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giovedì 4 dicembre 2014

Ivrea 24 Sharing Torino: housing sociale e attenzione all'ambiente

Ivrea 24 Sharing Torino è il progetto di social housing, nato con il sostegno di Cassa depositi e prestiti, a costi calmierati e impatto ambientale ridotto.
“Ormai, dopo quattro anni di gestione - spiega  l'ad di Sharing Torino Mario Ferretti - possiamo dire che si tratta di un successo riconosciuto dagli inquilini, dal quartiere e dalla città”.
Nata dalla partecipazione di un bando della città di Torino per l’acquisto, la ristrutturazione e la gestione di un palazzo di proprietà delle Poste di 10.000 mq, la struttura ha già accolto quasi 3.000 persone fra studenti, genitori single, parenti di degenti negli ospedali cittadini, lavoratori fuori sede.
La struttura offre numerosi servizi di promozione sociale: ambulatorio dentistico, sportelli di assistenza psicologica, legale e occupazionale, attività educative, assistenza scolastica, un ristorante  a costi calmierati, un bar, servizi di car e bike sharing. 
Compatibile con la città, grazie a questi servizi, ma anche con l’ambiente. L’edificio utilizza materiali a bassa manutenzione, impianti fotovoltaici e solare termico per la produzione di acqua calda. Il giardino viene irrigato grazie a un sistema di recupero dell'acqua piovana. Tutto, dall’intonaco agli infissi, è eco-sostenibile. E conveniente: il consumo energetico è più basso del 30%, le spese di riscaldamento del 10%.
Numeri e idee che sono valse a Sharing il Premio innovazione amica dell’Ambiente del 2013 e il titolo di Eco Leader di TripAdvisor livello Argento. (fonte "CDP: l'Italia che investe nell'italia")

giovedì 20 novembre 2014

Da CDP 3,6 milioni di euro per il fotovoltaico all'Univeristà di Urbino

Dal 2011 l’Università di Urbino ha installato sui propri terreni un campo fotovoltaico con una potenza di 907 kilowatt. La realizzazione dell’opera è stata possibile grazie ad un finanziamento di Cassa depositi e prestiti di 3,6 milioni di euro.
L’impianto è composto da 3.492 moduli fotovoltaici, ciascuno con una potenza di 260W, e produce mediamente 1.200.000 kWh per anno. Un quantitativo in grado di soddisfare il fabbisogno energetico di 300 abitazioni. Un'ottima notizia per l’ambiente, visto che per produrre la stessa energia sarebbe stato necessario bruciare circa 260 tonnellate equivalenti di petrolio, immettendo in atmosfera circa 600 tonnellate di Co2.
Sessanta moduli solari sono a disposizione degli studenti della Facoltà di Scienza e tecnologia dell’università per fare didattica e ricerca. L’energia prodotta è utilizzata per il fabbisogno energetico dell’Ateneo, il resto è immesso in rete. Secondo le previsioni l’impianto dovrebbe ripagarsi completamente entro il 2018.

giovedì 11 settembre 2014

La Cina scommette sul fotovoltaico

La Cina ha annunciato una serie di incentivi per il fotovoltaico in autoconsumo, e cioè per impianti allocati sui tetti o nei pressi di aziende energivore. Gli incentivi dovrebbero far crescere il settore a partire dal secondo semestre, prevede Bloomberg New Energy Finance, che per il 2014 ha corretto al rialzo le stime sulla potenza installata portandole a 14 GW, di cui 3,3 GW realizzati nel primo semestre. Accanto alla crescita del solare, la Cina vede diminuire il consumo di carbone. Ad agosto le importazioni sono diminuite per il secondo mese consecutivo, calando di circa il 18% a 18,86 milioni di tonnellate. A incidere, oltre a una crescita economica più lenta e all'aumento dell'idroelettrico, sono le politiche di Pechino contro l'inquinamento. Il mese scorso il governo ha anche annunciato che vieterà il carbone in sei distretti entro il 2020, proprio nel tentativo di migliorare la qualità dell'aria. (fonte Ansa)

giovedì 21 agosto 2014

Boom del fotovoltaico: nel 2015 la domanda sarà di 61 GW

Dopo anni di eccessi produttivi che hanno portato al crollo vertiginoso dei prezzi e alla chiusura di diverse fabbriche, i pannelli fotovoltaici potrebbero a breve non bastare per soddisfare la crescente domanda. Lo evidenzia Bloomberg New Energy Finance, secondo cui l'insufficiente disponibilità di moduli potrebbe verificarsi l'anno prossimo.

In base all'analisi, le nuove installazioni mondiali potrebbero raggiungere i 52 GW nel 2014 e i 61 GW nel 2015, rispetto ai 40 GW del 2013. L'industria globale ha una capacità produttiva annua di 70 GW, ma tolte le linee produttive obsolete si scende a 59 GW, inferiori alla domanda attesa nel prossimo anno.

