchina operativa per tornare nuovamente all'atomo. Di pari passo il governo sta proseguendo nell'iter legislativo necessario a ripristinare lo status quo ante del referendum del 1987, quando il voto popolare fece di fatto spegnere gli impianti. Ma Gnudi, uscendo dal cda di Unicredit, è tornato anche a parlare del caro bolletta e dei prezzi del petrolio. «Se cade il greggio cadono anche le bollette. Tuttavia, in Italia il mix di generazione è troppo squilibrato verso il gas e il petrolio: finché non cambierà saremo condannati a pagare più degli altri», ha concluso il presidente dell'Enel.
lunedì 22 settembre 2008
L'Italia torna al Piano energetico
L'Italia dell'energia torna alla pianificazione dopo gli anni in cui le decisioni erano delineate non dai disegni della politica bensì dagli investimenti del mercato. «Finalmente l'Italia avrà un suo piano energetico», ha detto ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, durante la cerimonia di benvenuto del terminale di rigassificazione al largo del delta del Po.L'ultimo Piano energetico nazionale (Pen) era del 1991 e aveva sancito il risultato del referendum nucleare dell'87. Da allora si è seguita la strada del mercato: privatizzazione dell'Enel, liberalizzazione del mercato elettrico e del gas, la scelta di quali centrali costruire in mano alle aziende elettriche. Ora il nuovo Pen potrebbe nascere in primavera con all'interno anche il programma nucleare, assicurano Berlusconi e il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. «L'obiettivo è portare il costo dell'energia sul livello degli altri Paesi europei», afferma Berlusconi. I punti cruciali del piano saranno «diversificazione delle fonti energetiche – aggiunge il premier – sviluppo del nucleare, sviluppo delle energie rinnovabili e alternative». Scajola parla di un futuro contributo del 25% da fonti rinnovabili e di un 25% dal nucleare.Ieri sul delta del Po il benvenuto all'impianto, il primo rigassificatore italiano dopo il piccolo impianto spezzino dell'Eni costruito 30 anni fa. È il rigassificatore della liberalizzazione, il primo impianto italiano di importazione di gas che non è targato Eni, oggi guidato da Paolo Scaroni. È capace di riportare allo stato gassoso 8 miliardi di metri cubi di metano l'anno,«pari al 10%della domanda italiana», afferma orgoglioso Umberto Quadrino, amministratore delegato dell'Edison, la società che una dozzina d'anni fa aveva immaginato l'impianto, primo al mondo di questo tipo.Costruito ad Algeciras, in Spagna, l'impianto colossale è stato trainato attraverso il Mediterraneo con una crociera di un paio di settimane. Il cassone di cemento alto come un edificio di una dozzina di piani e lungo come una portaerei è arrivato a 17 chilometri al largo del delta del Po all'alba di martedì ed è stato zavorrato fino a posare la base sul fondo dell'Adriatico. Ne emerge di una ventina di metri, coperto da una matassa di condutture, tralicci e impianti tecnologici. Appartiene all'Adriatic Lng, joint venture fra ExxonMobil e Qatar Petroleum ( al 45% ciascuna) e all'Edison (10%). È costato 2 miliardi di euro (contro i quasi 700 milioni stimati dal primo studio di fattibilità degli anni 90). È il primo investimento del Qatar in un paese consumatore di gas. Fra un paio di mesi arriverà dal Qatar, nel Golfo persico, la prima nave carica di metano liquido, ma quel metano sarà scaricato nei due grandi serbatoi solamente per raffreddarli. Il rigassificatore è un termos da giganti, perché per rimanere liquido il metano deve essere tenuto a 160 gradi sotto zero. Per riportare quel metano allo stato di gas basterà riscaldarlo con acqua di mare in uno grande scambiatore di calore, e il metano bollirà come acqua in una pentola trasformandosi in gas. Una conduttura porterà quel metano a terra, fino alla rete nazionale dei gasdotti. Le prime navi cariche di metano liquido destinate al mercato arriveranno in primavera.
lunedì 4 agosto 2008
Esiste il petrolio nello spazio?
Sul sito www.ecoage.com troviamo e quindi riportiamo questa notizia:
La crescente scarsità di petrolio sulla Terra dovrebbe spingere allo sviluppo delle nuovi fonti rinnovabili (rinnovabili, nucleare, gas). Pochi si sarebbero immaginati una spinta verso lo spazio. La Nasa ha annunciato di aver localizzato un lago di idrocarburi allo stato liquido su Titano, una luna di Saturno. La scoperta è stata effettuata dall'osservazione dei dati raccolti dalla sonda Cassini ed elaborati dal Jet Propulsion Laboratori di Pasadena. Finora la presenza degli idrocarburi non era stata riscontrata al di fuori della Terra.
La notizia assume quindi una grande importanza scientifica. Gli scienziati ipotizzavano su Titano dei laghi di metano ed etano, gas comuni nello spazio, non certo il petrolio. Non sappiamo se queste scoperte avranno il merito di spingere nuovamente l'uomo alla conquista dello spazio. Da sempre l'uomo affronta la scarsità spostando il proprio interesse verso i luoghi più ricchi di risorse.
Un nomadismo innato che dà luogo alle emigrazioni di massa, alle invasioni, alle guerre di conquista ma anche, speriamo, alla conquista dello spazio.










