venerdì 27 febbraio 2009

Aumenta la richiesta di benzina, petrolio ai massimi da un mese

Hanno preso il volo ieri le quotazioni del greggio sui mercati mondiali. A metà mattinata il prezzo spot del barile Wti aveva raggiunto 44,5 dollari sul Nymex, il livello più alto dell'ultimo mese, segnando un rialzo del 6,6%. A sostenere le quotazioni sono stati due fattori. Anzitutto i dati pubblicati ieri sugli stock di petrolio negli Stati Uniti: gli analisti infatti sono rimasti sorpresi dai dati sulle riserve diffusi il giorno prima, che hanno evidenziato una flessione di 3,3 milioni di barili negli stock di benzina, a fronte di un contempooraneo incremento della domanda dell'ordine dell'1%, quando si attendevano invece un valore in linea con quello della settimana precedente. Tanto che il contratto future sullo stesso Wti (varietà light sweet crude) con consegna ad aprile, ha aperto con un rialzo di 1,14 dollari, attestandosi 43,64 dollari. Il secondo fattore alla base dell'impennata dell'oro nero sono le pressioni del Venezuela sugli altri membri dell'Opec affinché trovino un'intesa su una nuova riduzione della produzione di greggio perché, ha spiegato il ministro del Petrolio, Rafael Ramirez, «il significativo surplus dell'offerta indebolisce i corsi». (Da Mf)

Edison coinvolge anche la Bulgaria con il gasdotto Itgi

Edison includerà la Bulgaria nel progetto per il gasdotto Itgi che collegherà la Turchia al Sud Italia tramite la Grecia. A rivelarlo è stato ieri il presidente dello Stato dell’Est, Georgi Parvanov, in occasione della visita ufficiale del premier italiano Silvio Berlusconi. «Riteniamo molto interessante l’offerta che ci è stata proposta da Edison per il tratto di interconnessione con la Grecia e speriamo in una partecipazione intensa da parte delle società del settore italiane, compresa l’Eni di Paolo Scaroni con il suo South Stream, che porterà grossi quantitativi di gas per l’intera Europa. (Da finanza & Mercati)

giovedì 26 febbraio 2009

Benzina, consumi Usa in rialzo

Le indicazioni che provengono dai mercati del greggio e dalle statistiche americane lasciano vedere qualche segnale incoraggiante, nella direzione di una maggior stabilità delle quotazioni.La novità principale è la ripresa dei consumi di benzina negli Stati Uniti. Nelle ultime quattro settimane la domanda Usa di carburante è arrivata a 8,99 milioni di barili/giorno, in aumento dell'1,7% rispetto a un anno prima, quando i prezzi alla pompa avevano già iniziato a incidere sull'atteggiamento degli automobilisti.Nelle statistiche del Dipartimento americano dell'Energia, gli stock commerciali di benzina la scorsa settimana sono calati di 3,4 milioni di barili, più del previsto, mentre le scorte di distillati sono aumentate di 800mila barili, quasi a segnalare un ideale passaggio del testimone: nel 2008 a guidare il mercato era il gasolio, mentre ora sembra che in cabina di regia possa tornare la benzina. Neutro il dato sul greggio, le cui scorte negli Usa sono salite di 700mila barili, mentre l'utilizzo della capacità di raffinazione è all'81,4%, un dato in calo dello 0,9%, ma da considerare tuttavia abbastanza elevato in questa fase della stagione.La flessione delle importazioni americane di petrolio sembra invece confermare l'effettiva stretta dei rubinetti dell'Opec.Dopo itagli produttivi decisi indicembre e un notevole ritardo nella loro implementazione, almeno da parte di alcuni Paesi del Cartello, oggi le cifre avvicinano al 100% l'adesione alle nuove quote. Lo dice il calo dell'import Usa, ma lo dice anche il basso livello dei noli per le petroliere.I "falchi"dell'Organizzazione restano però intenzionati a proporre una nuova stretta dei rubinetti al meeting in calendario il 15 marzo a Vienna. Stretta che nella pratica, almeno ultimamente, viene rispettata soprattutto dalle "colombe", come Arabia saudita e Kuwait. Il ministro venezuelano delle Finanze, Alì Rodriguez, ha ammesso ieri che la discesa dei prezzi forse si è fermata, ma ha anche aggiunto che resta una «sgradita instabilità», da contrastare con un ulteriore taglio dell'offerta. (Dal Corriere della Sera)

Sul Tag il governo stoppa la Kroes

Silvio Berlusconi ha detto il suo non possumus alla Commissione europea. L'Italia non permetterà che venga imposto all'Eni di cedere il gasdotto Tag come vorrebbe il commissario alla concorrenza Neelie Kroes. Ieri il ministro delle Politiche Comunitarie, Andrea Ronchi, ha spedito una nuova lettera indirizzata direttamente alla Kroes (dopo quella recapitata a Manuel Barroso) firmata da Silvio Berlusconi e dal ministro delle Attività produttive Claudio Scajola. Nella missiva Berlusconi ha ribadito che il gasdotto Tag controllato dall'Eni viene considerato dal governo italiano una questione di sicurezza nazionale. E in base a una sentenza della Corte di giustizia europea, un governo può legittimamente impedire la vendita di un'infrastruttura che considera strategica per la sua sicurezza. Proprio il caso del Tag, la cui dismissione indebolirebbe la posizione del paese nei confronti dei fornitori come la Russia. Se da un lato Berlusconi ha mostrato i muscoli, dall'altro avrebbe lasciato una porta aperta alla Kroes per risolvere in modo onorevole la questione dell'indagine aperta nei confronti del Cane a sei zampe (e di altri operatori) per abuso di posizione dominante. Come aveva proposto direttamente l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, al commissario europeo per la Concorrenza sarebbe stata prospettata una separazione funzionale del gasdotto Tag, con alcune misure considerate strutturali, come la separazione in due società una per la vendita dei diritti di trasporto e una per l'esercizio degli stessi L'Eni, insomma, manterrebbe la proprietà dell'asset strategico, ma con meccanismi di garanzia nella gestione che possano far superare al Cane a sei zampe gli addebiti mossi dalla Commissione durante l'indagine. L'Italia, ha spiegato ieri il ministro delle Politiche comunitarie Ronchi, «ha il diritto-dovere di difendere l'interesse superiore nazionale nell'approvvigionamento energetico», e quindi il governo «non consentirà a nessuno di mettere a repentaglio la propria sicurezza nazionale, che è anche sicurezza degli approvvigionamenti». Un ragionamento che, secondo il ministro, vale anche per i gasdotti dell'Eni che passano per l'Austria, entrati nel mirino della Commissione europea. (da MF)