La carenza di pannelli disponibili non si verificava dagli albori del settore, nel 2006, quando venne installata una capacità di appena 1,5 GW. Dall'anno seguente i principali produttori cinesi hanno iniziato ad espandersi in modo massiccio, determinando la riduzione dei prezzi.

Per gli analisti, tuttavia, la scarsità di offerta non dovrebbe portare a un innalzamento dei prezzi. Nell'immediato si determinerà probabilmente uno spostamento delle forniture, con i produttori che privilegeranno i grandi impianti al settore residenziale e i Paesi dove i prezzi sono stabili, come Usa e Giappone, a quelli in cui c'è una forte competizione sui listini, come in America Latina. Diversi produttori, tuttavia, stanno già espandendo gli impianti per far fronte alla crescita della domanda. (fonte Ansa)

martedì 12 novembre 2013

Il rapporto World Energy Outlook 2013 spinge sulle rinnovabili

Il rapporto World Energy Outlook 2013 pubblicato oggi dall'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) ''sottolinea ancora una volta l'importanza di muoversi verso le energie rinnovabili per evitare future emissioni di gas serra che potrebbero rendere la situazione planetaria molto difficile''. Lo afferma il Wwf, che chiede al summit Onu sul clima in corso a Varsavia di ''dare un segnale forte per una politica a favore di energie rinnovabili che arrivino al 25% e un raddoppio dell'efficienza energetica mondiale entro il 2020 per combattere i cambiamenti climatici''.

Per contrastare il riscaldamento globale, che secondo l'Aie ''nel lungo periodo'' potrebbe arrivare a 3,6 gradi, ''occorre ridurre o abolire le sovvenzioni ai combustibili fossili'', afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima del Wwf Italia.

''Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca, e la Aie è troppo ottimista circa le nuove fonti di energia come lo shale gas'', dice Midulla. ''Abbiamo bisogno di lasciare più di due terzi di tutti i combustibili fossili esistenti nel sottosuolo per avere buone possibilità di evitare che il riscaldamento globale arrivi a livelli pericolosi''.

Quanto alle rinnovabili, ''anche se l'Aie si aspetta che quasi il 50 % della nuova energia verrà dal solare e dall'eolico entro il 2035, per il Wwf questa quota - aggiunge Midulla - dovrebbe essere più vicina al 100% per avere la possibilità di non superare gli 1,5 gradi di riscaldamento globale''. (da Ansa)

venerdì 14 settembre 2012

Direttiva sull'efficienza energetica: via libera del Parlamento

Piu' efficienza per bollette meno care, con l'obiettivo di tagliare i consumi di energia del 20% nel 2020, ossia circa 50 miliardi in importazioni di gas e petrolio. Il Parlamento Ue ha definitivamente approvato a larga maggioranza (632 si', 25 no, 19 astenuti) la direttiva quadro sull'efficienza energetica, ''colmando - secondo affermato il relatore, il verde Claude Turmes - una lacuna del pacchetto energia: fino ad ora l'efficienza era un obiettivo di ambizione politica, ora invece diventa un obiettivo vincolante''. Entro aprile 2013 ogni Stato membro dovra' fissare obiettivi nazionali che verranno poi valutati dalla Commissione Ue.

Se questi non saranno sufficienti a raggiungere il 20% collettivo, allora Bruxelles potra' imporre ulteriori interventi. I settori di azione indicati sono quelli dell'edilizia pubblica, il 10-12% del totale degli edifici, le imprese energetiche di pubblica utilita', che dovranno migliorare l'efficienza del 1,5% all'anno, e le grandi imprese, sottoposte a consulenze e revisioni dei loro piani energetici ogni 4 anni. ''Le misure vincolanti - assicura Turmes - ci porteranno dal 9% attuale di efficienza (stimato sui livelli del 2007, ndr) fino al 15%-15,5%''. Il restante 5% verra' colmato dalla direttiva Cars (1,5%), dalla normativa, ancora in discussione, sulle caldaie, (1%) e da altre iniziative su frigoriferi e tv.

Le misure aggiuntive per arrivare al 20% verranno definite dalla Commissione nel 2014. Per finanziare gli interventi saranno necessari circa 40-50 miliardi all'anno, facendo ricorso ai fondi strutturali, 18 miliardi, ai prestiti della Bei e, si augura Turmes, a ''project bond'' ad hoc. La Ue nel suo complesso importa energia per 488 miliardi di euro all'anno, pari al 3,9% del Pil. ''Portogallo, Italia, Grecia e Spagna'', ha aggiunto il relatore, ''sono i Paesi piu' dipendenti dalle importazioni, e' evidente il rapporto strettissimo tra maggior efficienza energetica e un'economia che produce risultati piu' positivi, senza considerare i posti di lavoro che verrebbero creati per le ristrutturazioni''. Soddisfazione da parte del gruppo Ppe per la ''flessibilita' inserita nella normativa, una posizione condivisa anche da Oreste Rossi della Lega Nord. I socialisti e democratici sottolineano come ''la crescita verde sia una chance per l'Ue'' e Andrea Zanoni, dell'Idv, plaude a ''un passo fondamentale per la lotta al cambiamento climatico''.
(da efficienzaenergetica2008.blogspot.it)

venerdì 13 luglio 2012

L’energia dei rifiuti

Seab Energy, un’azienda inglese ha dato vita a un macchinario davvero innovativo e rivoluzionario. Si tratta di un apparecchio modulare capace di convertire materiale organico in energia utile. Se si pensa che negli Stati Uniti i rifiuti organici giornalieri di una caffetteria all’interno di una scuola risalgono a mezza tonnellata e questa quantità, trasformata in energia, è sufficiente per far funzionare fino a 160 computer si può di certo dire che la materia prima per produrre energia pulita non mancherebbe. In questo Muckbuster i batteri consumano le sostanze e trasformano tutto in una miscela di gas. In seguito vengono filtrati i vapori nocivi e si ottiene così un flusso di metano, che attraverso una mini-turbina fornisce l’elettricità, il calore e l’acqua calda per uso domestico. Infine quello che rimane dei rifiuti solidi può essere utilizzato come concime organico oppure rivenduto. Tutto questo ridurrebbe al minimo il problema dello smaltimento degli scarti e soprattutto del rilascio di metano nell’atmosfera. Quello che rende realizzabile questo progetto è la dimensione della macchina: un container di 13 metri. Per questa sua caratteristica esso è facilmente spedito e installato dove vi è necessità. In questo modo, mercati rionali, festival e grandi fiere potranno soddisfare il proprio fabbisogno di calore e luce con i rifiuti alimentari che da sole producono diventando un vero e proprio green market.

lunedì 12 settembre 2011

Edera fotovoltaica

Che i pannelli fotovoltaici fossero utili, nessun dubbio. Ma sulla loro possibile irruzione nei territori del design in veste di protagonisti, beh, qualche dubbio in più se li erano fatti venire. Come spesso accade per le invenzioni, una volta appurata la solidità dei meccanismi tecnologici la palla passa ai profeti del bello, investiti del compito di rendere piacevole ciò che già funziona.

È così che il principio di catturare l'energia del sole si è unito all'idea di bellezza, ed è nata Solar Ivy, un sistema modulare di mini pannelli solari simili a foglie d'edera, capaci di rivestire in un modo davvero insolito le facciate di case ed edifici. Ma c'è di più. L'edera solare è in grado di generare energia sfruttando non solo i raggi del sole, ma anche il movimento naturale del vento sulle foglie.

Il sistema è personalizzabile secondo le proprie esigenze e, oltre a scegliere fra tre tipi di pannello fotovoltaico, è possibile decidere forma, densità e colore delle foglie, quest'ultimo teoricamente infinito. Una volta definite le caratteristiche estetiche e funzionali, Solar Ivy si assembla come una rete; può assumere forme rigide o curve e si monta con molta facilità. In media, cinquecento foglie di edera solare generano circa 250 watt di energia.

Dalla SMIT, la società di Brooklyn che commercializza Solar Ivy, ci tengono a precisare che materiali e componenti di Solar Ivy sono riciclati e riciclabili. Per ora, il primo edificio americano che sarà rivestito della straordinaria edera solare sarà, come è prevedibile, un campus, l'Università dello Utah di Salt Lake City.

(da Viridea.it)

giovedì 2 settembre 2010

Paolo Scaroni in Libano: gas naturale ed energia

Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha incontrato oggi a Beirut il presidente del Libano, Michel Suleiman per discutere di possibili aree di cooperazione per lo sviluppo del settore del gas naturale e del settore elettrico in Libano.
Lo comunica una nota del gruppo Eni, attualmente la principale compagnia petrolifera internazionale che opera nel bacino del Mediterraneo.

(da efficienzaenergetica2008.blogspot.com)

venerdì 27 agosto 2010

Paolo Scaroni: Rinnovabili? C'è un grande futuro ma tra 20 o 40 anni

Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni, durante il suo intervento a CortinaIncontra, ha dichiarato: "C'e' un grande futuro per le rinnovabili, ma fra 20, 30, 40 anni. Le rinnovabili, almeno quelle che conosciamo oggi e abbiamo a disposizione sono una cosa piccola piccola e che non ha nessuna possibilità di risolvere i bisogni di energia dell'umanità".
"Questo - ha continuato Paolo Scaroni - non per dire di non farle ma per sapere che non andiamo da nessuna parte. Le rinnovabili, in particolare in Italia, sono di due tipi: l'eolico e ricordiamo che per far girare le pale ci vuole vento, e l'Italia è il paese meno ventoso del pianeta", e il solare, ma "i pannelli che voi usate sono di una tecnologia vecchissima, anteguerra, che non ha potuto evolvere, basata sul silicio che ha un costo energetico elevatissimo per essere prodotto".
Secondo Paolo Scaroni, in conclusione, "bisogna essere pronti con le possibili alternative per quando finiranno gli idrocarburi, tra 80 o 90 anni".

giovedì 8 luglio 2010

Paolo Scaroni: cultura dell'efficienza energetica nella scuola pubblica

"Paolo Scaroni, l'amministratore delegato di Eni, ha recentemente sottoscritto un protocollo d'intesa con il Ministero dell'Istruzione, dell'Universita' e della Ricerca, con l'obiettivo di diffondere tra le giovani generazioni la vocazione allo studio delle discipline scientifiche, la cultura dell'efficienza energetica e dell'uso consapevole e rispettoso delle fonti di approvvigionamento.

Che dire? La notizia è positiva per chiunque si interessi all'ambiente.
D'altro canto la società di Paolo Scaroni non è nuova a questo tipo di iniziative: nel 2000 aveva infiatti avviato il progetto Eniscuola, in collaborazione con la Fondazione Eni Enrico Mattei, con l'obiettivo di fornire ai giovani informazioni di alto livello sulle tematiche dell’energia e dell’ambiente.
Il progetto Eniscuola è stato riconosciuto dalla Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO e s'inquadra nel Decennio ONU dell'Educazione allo Sviluppo Sostenibile, contribuendo a diffonderne principi e obiettivi."

(da efficienzaenergetica2008.blogspot.com)

martedì 15 giugno 2010

Cina: tasse sulle risorse naturali

Sarà la problematica regione autonoma dello Xinjiang, dove il confronto e lo scontro anche violento tra la popolazione autoctona dei musulmani uiguri e i coloni han cinesi non è mai cessato, a sperimentare il prelievo di tasse sulle risorse naturali che poi dovrebbe essere applicato a livello nazionale per contribuire a risparmiare risorse. Il governo comunista cinese ha preso ieri la decisione di istituire una nuova tassa sulle vendite di greggio e gas nello Xinjiang, presentando la cosa come un elemento di quel Piano di sostegno alla regione autonoma che era stato presentato a maggio in un workshop tenutosi a Pechino.

Un comunicato dell'Amministrazione di Stato per gli affari fiscali spiega che «Lo Xinjiang é ricco di risorse minerarie quali il petrolio greggio e il gas. Questa iniziativa pilota aiuterà a lanciare su scala nazionale una riforma delle tasse sulle risorse naturali. La riforma valorizzerà il concetto di risparmio delle risorse avanzato dal governo, la protezione dell'ambiente e lo sfruttamento ragionevole delle risorse naturali. Questo prelievo contribuisce anche alla realizzazione di una società che economizza le risorse e rispettosa dell'ambiente».

Il governo prelevava già prima tasse che potevano arrivare fino a 30 yuan (4,39 dollari) alla tonnellata sulle vendite di petrolio greggio e a 15 yuan per 1.000 m3 su quelle di gas naturale. In Cina il costo del greggio è agganciato a prezzi internazionali, mentre quello del gas è fissato dal governo centrale di Pechino, questo secondo l'Amministrazione di Stato per gli affari fiscali renderebbe più agevole istituire la nuova tassa che prevede un cambiamento in rapporto alle vecchie tasse basate sul prezzo alla produzione e fissa il tasso di prelievo al 5%.

La decisione "sperimentale" del governo arriva proprio mentre Lu Xuedu, il potente vice-presidente del Centro climatico nazionale della Cina ed ex membro del comitato esecutivo dell'Onu per l'approvazione dei progetti del Clean development mechanism (Cdm), stava dicendo ai giornalisti a Pechino che in Cina i volumi delle transazioni di carbonio sono destinato a rimanere bassi «Il mercato interno rimarrà probabilmente piccolo, perché basta farsi una semplice domanda: chi comprerà le emissioni in Cina?». Il problema è che, secondo il Protocollo di Kyoto, la Cina non ha nessun obbligo di ridurre le sue emissioni di CO2 e che quindi, secondo Lu, «I soli potenziali acquirenti sul mercato interno sono le grandi imprese o le celebrità ad alto reddito che cercano di migliorare la loro reputazione».

La Cina finora è stata un fornitore e non un acquirente di carbon credits, ma resta un Paese centrale all'interno del Cdm per l'enorme potenziale degli investimenti dei Paesi industrializzati in progetti di energie rinnovabili, risparmio energetico e recupero ambientale, un meccanismo noto come Certified emission reductions (Cer) che possono essere commercializzati o utilizzati dai Paesi industrializzati per rispettare i loro obiettivi nazionali vincolanti di emissioni di CO2.

Attualmente la Cina è il più grande fornitore di Cer a livello mondiale, ma i "developers" non sono stati ammessi a contrattare i crediti sul mercato interno. Per questo molte città, comprese metropoli gigantesche come Pechino e Shanghai puntano sui "new environmental exchanges", sperando che il mercato volontario delle emissioni riesca a colmare il divario tra le promesse del governo e la realtà dei fatti. Però, i volumi delle voluntary emission reductions (Ver) si sono rivelati trascurabili. In Cina ci sono stati solo circa 3.000 Ver, più o meno per un volume complessivo di 10.000 tonnellate. Una goccia rispetto ai 93 milioni di tonnellate di Ver che, secondo un rapporto pubblicato dal Bloomberg New Energy Finance, sarebbero state scambiate nel 2009, con un preoccupante calo del 27% rispetto al 2008.

«Su un totale di 2.214 progetti Cdm approvati dal Comitato esecutivo entro la metà di maggio, 851 hanno origine in Cina, il che la rende il Paese con il maggior "successo" Cdm - ha spiegato Lu - Ma c'è un arretrato di oltre 1.600 progetti cinesi ancora in attesa di approvazione». Questa posizione dominante della Cina nel meccanismo Cdm è molto criticata e desta ancora maggiori sospetti: in parecchi accusano le imprese cinesi e il governo comunista di produrre grandi quantità di progetti di bassa qualità che, con la scusa di tagliare le emissioni industriali alla fine hanno effetti molto dubbi sul reale taglio di sostanze come gli idrofluorocarburi e il protossido di azoto. Per questo il Comitato esecutivo Cdm è alle prese con un'enorme mole di controlli di qualità soprattutto riguardo agli impianti eolici che avrebbero già prezzi favorevoli rispetto all'energia prodotta e quindi non ammissibili ai finanziamenti Cdm, ora i controlli riguardano anche le centrali idroelettriche». Lu però sottolinea che «Il problema più grande per l'attuale mercato Cdm è la domanda, che rimane incerta quanto i potenziali investitori e sviluppatori di progetti chiedono chiarezza su ciò che accadrà dopo il 2012».

Lu Xuedu guarda con preoccupazione alla scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012 ma soprattutto è convinto che «Se gli Stati Uniti non avranno adottato la loro legislazione sul clima entro la fine di luglio, sarà improbabile che un nuovo accordo vincolante possa essere siglato a Cancun alla fine di quest'anno».
(www.greenreport.it)

mercoledì 8 aprile 2009

ENI E GAZPROM, ACCORDO DA 4,2 MILIARDI

Eni e Gazprom hanno firmato oggi a Mosca un accordo per la cessione del 20% di Gazpromneft da Eni a Gazprom. Ad annunciarlo e' stato l'ad di Eni, Paolo Scaroni, che ha precisato: "Gazprom ha esercitato l'opzione e ci paghera' 4,2 miliardi di dollari che e' esattamente il prezzo da noi pagato piu' gli interessi". Il top manager ha aggiunto che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane". Si tratta di "importanti accordi che rappresentano un ulteriore passo in avanti della cooperazione strategica in campo energetico tra Italia e Federazione Russa", spiega la nota, precisando che in particolare "le parti svilupperanno progetti congiunti in Russia e fuori dalla Russia, sulla base del principio di reciprocita', in linea con la nuova politica energetica russa". Piu' nel dettaglio, "Eni inoltre ha firmato sotto il patrocinio del governo russo una serie di accordi di collaborazione in Russia e all'estero con le principali societa' energetiche russe (Inter Rao UES, Rosneft, Transneft e Stroytransgas) con le quali avviera' un ampio programma di cooperazione strategica che riguardera' vari ambiti del settore energetico". In particolare, Enipower e Inter Rao UES hanno firmato un accordo per analizzare progetti congiunti in Russia e paesi terzi. Eni ha inoltre firmato con Rosneft un protocollo di collaborazione nei settori upstream e della raffinazione, sempre in Russia e all'estero. Questi accordi, si legge sempre nella nota, "consolideranno ulteriormente le relazioni tra i due Paesi e rafforzeranno significativamente lasicurezza degli approvvigionamenti di gas in Italia e in Europa". Scaroni, nel corso dellaconferenza stampa nell'ambito del vertice Italia-Russia, ha precisato che oggi sono stati firmati "gli accordi piu' commerciali, quelli piu' strategici saranno siglati tra due-tre settimane quando ci sara' incontro tra Berlusconi e Putin". L'ad di Eni ha aggiunto che il Cane a sei zampe ha iniziato ad ampliare i rapporti con le altre aziende del settore energetico russo. Secondo Scaroni i memorandum sottoscritti dall'azienda eneregtica italiana "prevedono la possibilita' di collaborazione in Russia e fuori della Russia". Marco Alvera',responsabile per la Russia della divisione E&p di Eni, intervendo all'incontro con i giornalisti ha affermato che con Rosneft, l'equivalente di Gazprom nel petrolio, vi sono accordi per "cooperazione nei settori upstream e downstream". Il memorandum con Trasnfet riguarda la "creazione di gruppi di lavoro per possibilita' di collaborazione tra le due aziende". Per il settore elettrico due memorandum con InterRao danno il via a gruppi di lavoro su comuni in Russia e paesi terzi. (Agi)

martedì 7 aprile 2009

La denuncia delle imprese: la bolletta elettrica non cala

Ancora in caduta i consumi elettrici: Terna ha rilevato che in marzo la domanda è scesa del 7% (-8% in febbraio). Non scendono invece i prezzi della corrente industriale: moltissime imprese sono vincolate a contratti a lungo termine e a tariffa bloccata, stipulati quando il petrolio era al massimo. I prezzi industriali secondo l'Istat sono invece scesi dello 0,6% mensile e del 2,8% rispetto a febbraio 2008. (Da Il Sole 24 Ore)

mercoledì 1 aprile 2009

Bollette più leggere per elettricità e gas

Ancora in calo le bollette di elettricità e gas. Dopo le riduzioni di inizio anno, dal primo aprile l'Autorità per l'energia ha stabilito una nuova diminuzione delle condizioni economiche di riferimento: -2% per l'energia elettrica e -7,5% per il gas. (Da Il Tempo)

martedì 31 marzo 2009

Gas giù del 7%, elettricità meno cara del 2%

Luce e gas costeranno di meno a partire dal primo aprile. Il risparmio annuo complessivo per una famiglia tipo sarà di 92 euro. L'Autorità per l'energia ieri ha annunciato l'ennesima diminuzione delle tariffe per le famiglie e le imprese che non abbiano optato per un nuovo fornitore con tariffe prestabilite.«Ciò significa - ha commentato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola - che si stanno riaprendo margini significativi per l'investimento e il consumo, elementi importantissimi per arginare la crisi». Ma i ritocchi, legati al minor prezzo del carburante, non convincono le associazioni dei consumatori che reclamano ribassi più consistenti.Per l'energia elettrica la diminuzione per la fornitura tipica sarà del 2% con una spesa annuale inferiore di circa 9,4 euro. Un calo minimo, tuttavia, come ha spiegato il presidente dell'Authority, Alessandro Ortis, nel precedente aggiornamento, a gennaio, c'era già stato un ribasso del 5,1%.Quanto al gas, la riduzione del prezzo sarà pari al 7,5%, per un minor esborso annuale di 83 euro. Il ritardo nell'adeguamento del prezzo del gas, rispetto all'elettricità, sarebbe collegato al diverso meccanismo di formazione delle relative tariffe che si basano sull'andamento delle quotazioni dei prodotti petroliferi nei 9 mesi precedenti.A questo si aggiunga che l'attuale aggiornamento trimestrale del gas è risultato «leggermente attenuato» dall'incremento dei costi relativi ai servizi di stoccaggio (+6,1%) e trasporto (+5,1%) che insieme pesano per il 6,3% sul prezzo finale.Continua il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) per il quale il calo sarà pari al 5% per una minor spesa di 35 euro su base annua.A giugno per le famiglie meno abbienti sarà operativo un buono sconto retroattivo all'inizio del 2009, come quello già operante per l'elettricità e pari al 20% della bolletta (sul netto dalle tasse), retroattivo a tutto il 2008 per chi presenti domanda al Comune entro il 30 aprile prossimo.I ribassi non convincono del tutto le associazioni dei consumatori: per Adoc l'aggiornamento tariffario «è una buona notizia ma i ribassi sono contenuti essendoci ancora un ampio margine di manovra per ridurre ulteriormente i prezzi di almeno il 30%». «Il calo delle bollette non riflette le aspettative dei centri di ricerca che avevano stimato diminuzioni più consistenti e pari al 7% per la luce » evidenziano Adusbef e Federconsumatori. Anche per il Codacons «si poteva fare di più» soprattutto sul fronte del ribasso dei carburanti, i cui prezzi «restano immotivatamente elevati a tutto danno dei consumatori italiani ». (Dal Corriere della Sera)

lunedì 30 marzo 2009

La resa di Bruxelles: sull’energia liberi tutti

Dopo gli accordi notturni sulle reti dell’energia, che aspettano di essere ratificati dal Parlamento europeo, finisce definitivamente in soffitta l’idea originaria della Commissione di Bruxelles. Quella pro mercato di una separazione piena (cioè proprietaria) tra gasdotti e linee elettriche da una parte, e produttori di gas ed elettricità dall’altra. Anzi, concedendo a tutti gli Stati membri la possibilità di scegliere fra tre soluzioni — scorporo, sistema dell’Independent system operator (Iso) o dell’Independent trasmission operator (Ito) — si avalla in sostanza un principio, che suona più o meno così: «Ognuno faccia come meglio crede». Il rischio che i mercati dei 27 diventino un bel guazzabuglio è reale, e gli ostacoli attuali rimarranno. Ma non solo. Perché se è vero che l’organizzazione di un mercato è cosa diversa dalle politiche antitrust, come essere certi che il «liberi tutti» non si traduca anche in un ridimensionamento della politica europea della concorrenza, che spesso ha tagliato le unghie ai grandi produttori continentali (Edf, E.On, Rwe e di recente Eni) in difesa dei consumatori? (Da Corriere.it)

venerdì 27 marzo 2009

Gli scienziati al G-8: inversione di rotta nell'uso dell'energia

Tra il 2030 e il 2050 dovremo realizzare una vera inversione di rotta nell'uso dell'energia. Le rinnovabili dovranno avere la supremazia o quasi. Il nucleare dovrà rinascere senza scorie, con i detriti impiegati come nuovo carburante. Petrolio, carbone e gas dovranno sorreggere progressivamente questa riconversione accompagnando una corsa parallela all'efficienza energetica. Lo scenario, per quanto azzardato possa sembrare, viene dai migliori scienziati del pianeta riuniti a Roma per il "G8 della scienza" organizzato dall'Accademia dei Lincei e sponsorizzato da Edison (si veda Il Sole 24 Ore del 25 marzo) che dovrà suggerire ai politici del prossimo G8 le strategia da adottare su due versanti solo apparentemente distinti: l'energia, appunto, e i flussi migratori.Verso fine secolo con l'energia " pulita"? Sfida obbligata, ammoniscono gli scienziati. Perché se la macchina della ricerca non accelererà, la negligenza nel combattere il riscaldamento globale da CO2 avvierà il pianeta ad una fine irreversibile.Un grande monito dalla due giorni i corso a Roma. Ma anche un invito a vedere, in tutto ciò, i lati positivi. «L'impulso alla ricerca sulle nuove tecnologie energetiche può essere un fattore chiave per un nuovo sviluppo economico, sia per i paesi industrializzati sia per quelli emergenti» si leggerà nel documento finale già abbozzato dagli scienziati. Che lanciano i loro suggerimenti senza troppa paura di disturbare i politici e i loro opportunismi.Ecco ad esempio Guy Laval, dell'Accademia francese delle scienze. Le scorie nucleari sono oggi un problema risolvibile? No, dice senza mezzi termini lo scienziato del paese che più usa l'atomo elettrico. Le scorie, insieme ai pesantissimi investimenti necessari, rappresentano oggi i veri nodi del nucleare, insiste in una relazione anche il collega d'Accademia Jean Salencon. Ma ecco la soluzione: «il nucleare di quarta generazione potrà usarle queste scorie come nuovo combustibile. Teniamole lì, per ora rassegnamoci, e intanto acceleriamo al ricerca sulla nuova tecnologia che risolverà il problema» dice Laval. Il segnale, un po' imbarazzante,è duplice. Da una parte la meta della quarta generazione, magari tra qualche decennio, è raggiungibile. Dall'altra qualcuno potrebbe essere tentato di incrementare i depositi delle attuali scorie proprio in previsione di rivendersele un domani come carburante.Non meno laico è Lu Yongxiang, dell'Accademia delle scienze cinese. Proprio lui, che rappresenta il paese più ingordo di nuovo petrolio e di nuove centrali a carbone, traccia l'obbligo e l'opportunità di contenere il più possibile il ricorso ai combustibili fossili per sviluppare le rinnovabili, specie il solare termico e fotovoltaico. «In Cina abbiamo le condizioni migliori del pianeta» azzarda. E azzarda ancor di più quando disegna il nucleare del futuro: «grandi centrali assolutamente pulite ma anche microreattori a bordo delle auto e dei satelliti».

venerdì 13 marzo 2009

Energia: Acea-Gaz de France, ecco le ragioni del no

Il campo di battaglia sull'Acea ora si sposta dal ruolo dell'amministratore delegato,visto che Andrea Mangoni è ormai dimissionario, al futuro dei rapporti tra il socio di maggioranza, Comune di Roma, e il partner francese Suez-Gaz de France, socio con il 10 per cento. Tra i due continuerà a giocare un ruolo- chiave l'azionista privato italiano, Francesco Gaetano Caltagirone salito a circa l' 8% nel capitale di Acea, che si è fatto promotore dello stop deciso dal Comune ai nuovi accordi di joint-venture tra Acea e i francesi, dei quali l'ex a.d. Mangoni è stato fautore. Sul tavolo, allo stato attuale, ci sono due partite: la nomina del nuovo amministratore delegato, sulla scelta del quale i francesi pretendono di poter dire la loro. E il destino degli accordi. La settimana precedente al cda in cui si è dimesso, l'a.d. Mangoni ha illustrato il contenuto degli accordi al sindaco Alemanno. Una presentazione in cui sintetizza struttura e vantaggi dell'operazione. L'intesa avrebbe modificato l'attuale assetto di tre controllate dall'azienda: una relativa alla generazione elettrica, al 70 per cento francese e il resto Acea. E altre due jv, che si occupano di trading e vendita di energia, controllate al 50 per cento dai due partner.Lo schema dell'operazione, nell'ultima edizione (da giugno a oggi gli accordi sono stati migliorati a favore dell'Acea), prevede che l'azienda comunale ceda «la partecipazione detenuta in Acea Electrabel Produzione e Acea Electrabel Trading». Centrali elettriche e compravendita di energia passano a totale controllo francese. E ancora: «Acea Electrabel Elettricità incorpora Italcogim vendite», dove Italcogim è la jv tra Gdf e Pirelli sia sulle reti di distribuzione del gas che sulla vendita. «La società risultante dalla fusione (newco vendita) venderà in esclusiva elettricità e gas ai clienti finali (solo retail, esclusi i clienti industriali che passano sotto controllo francese, ndr)». Il suo controllo, oltre la nomina dell'a.d., spetterà all'Acea. Infine,è prevista la creazione di una newco distribuzione, di cui l'utility avrebbe il 75 per cento, in cui conferire la rete romana di distribuzione del gas, che Gdf riceverebbe da Eni, e le reti del gas di Italcogim.L'operazione avrebbe inoltre comportato un aumento dell'indebitamento di Acea tra i 300 e i 400 milioni necessario per controbilanciare il conferimento delle reti che Italcogim possiede in varie zone in Italia e dunque non cruciali per Acea. Il vantaggio sarebbe stato per la società capitolina un aumento del margine operativo lordo già nel 2009 del 5 per cento, da 658 a 691 milioni.Per l'azionista di maggioranza, la cui attenzione su certi aspetti è stata richiamata da Caltagirone già dall'estate scorsa, si tratta di accordi sbilanciati. Acea viene, da una parte, portata a cedere la partecipazione in attività che possono consentirle di contribuire a scegliere a quali prezzi comprare l'energia elettrica e il gas che distribuisce attraverso le sue reti. E questo al solo scopo di controbilanciare il peso dei nuovi asset che i francesi conferirebbero in Acea: la rete del gas e contratti di fornitura per 4 miliardi di metri cubi di gas che Gdf riceverebbe dall'Eni di Paolo Scaroni. Il Comune ha obiettato che l'operazione poteva essere fatta in altro modo: gli accordi esistenti prevedono infatti che se Acea o Electrabel avessero avviato attività nel gas avrebbero dovuto offrirne il 50 per cento in prelazione al partner. L'azienda può dunque decidere di comprare, ricorrendo all'indebitamento bancario, metà della proprietà della rete ed eventualmente dei contratti di gas portati da Gdf. Perchè, dunque, dover rinunciare alla proprietà delle centrali elettriche? Sulla strada degli accordi resta un altro ostacolo: la scadenza della concessione della rete romana del gas, prevista a fine 2009. Si dovrà andare a gara: se Acea perde, possedendo la rete, ha come prospettiva un contenzioso con il nuovo concessionario per ottenere l'indennizzo sulla perdita dell'asset. Se vince, sarà perchè in procedura di gara avrà offerto al Comune un canone maggiore rispetto a quello attuale, e dunque avrà ridotto la redditività della rete. Tutto questo ha come contropartita un incremento del Mol che, dedotti gli oneri per il maggiore debito, sarebbe di qualche milione di euro. (Dal Sole 24 Ore)

venerdì 6 marzo 2009

Acea, francesi di Suez-Gdf in campo

La risposta dei francesi di Suez-Gdf al ribaltone avvenuto alla romana Acea non si è fatta attendere. Il gruppo energetico transalpino, ha spiegato ieri il Ceo Gerard Mestrallet presentando i conti del 2008, ha confermato che l'Italia rimane un paese strategico, «con o senza» l'alleanza con la società capitolina. «Possediamo un numero di asset che ci consentono di costituire il terzo operatore nel-l'elettricità e nel gas dietro a Enel e Edison», ha sostenuto. Fatta questa premessa, Suez-Gdf rimane tuttavia in attesa di qualche spiegazione, ha aggiunto il numero due Jean-Francois Cirelli. Cioè di un chiarimento relativo alle dimissioni dell'amministratore delegato Andrea Mangoni, il manager che ha trattato per il possibile accordo, e alla sorte della bozza di intesa, messa in discussione dalla nuova amministrazione comunale di centrodestra e dal gruppo Caltagirone, socio di minoranza accreditato del 7% circa del capitale. L'occasione per esaminare il progetto potrebbe essere vicina se le voci sulla convocazione di un nuovo consiglio straordinario fissato per lunedì dovessero concretizzarsi. I rivolgimenti all'interno del consiglio di amministrazione di Acea potrebbero peraltro non esser terminati, visto che potrebbe dimettersi anche Piero Giarda, ex sottosegretario al Tesoro, una mossa che farebbe decadere l'intero board (Giarda avrebbe già lasciato il comitato di controllo interno).L'eventuale complicazione tuttavia sarebbe risolvibile, visto che al Comune, forte del suo 51%, non resterebbe che convocare un'assemblea per i necessari rinnovi.Tutte conseguenze della decisione di estromettere l'amministratore delegato che non hanno giocato a favore del titolo, che ieri in Borsa, dopo qualche giorno di forti ribassi ha chiuso in leggero rialzo (+0,76%).Per Acea la situazione diventerebbe un po' più difficile se l'asse strategico con i francesi venisse smantellato. Nel frattempo potrebbe essere messo in discussione il destino di Romana Gas, ceduta dall'Eni di Paolo Scaroni ai francesi nell'ambito dell'acquisto Distrigaz. Senza l'ok al cambio di proprietà del Comune di Roma (il concessionario) l'asset, valutato 1,1 miliardi di euro, potrebbe addirittura tornare in mano all'Eni-Snam rete gas, che dovrebbe trovare contropartite per ricompensare Suez-Gdf. (Dal Corriere della Sera)